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Se si osservano i cambiamenti del sistema scolastico degli ultimi 150 anni, a differenza di quanto accade prendendo in esame infrastrutture e tecnologie, non si percepiscono cambiamenti sostanziali. Eppure gli strumenti per cambiare la famigerata “didattica frontale” e trasformarla nel cosiddetto “e-learning” ci sono già, sono open source e, soprattutto, sono gratuiti. Dovremmo soltanto conoscerli un po’ meglio ed imparare ad apprezzarli. 

  1. GOOGLE CLASSROOM

A differenza delle altre applicazioni, quasi sconosciute, questa sta acquisendo sempre maggiore visibilità e, come tutti i prodotti Google, ha un ottimo interfaccia, davvero intuitivo. 

  1. CLASSROOM

Non poteva mancare ovviamente la risposta di Apple che, ormai da qualche anno, si impegna nel dare annualmente il proprio contributo per l’istruzione e l’educazione mondiale. Il software sviluppato dall’azienda di Cupertino è efficace e, come prevedibile, ha una grafica impeccabile. 

  1. SOCLOO

Il sito sviluppato dall’imprenditore Andrea Armellini è stato pensato e sviluppato solo ed esclusivamente per la scuola digitale italiana. Per il momento però sono solo una ventina i licei che si sono affidati al sistema. 

  1. MOODLE

Questa è probabilmente la più complessa tra le piattaforme viste finora. Moodle offre infatti una maggiore libertà per personalizzare il sito a proprio piacimento. Per apprezzarlo a pieno è quindi necessario fare prima un po’ di pratica. 

 

  1. ELIADEMY

 

Eliademy, contrariamente agli altri, ha creato oltre alla versione “open”, in cui gli studenti possono solamente caricare o condividere il materiale presente nell’archivio dell’app, anche quella “premium” all’interno della quale gli utenti possono essere seguiti da un tutor o accedere a corsi privati. 

In attesa del famigerato Iphone 8 (oppure iPhone X, per la cadenza decennale del suo anniversario) l’analista Ming-Chi Kuo ha da poco diffuso il suo ultimo bollettino firmato KGI Securities che anticipa ai suoi clienti le possibili caratteristiche del nuovo top di gamma di Apple in arrivo nel 2017. 

 

 

Uno dei primi rumors parla dell’implementazione del nuovo schermo OLED con tecnologia edge-to -edge flessibile, capace di ricoprire l’intera superficie dello Smartphone andando a creare uno schermo bordless (senza bordi visibili). L’implementazione di tale schermo comporterà a Apple il cambio dell’attuale 3D Touch (il sensore di pressione per creare delle shorcut nelle applicazioni) per passare al sensore FPCB (Flexible Printed Circuit Board) un sensore di pressione a film" con un supporto di metallo sottostante, così da assicurare maggiore sensibilità al tocco e resistenza alla pressione.

Secondo l’analista di KGI, gli ingegneri di Apple secondo i brevetti depositati in questi anni, sono riusciti ad implementare un sensore ottico per la rilevazione delle impronte digitali nello stesso pannello OLED così da poter sbloccare il dispositivo in qualunque parte dello schermo.  Ming-Chi Kuo suppone inoltre una collaborazione tra sensore ottico del pannello OLED e l’utilizzo di un riconoscimento facciale grazie alla camera anteriore dello smartphone, così da creare un perfetto riconoscimento biometrico dello stesso utente, tutto rigorosamente custodito nel chip del telefono e lontano dall’essere caricato sull’account personale dell’utente in iCloud. 

Oltre alle novità che potrebbero arrivare su iPhone 8, non analizzate nel report ma presenti in moltissimi rumor, vi sono la ricarica wireless che finalmente permetterà di rivoluzionare il concetto di ricarica che Apple sta cambiando dalla implementazione del cavo “lightning", la certificazione IP68 (sigillato e resistente all'ingresso di acqua e possibilità di immersione fino a 3m) e il telaio in acciaio Inox. Il keynote di presentazione è ancora lontano ma rumor e indiscrezioni dell’ultimo minuto ci faranno compagnia fino a giugno.

