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Acqua: c'è chi spreca e chi non ne vede una goccia

L’acqua presente sul nostro pianeta occupa circa un miliardo e mezzo di chilometri cubi. Tuttavia, solo il 3% di essa è considerata dolce o potabile mentre il rimanente 97% è costituito da acqua non potabile (vedi figura 1). Tenendo conto che l’acqua dolce è presente soprattutto come acqua sotterranea o immagazzinata nei ghiacciai e nelle calotte polari (2,5%), la percentuale di quella realmente disponibile scende allo 0,5%.

Fig 1. Ripartizione dell'acqua nel mondo. Fonte: World Business Council for Sustainable Development

Se fosse gestita in modo sostenibile l'acqua potabile disponibile sul nostro pianeta sarebbe sufficiente per tutta la popolazione mondiale. Tuttavia, secondo l'ultimo rapporto del World Water Council, ancora oggi oltre un miliardo di persone non ha accesso a fonti d'acqua sicure e altri 2,6 miliardi di persone vivono in condizione di grande precarietà privi di servizi igienico-sanitari di base. I paesi più colpiti dalla carenza d'acqua dolce sono in Africa (Guinea Equatoriale, Angola, Ciad, Mozambico, Repubblica Democratica del Congo e Madagascar), Asia (Papua Nuova Guinea e Afghanistan) e America Latina. Come se ciò non bastasse secondo un rapporto di UNICEF e OMS, realizzato nell'ambito del JMP (Joint Monitoring Programme for Water Supply and Sanitation), nel 2030 la domanda mondiale d'acqua aumenterà del 50%. I settori che oggi consumano più acqua sono l'agricoltura, l'industria e i servizi (vedi figura 2)

Fig 2. Consumi mondiali d'acqua per settore. Fonte: World Business Council for Sustainable Development

In Europa, così come nel resto del mondo le abitudini alimentari e il cambiamento climatico hanno un impatto fortemente negativo sull'uso dell'acqua. In Italia, ad esempio, secondo un studio realizzato dall'ENEA, ogni persona consuma in media 162 litri d'acqua al giorno (vedi figura 3).

Fig 3. Percentuali di consumo d'acqua in Italia. Fonte: studio ENEA

Per quanto riguarda la filiera alimentare, i consumi d'acqua più elevati si registrano nella produzione della carne. Poi a seguire formaggi, riso, uova, legumi, pane, frutta e ortaggi (vedi figura 4). E' stato calcolato che in Occidente l’acqua utilizzata per bere sia pari a quattro litri giornalieri tra quella che si beve direttamente e quella che si assimila con il cibo che mangiamo. Per produrre la quantità media di cibo che costituisce la nostra dieta quotidiana si stimano almeno 2000 litri di acqua. Per quanto riguarda, invece, l’agricoltura, che in Europa rappresenta il 36% dei consumi di acqua (il 70% a livello mondiale), si è visto che le regioni mediterranee sono quelle che presentano il maggiore consumo di acqua per l’agricoltura con oltre il 75% dell'uso totale di acqua (EEA, 2016, EC, 2016). Nel grafico sottostante i valori dell'impronta idrica, che è un indicatore che misura il volume totale di acqua usata sia in modo diretto (per lavarsi, per bere…) che indiretto (servizi, produzione di beni di consumo…). Questo indicatore comprende sia l’acqua piovana che quella prelevata dai fiumi, dai laghi e dalle falde acquifere

Fig 4. Impronta idrica degli alimenti. Fonte: 

L’acqua è una risorsa essenziale per la vita per la popolazione del nostro pianeta e la sua disponibilità condiziona la maggior parte delle attività economiche nonché la sicurezza alimentare e il progresso sociale di tutta la popolazione mondiale. Tuttavia, ci ricorda il World Water Council, l'acqua ha un ruolo chiave sotto il profilo sociale, economico e politico e sempre più spesso rappresenta una delle principali cause di carestie, guerre e migrazioni. Pertanto, occorre che tutti gli attori in campo (governi, istituzioni, agenzie, imprese, associazioni e cittadini) contribuiscano alla definizione di un sistema di regole di gioco che comprenda i diritti e i doveri e i criteri per garantire l’accesso a fonti d'acqua sicure per tutti. 

  

 

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