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L'insegnante di sostegno è un diritto per chi ne ha necessità

In Italia ognuno ha il diritto di studiare fino a 16 anni, difeso dall'art 24 della Costituzione e valido anche per chi ha bisogno di un piano di studio personalizzato (psp) e di insegnanti di sostegno.

La Corte di Cassazione difende il diritto ad un'adeguata istruzione di una bambina affetta da un handicap grave con la sentenza del 25 novembre 2014. Per la bambina, che frequentava la scuola materna nella provincia di Udine, era stato elaborato un psp che assicurava la presenza di un insegnante di sostegno per 25 ore settimanali; non solo le ore sono diventate 12 a causa della mancanza di insegnanti di sostegno, ma l'orario è stato circoscritto alla sola mattinata. Infatti secondo la scuola la frequentazione delle lezioni con orario esteso sarebbe stata troppo stancante e addirittura controproducente. I genitori hanno percepito questi comportamenti della scuola come discriminatori nei confronti della figlia, ed hanno fatto ricorso contro la scuola. Dopo due gradi di giudizio, la sentenza della Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei genitori, in quanto il diritto all’istruzione va tutelato anche nella scuola dell’infanzia, nonostante non sia un grado di istruzione obbligatoria. Dunque il diritto all’istruzione dei disabili e la loro tutela è compito della scuola, infatti, come ha ricordato la Corte Costituzionale, la frequentazione della scuola è uno dei fattori fondamentali per il superamento dell’emarginazione di chi è affetto da handicap e un mezzo di sviluppo psico-fisico e della personalità. 

Al vicepresidente della Anp, Mario Rusconi, chiediamo qual è il punto di vista  dei presidi sulla mancanza di insegnanti di sostegno, considerando che una sentenza del Tar ha risolto il problema inserendo insegnanti non specializzati.

Esiste un numero sufficiente di insegnanti di sostegno?

No, ne mancano almeno una decina di migliaia: non ci sono insegnanti specializzati che hanno seguito e superato un corso-concorso biennale polivalente che permette di avere un buon approccio formativo con i ragazzi disabili. Lo Stato Italiano sta mettendo sulle cattedre del sostegno insegnanti non specializzati in base ad una sentenza del Tar, mandano degli insegnanti tecnico- pratici che non hanno la specializzazione e non sono in grado di affrontare un tema così delicato.

Secondo lei le Gae garantiscono la presenza di insegnanti di insegnanti di sostegno a scuola?

Assolutamente no, non la garantiscono: le persone iscritte alle graduatorie ad esaurimento sono scavallate da insegnanti tecnico pratici dopo la sentenza del Tar nominata precedentemente. Il problema è grosso e si risolverebbe solo se lo Stato facesse dei corsi a degli insegnanti giovani e precari che  hanno voglia di seguire i ragazzi disabili.

Si sono verificati molti casi in cui le famiglie, a causa della mancanza di fondi della scuola, hanno dovuto pagare in prima persona l’insegnante per il numero necessario di ore che si doveva effettuare. Come si risolve il problema della mancanza di retribuzione per gli insegnanti di sostegno?

Questo problema si risolverebbe se il Parlamento italiano si accanisse meno sulla legge elettorale o sul governatore di Banca Italia, ma si dedicasse maggiormente alle questioni scolastiche. Il problema è che queste fanno poco audience elettorale. Gli italiani non hanno grande propensione ed interesse per il mondo della scuola, e solo coloro che hanno un figlio che la frequenta se ne interessa.

Perché le scuole sono restie a stabilizzare con un contratto a tempo determinato gli insegnanti di sostegno ma li assumono solo con contratti temporanei di supplenza?

 

Per avere un insegnante di sostegno stabilizzato deve intervenire lo Stato, il preside non può nominare autonomamente un insegnante fisso per il sostegno; ciò presuppone un governo stabile, che si interessa di scuola in maniera più costante, ma i governi italiani durano poco. Gli americani hanno contato il numero di anni necessario perché una riforma scolastica si possa affermare: 10-15 anni. Per loro sono tre governi, per noi sono una ventina e talvolta il governo nuovo interrompe le iniziative di quello precedente. Le ripercussioni di questa situazione sono negative in tutti i settori, ma in particolare sulla scuola. 

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