Alain Thébault e Anders Bringdal hanno avuto un’idea alquanto rivoluzionaria per migliorare i problemi di spostamento e trasporto all’interno della città di Parigi. Hanno pensato a un’idea per utilizzare un elemento fondamentale, che loro hanno considerato una fonte di opportunità: l’acqua.

Il nome di questo nuovo e futuristico mezzo di trasporto sarà Sea Bubbles, e molte importanti aziende produttrice di software e apparecchiature di questo genere si sono proposte di investire il proprio denaro su questo che sembra un gran progetto. Questa costruzione a forma di bolla si librerà sull’acqua all’altezza di circa due pollici dalla superficie del fiume e potrà trasportare all’incirca 5 persone con autista incluso; avevano pensato anche ad un progetto di guida autonoma, che ancora purtroppo non è possibile. Secondo i fondatori della startup, sarà presentata al Las Vegas Consumer Electronics Show, a gennaio 2017. Inoltre codesto grande progetto è considerato anche come una rivoluzione che potrebbe risolvere il problema dell’inquinamento, poiché è previsto inoltre un sistema di alimentazione ad energia solare per essere sempre più sostenibile e rispettoso dell’ambiente, e del traffico che porta un numero abbastanza elevato di co2, che però sarà ridotta da questo sistema di trasporti simili agli aeroplani, poiché come ha detto il cofondatore Alain Thébault, volerà sull’acqua con “delle ali” come gli aeri si librano nel cielo. Le ali sotto la barca solleveranno il veicolo dall'acqua, riducendo in modo significativo la resistenza e permettendo alla vettura di galleggiare 70 centimetri al di sopra della superficie del fiume.

Il progetto ha suscitato l’interesse di aziende come Tesla, Google e Uber. Dopo un primo round di finanziamenti di 500mila euro sostenuto anche dal fondo di BPI del Governo Francese se ne prevede un altro entro fine agosto. Inoltre, nelle intenzioni dei suoi ideatori, dovrà essere accessibile a tutti: “Attraversare Parigi sulla Sea Bubble costerà meno di un viaggio in taxi”, assicurano. Sea Bubble ha attirato l'attenzione anche del giornale Le Parisien, che scrive "L'obiettivo è quello di proporre un nuovo mezzo di trasporto ecologico e ricaricabile con pannelli solari, turbine e eliche. L'inventore Alain Thebault vuole anche che sia accessibile: 'Attraversare Parigi sulla Sea Bubble costerà meno di un viaggio in taxi'". Il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, ha inoltre chiesto all'inventore, velista di professione, di testare 5 prototipi sulla Senna, in primavera.

 

La terza edizione del convegno di classe capovolta si terrà a Roma il 24 febbraio 2017 all’auditorium del Massimo. Sarà aperto a quasi mille insegnanti provenienti da tutta Italia, i quali prederanno parte al meeting chiamato “imparare ad imparare- equipaggiati per il futuro”.

Tra i relatori vi sarà Jon Bergman, maestro della flipped classroom. Sarà una giornata dedicata a fare lezione in maniera molto diversa da come attualmente si fa: senza interrogazioni e cercando di rendere le lezioni più coinvolgenti e meno noiose. Adottando questo nuovo modello di studio la mattina i ragazzi sarebbero coinvolti in attività laboratoriali o di gruppo mentre il pomeriggio l’insegnante metterebbe a loro disposizione le proprie lezioni in formato video. Si sta diffondendo sempre di più l’esigenza di adottare questo tipo di modalità di insegnamento perché con l’avvento di internet gli interessi dei ragazzi si sviluppano fuori dall’ambiente scolastico. Il “sapere”, prima trasmesso ed acquisito solo dall’insegnante ed attraverso questi, ormai lo si può comprendere anche tramite internet, facendo così sembrare il lavoro dei docenti superfluo. Sappiamo che così non è, sappiamo anche quanto sia importante il ruolo del docente in questa modalità di insegnamento. Quello che però piace è che saranno gli studenti a mettere in atto, in base alle loro capacità, delle ricerche di informazioni tali che essi sappiano già l’argomento che verrà presentato a lezione, così il docente potrà fornire ulteriori chiarimenti senza dare informazioni già note ai ragazzi. L’insegnamento capovolto si basa sul fatto che le capacità cognitive di un ragazzo si possono sviluppare guardando video, podcast o leggendo testi proposti dagli insegnanti. In questo modo la lezione avviene a casa con l’utilizzo dei materiali didattici online e lo studio viene spostato a scuola, dove si può lavorare in gruppo o con un tutor accanto. In questo modo le lezioni metteranno in risalto oltre che le doti intellettive del ragazzo anche quelle più creative.  

“È l’opportunità per noi docenti di parlare delle cose belle, delle cose possibili, delle che funzionano.” Barbara Riccardi, unica finalista italiana del Global Teacher Prize 2016, spiega così l’importanza di questo premio “che dà quindi valore al ruolo docente non soltanto al livello professionale, ma anche sociale.”

La competizione, promossa dalla Varkey Foundation (organizzazione no-profit fondata per migliorare gli standard educativi dei bambini meno privilegiati al mondo), si compone di tre fasi: l’apertura delle candidature (da Giugno a Ottobre), l’annuncio dei 50 finalisti (intorno alla metà di Dicembre) che verranno poi ridotti a 10 (a Febbraio) e infine la celebrazione (nel mese di Marzo, a Dubai) della Global Education and Skills Forum in cui, una giuria composta di docenti e professionisti di tutto il mondo, eleggerà l’insegnante vincitore tra quelli candidatisi consegnandogli un premio in denaro pari ad un milione di dollari; quest’anno tra ottomila persone è stata scelta la maestra di un campo profughi di Betlemme, Hanan Al Hroub.

A partire da quest’anno il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha deciso di gemellare a questo premio l’“Italian Teacher Prize”, mettendo a disposizione 170mila euro per i vincitori (50mila euro andranno per il primo posto mentre i restanti 120mila saranno divisi equamente tra i 4 finalisti).

Dal 1 Luglio al 18 Ottobre 2016 presso il portale nazionale www.italianteacherprize.it è stata infatti data la possibilità a tutti i docenti attualmente in servizio presso le scuole primarie e secondarie di I e II grado (statali e paritarie) di candidarsi (o esser candidati) per partecipare alla gara, compilando un semplice modulo sul sito. Successivamente una commissione interna al MIUR ha valutato le proposte presentate stilando una classifica di 50 finalisti a cui è stato inviato del materiale per completare ulteriormente il profilo di ciascun professore; di modo che il 15 Dicembre 2016 la giuria presieduta dalla Presidente della Rai Monica Maggioni e composta da Eraldo Affinati (scrittore), Cristiana Capotondi (attrice), Gianrico Carofiglio (scrittore e politico) e Nando Dalla Chiesa (scrittore, sociologo e politico), non esiterà a scegliere la figura che, come ha detto la prof.ssa Riccardi, “con i giusti valori e le buone pratiche contribuisce quotidianamente alla formazione dei cittadini di domani.”

Due prove scritte nazionali, una di italiano e l’altra a seconda dell’indirizzo di studi intrapreso dallo studente, via la terza prova e la tesina, la commissione d’esame torna interna e il percorso dell’alternanza scuola-lavoro, cominciato nel triennio, entra a far parte della valutazione finale. Questo è quanto riporta la legge delega sulla valutazione, contenuta nella “Buona Scuola”, che il Governo ha messo a punto di recente e che sarà varata a breve. Obiettivo della legge è quello di alleggerire in qualche modo l’esame di stato valorizzando maggiormente il percorso di studi che lo studente ha seguito nell'arco del triennio, insieme con gli stage e le attività extracurriculari più che la prova in sé.

Tra le novità contenute nella riforma c’è l’introduzione delle prove invalsi di italiano e matematica che si svolgeranno durante il quarto anno e che avranno però un ruolo determinante per l'ammissione all'esame di stato. Cambia, inoltre, la griglia di attribuzione dei crediti acquisiti nel corso del triennio: diminuisce l’incidenza del voto finale in pagella e aumenta quella dell’alternanza scuola-lavoro che diventa parte integrante del colloquio orale. Al posto della tesina, infatti, gli studenti presenteranno un progetto che rispecchierà il lavoro svolto durante i tre anni di alternanza scuola-lavoro. Il tutto sarà presentato ad una commissione che tornerà ad essere composta interamente da commissari interni ad eccezione del presidente di commissione che sarà esterno. Ciò è stato proposto affinché i maturandi si trovino di fronte ad una commissione nella quale siedono professori interni alla classe che conoscono e con i quali hanno studiato negli anni, evitando così, che a determinare il voto finale di un percorso di studi durato cinque anni, siano dei commissari esterni alla scuola che non conoscono lo studente o il programma realmente svolto durante l’anno.

La terza prova, che in passato aveva sollevato polemiche a causa della variabilità a seconda dell’indirizzo di studi, scuola e classe, in virtù della quale la maggior parte degli studenti poi conseguivano risultati negativi, passa in archivio. Resteranno due prove scritte nazionali di cui una di italiano e l’altra caratterizzante l’indirizzo di studi (matematica o fisica al liceo scientifico e latino al liceo classico).

L’esame di maturità con le sue dinamiche e i suoi criteri di valutazione, spesso contestati ma poi mai realmente modificati, si prepara dunque ad una vera e propria rivoluzione. Il Miur fa sapere che la legge delega sulla valutazione scolastica è ancora una bozza e che, per i tempi previsti, non sarà applicabile all’anno scolastico in corso. Al contrario, rimane incertezza per quanto riguarda l'esame di stato che gli studenti dovranno affrontare nel 2018 che, se sarà varata la riforma, si troveranno di fronte ad una Maturità del tutto nuova rispetto a quella che oggi conosciamo. Per il momento nulla di definitivo, precisa il Miur. 

-Educazione e cultura un binomio per coinvolgere ed aggregare oggi Roma quanto aggrega?                    

-Roma, soprattutto nelle periferie dove abito, aggrega poco. Il municipio 6° è il municipio più giovane di tutta Roma ed è uno dei pochi che non ha una biblioteca o un centro culturale importante, neanche a Tor bella monaca che è uno dei quartieri più degradati dove servirebbe,visto che l’unico polo culturale è la scuola e come sappiamo bene le scuole sono messe in una situazione ben peggiore di Tor bella monaca.

-Tor più bella nasce in un quartiere di periferia ma che coinvolge l’intera città è un esperimento di rete sociale?                    

-Si, è una rete sociale perché noi comunque abbiamo cominciato a vivere il palazzo, conoscere le persone che vi abitano e le realtà del quartiere che, sia per colpa nostra che per colpa loro, era difficile da conoscere ma stiamo soprattutto allargando gli orizzonti. Abbiamo conosciuto professori dell’universtià come della Sapienza di Tor Vergata proprio perché attivandoci nel sociale abbiamo capito che già c’era una rete e stiamo cercando di entrare sempre meglio all’interno di essa.

-Da dove nasce l’idea di creare il comitato Parco Giovannipoli?                 

-Il comitato nasce nel marzo del 2013 perché il parco Giovannipoli era un’ area verde totalmente abbandonata, con erba che superava i cestini,era impossibile fruirlo e portarci bambini o animali a quattro zampe  e 6 persone che in qualche modo giravano intorno a quel parco e non si conoscevano si sono incontrate e hanno deciso di creare questo comitato con l’obbiettivo di rendere un parco totalmente inutilizzato  in un parco nuovamente fruibile e, quello che abbiamo iniziato a fare dal 2013, lo stiamo portando avanti                    

-Quindi non è stato difficile trovare persone con cui lavorare?                

-Diciamo che nelle fasi acute, ovvero quando c’è il problema, è molto semplice. Il vero problema è mantenerlo, perché quando un parco torna ad essere pulito la gente diventa meno attaccata al bisogno di fare quell’azione. Quindi possiamo dire che la difficoltà di coinvolgere i cittadini, dai più giovani ai più anziani, c’è sempre, ma dato che noi siamo lavoratori non abbiamo moltissimo tempo da dedicarci, ma ce la caviamo 

-Cosa vi spinge ancora a continuare?                

-Dovresti venire nel nostro parco, vedere quant’è bello oggi e capiresti perché continuiamo. Le aree verdi  sono dei luoghi preziosi  per bambini, animali, per tutti gli esseri viventi ma soprattutto per una città. Soprattutto per una città inquinata come Roma. Questi parchi dal punto di vista ambientale sono come dei polmoni, ma permettono anche momenti di svago, relax, lettura e socializzazione, e far tornare a far svolgere tutto questo nuovamente ad un parco dà un valore aggiunto al quartiere e una nuova opportunità per i cittadini che ci vivono

Una nuova mappa del globo terrestre Made in Japan prenderà il posto della famosa mappa di Mercatore, da sempre presente sugli atlanti di tutto il mondo. La mappa attuale fu disegnata per la prima volta dal cartografo fiammingo Gerardus Mercator nel 1569. La cartina è stata poi più volte aggiornata a seconda dei cambiamenti geopolitici degli ultimi cinque secoli anche se, fino ad oggi, ha mantenuto una struttura di base identica all’originale.

La nuova “Autograph World Map” è stata realizzata dall’architetto giapponese Hajime Narukawa ed è stata insignita pochi giorni fa del “Good Design Award” dal Japan Institute of Design Promotion (che da oltre cinquant’anni premia i migliori prodotti di design del Giappone) «per il grado di precisione e proporzione col quale mari e terre emerse risultano su carta rispetto alla realtà». Sulla vecchia mappa basata sulle proiezioni di Mercatore, la Groenlandia risulta avere le stesse dimensioni del continente africano, mentre sulla nuova mappa l’Africa risulta essere ben quattordici volte più grande della Groenlandia. L’Antartide, da sempre raffigurata come un grande continente che copre la parte più a sud del pianeta, è adesso più piccolo di tutti gli altri continenti ad eccezione dell’Europa e dell’Australia.

Mappa del globo terrestre realizzata da Hajime Narukawa: “Autragraph World Map”

 

Per aggiornare quelle che riteneva essere le principali inesattezze della vecchia cartina, Narukawa ha inventato “Autograph”, un particolare metodo che gli ha permesso di rappresentare tutte le superfici terrestri e marine nel modo più accurato possibile. Il risultato finale è stato ottenuto dividendo la superficie sferica del globo terrestre in 96 aree, poi trasferite su un tetraedro, successivamente appiattito in una rappresentazione bidimensionale.

Sebbene la nuova mappa del mondo realizzata da Narukawa non rappresenti perfettamente le reali dimensioni delle superfici terrestri e marine del nostro pianeta, conserva tuttavia il merito di mettere in una nuova prospettiva la nostra visione del mondo. L’ “Autograph World Map” viene attualmente utilizzata in quasi tutte le scuole del Giappone. Chissà che non si adotti presto nelle scuole di tutto il mondo.

Il sistema di Blockchain, catena di blocchi, è un database che sfrutta la tecnologia peer-to-peer, formato da diverse entità capaci di organizzarsi da sole senza bisogno di un sistema centrale che le controlli. Questo meccanismo è utilizzato soprattutto nella Bitcoin, la valuta elettronica inventata nel 2009 da Satoshi Nakamoto: si registrano tutte le transizioni effettuate, con l'importo, il destinatario e il mittente. È molto sicuro perché appena il sistema registra una transizione in un “blocco” passa subito a quello seguente, senza dare l'occasione a eventuali hacker di cancellare i dati relativi al passaggio di denaro virtuale appena compiuto.

 

 

La Blockchain può essere utilizzata non solo nell'ambito del Bitcoin. Ad esempio, se due macchine senza pilota umano, ma virtuale (già state inventate ma che circoleranno abitualmente tra qualche anno), si tamponano, e sono registrate in Blockchain, il sistema elabora la dinamica dell'incidente in base ai dati forniti dalle macchine stesse. Una trasmette che il suo faro destro è rimasto danneggiato, l'altra che invece il faro sinistro è rotto; allora Blockchain ricostruisce l'accaduto, stabilisce chi ha sbagliato, manda un messaggio alla macchina “colpevole” e al suo proprietario con il contenuto che hanno pagato una multa di 5 bitcoin. Così facendo si è risparmiato tempo e ogni macchina può tornare per la sua strada.

Blockchain ha anche altri utilizzi: ad esempio, se desidero che una piccola parte delle tasse che pago (in bitcoin) vada al fondo per i terremotati, essa confluirà in una cassa virtuale (“terremoto in centro Italia”). Io posso sapere, grazie al sistema della Blockchain, dove sono finiti i bitcoin da me pagati, posso sapere se sono finiti nelle tasche di qualcuno o se con quelli è stata costruita una tenda per i terremotati. In questo modo nessuno può prendere nemmeno una piccola parte dei bitcoin che io ho pagato in tasse per utilizzarli a scopi personali.

Ecco quindi i molteplici utilizzi della tecnologia Blockchain, il cui utilizzo si può estendere anche al ramo finanziario: secondo un report di InnoVentures, si potrebbero risparmiare in commissioni bancarie dai 15 ai 20 miliardi di dollari entro il 2022, grazie all'incidenza sulle transazioni.

 

Inoltre, registrandoli, si possono gestire i propri dati medici, le cartelle cliniche ed i pagamenti in fatture; questo faciliterebbe la condivisione di informazioni cliniche con medici e ospedali. 

Lo scorso 15 novembre a Milano è stato presentato il Rapporto Cerved 2016, pubblicazione annuale che analizza lo stato economico-finanziario delle Piccole e Medie Imprese (Pmi) italiane. Il rapporto, presentato in occasione del meeting annuale Osservitalia, è stato realizzato da Cerved S.p.A, primo Information Provider in Italia e una delle principali agenzie di rating in Europa. Nel 2015, rivela il rapporto, il numero delle Piccole e Medie Imprese è arrivato a quota 137 mila, registrando un incremento dello 0,4% rispetto al 2014. Di queste, 112.378 rientrano nella categoria di “piccola imprese” mentre 23.736 sono “medie imprese”, secondo la classificazione stabilita dalla Commissione Europea. (vedi note)

Le Pmi, secondo Cerved, rappresentano il 22% di tutte le imprese che hanno depositato un bilancio positivo e danno oggi lavoro a circa 3,8 milioni di persone, di cui 2 sono occupati nelle piccole imprese. Tutti gli indicatori delle Pmi italiane sono favorevoli, ci dice Cerved, in primis i ricavi che nel 2015 hanno registrato un aumento del 3,1% rispetto al 2014. Nel 2015 è poi calato del 20% il numero delle imprese fallite rispetto al 2014 e lo stesso andamento si è registrato nei primi mesi di quest’anno (-15% delle imprese fallite rispetto al 2014). È migliorato, inoltre, il livello di rischiosità medio: nel 2015 il 51,5% delle Pmi ha avuto un profilo “solvibile” (nel 2014 era il 48,3%) mentre il 16,6% ne ha avuto uno “rischioso” (nel 2014 era il 17,7%). Nonostante la ripresa in corso, fa sapere Cerved, i livelli di produttività pre-crisi risultano essere ancora lontani. Questa perdita di produttività è, secondo molti osservatori, anche sintomo di una scarsa capacità da parte delle imprese italiane di investire in innovazione.

A tal propositivo, dal 2012 ad oggi, sono state introdotte una serie di norme, da parte dei governi, per favorire la nascita e lo sviluppo di startup, con una serie di benefici amministrativi e fiscali alle nuove aziende che soddisfano alcuni requisiti come gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S), presenza di dottorandi nel personale e brevetti, che possono così essere iscritte ad una sezione speciale del Registro delle Imprese. Oltre a Pmi e startup iscritte alla sezione speciale (circa 7 mila imprese), esistono migliaia di altre aziende che, pur producendo prodotti e servizi innovativi, non compaiono sui registri ufficiali. Da una ricerca realizzata da Cerved è emerso che esistono 6mila startup e 4 Pmi, oltre a quelle iscritte ai registri ufficiali. La ricerca ha, inoltre, diviso le startup e le Pmi innovative in otto aree tematiche : mobile&smartphone (circa 4 mila startup e Pmi innovative), ecosostenibilità (2500), biotecnologie (circa 2 mila), software e Internet of Things (1.700), modellazione 3D (mille), big data e app (poco meno di mille), R&S (415) e ingegneria (289). Da questa ricerca Cerved ha tratto una mappa dell’innovazione italiana che indica il numero di startup e Pmi presenti sul territorio nazionale.  

Dalla mappa emerge il tipico divario tra le regioni del Nord e del Sud Italia con la sola eccezione di Cagliari, storicamente una realtà importante per l’innovazione digitale. In particolare, oltre un quarto delle imprese innovative ha sede a Milano (circa 2.675 tra startup e Pmi) e a Roma (3274). Seguono Torino con 798, Napoli con 520 e Bologna con 450. Trento risulta essere la provincia più innovativa per numero di startup presenti sul territorio e seconda per numero di Pmi innovative. Seguono Trieste, Ancona e Pordenone. Concentrandosi invece sui singoli settori si scoprono realtà interessanti anche nel Mezzogiorno. Isernia e Potenzia, ad esempio, per le biotecnologie, Enna per l’ecosostenibilità, Oristano per l’ingegneria, Crotone per la stampa 3D, Cosenza per ricerca e sviluppo, Campobasso per l’Internet of things.

Nei prossimi anni, fa sapere il Cerved, gli indicatori economici dovrebbero continuare ad essere positivi, in linea con le stime Ocse che prevedono un aumento del Pil pari allo 0,8% per il 2016 e dello 0,9% per il 2017. In base a questo scenario, il rapporto Cerved prevede una graduale accelerazione del fatturato e del valore aggiunto delle Pmi che aumenteranno rispettivamente del 4,2 e del 5,2% al 2018.

 

Note:

Classificazione delle Pmi stabilita dalla Commissione Europea:

Le “piccole imprese” devono avere meno di 50 dipendenti e devono avere un fatturato che non superi i 10 milioni di euro all’anno. Le “medie imprese” devono avere meno di 250 dipendenti e devono avere un fatturato che non superi i 50 milioni di euro all’anno.

Il Black Friday è un occasione puramente commerciale [il 25 novembre], dove negozi e magazzini fanno grandi sconti sulla loro merce. Questa festività viene dopo il giorno del ringraziamento. Questo evento oltre a essere molto atteso dalla popolazione è anche molto ambito dai finanziari e dai borsisti, per via delle grandi entrate di denaro che vengono registrate.

Molte persone aspettando questo evento restano fuori tutta la notte in attesa dell’ apertura del negozio. Per far capire quanto denaro viene speso in questo giorno basta prendere un dato del 2013, dove in un solo giorno, ottanta milioni di persone hanno speso 57,4 miliardi (per fare un paragone, è come se tutta la popolazione della Germania fosse andata a fare shopping nello stesso giorno).

Il nome proviene dalla città di Filadelfia e dovrebbe significare il grande caos e il traffico che c’è in quei giorni. È inoltre chiamato Black Friday per una tradizione, ovvero le annotazione e i conti trascritti sui libri dei notai passano dal rosso (che simboleggia il calo e le perdite) al nero (che simboleggia i guadagni).

Il Cyber Monday è semplicemente il lunedì dopo il Black Friday, dove venditori online, tra cui ovviamente Amazon, fanno grandi sconti sui prodotti elettronici. In particolare Amazon in questa settimana ha fatto grandi offerte su prodotti ogni 5 minuti, ci sono state più di 10.000 offerte e sconti arrivati fino al 40%, con una media di circa sette ordini al secondo. Oltre Amazon anche le compagnie aere Ryanair e EasyJet hanno sfruttato il Black Friday per offrire grandi sconti su viaggi e biglietti aerei.

 

Questi siti hanno riscosso molto successo perché la tecnologia sta diventando parte integrante della nostra vita. Infatti si è registrato un calo nella visita nei negozi fisici del 3,5%.

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