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Scuola (14)

In Italia ognuno ha il diritto di studiare fino a 16 anni, difeso dall'art 24 della Costituzione e valido anche per chi ha bisogno di un piano di studio personalizzato (psp) e di insegnanti di sostegno.

La Corte di Cassazione difende il diritto ad un'adeguata istruzione di una bambina affetta da un handicap grave con la sentenza del 25 novembre 2014. Per la bambina, che frequentava la scuola materna nella provincia di Udine, era stato elaborato un psp che assicurava la presenza di un insegnante di sostegno per 25 ore settimanali; non solo le ore sono diventate 12 a causa della mancanza di insegnanti di sostegno, ma l'orario è stato circoscritto alla sola mattinata. Infatti secondo la scuola la frequentazione delle lezioni con orario esteso sarebbe stata troppo stancante e addirittura controproducente. I genitori hanno percepito questi comportamenti della scuola come discriminatori nei confronti della figlia, ed hanno fatto ricorso contro la scuola. Dopo due gradi di giudizio, la sentenza della Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei genitori, in quanto il diritto all’istruzione va tutelato anche nella scuola dell’infanzia, nonostante non sia un grado di istruzione obbligatoria. Dunque il diritto all’istruzione dei disabili e la loro tutela è compito della scuola, infatti, come ha ricordato la Corte Costituzionale, la frequentazione della scuola è uno dei fattori fondamentali per il superamento dell’emarginazione di chi è affetto da handicap e un mezzo di sviluppo psico-fisico e della personalità. 

Al vicepresidente della Anp, Mario Rusconi, chiediamo qual è il punto di vista  dei presidi sulla mancanza di insegnanti di sostegno, considerando che una sentenza del Tar ha risolto il problema inserendo insegnanti non specializzati.

Esiste un numero sufficiente di insegnanti di sostegno?

No, ne mancano almeno una decina di migliaia: non ci sono insegnanti specializzati che hanno seguito e superato un corso-concorso biennale polivalente che permette di avere un buon approccio formativo con i ragazzi disabili. Lo Stato Italiano sta mettendo sulle cattedre del sostegno insegnanti non specializzati in base ad una sentenza del Tar, mandano degli insegnanti tecnico- pratici che non hanno la specializzazione e non sono in grado di affrontare un tema così delicato.

Secondo lei le Gae garantiscono la presenza di insegnanti di insegnanti di sostegno a scuola?

Assolutamente no, non la garantiscono: le persone iscritte alle graduatorie ad esaurimento sono scavallate da insegnanti tecnico pratici dopo la sentenza del Tar nominata precedentemente. Il problema è grosso e si risolverebbe solo se lo Stato facesse dei corsi a degli insegnanti giovani e precari che  hanno voglia di seguire i ragazzi disabili.

Si sono verificati molti casi in cui le famiglie, a causa della mancanza di fondi della scuola, hanno dovuto pagare in prima persona l’insegnante per il numero necessario di ore che si doveva effettuare. Come si risolve il problema della mancanza di retribuzione per gli insegnanti di sostegno?

Questo problema si risolverebbe se il Parlamento italiano si accanisse meno sulla legge elettorale o sul governatore di Banca Italia, ma si dedicasse maggiormente alle questioni scolastiche. Il problema è che queste fanno poco audience elettorale. Gli italiani non hanno grande propensione ed interesse per il mondo della scuola, e solo coloro che hanno un figlio che la frequenta se ne interessa.

Perché le scuole sono restie a stabilizzare con un contratto a tempo determinato gli insegnanti di sostegno ma li assumono solo con contratti temporanei di supplenza?

 

Per avere un insegnante di sostegno stabilizzato deve intervenire lo Stato, il preside non può nominare autonomamente un insegnante fisso per il sostegno; ciò presuppone un governo stabile, che si interessa di scuola in maniera più costante, ma i governi italiani durano poco. Gli americani hanno contato il numero di anni necessario perché una riforma scolastica si possa affermare: 10-15 anni. Per loro sono tre governi, per noi sono una ventina e talvolta il governo nuovo interrompe le iniziative di quello precedente. Le ripercussioni di questa situazione sono negative in tutti i settori, ma in particolare sulla scuola. 

Gli studenti scendono in piazza chiedendo esperienze formative e inerenti al loro percorso di studi. La Ministra Fedeli annuncia: per il 16 dicembre ho convocato gli Stati Generali dell’alternanza scuola-lavoro


Gli studenti tornano in piazza - appuntamento ricorrente in autunno – per protestare contro le degenerazioni della Legge 107, definita anche “Buona Scuola”. A finire nel mirino delle contestazioni è l’alternanza scuola-lavoro, introdotta con la riforma dell’istruzione a luglio del 2015, e giunta quest’anno al suo terzo anno di regime. Le manifestazioni hanno coinvolto 70 città in Italia, ma i cortei più nutriti ci sono stati a Milano, dove un gruppo di studenti ha lanciato uova e pomodori contro le vetrine di una delle numerose sedi di McDonald, accusato di aver siglato con il Miur un accordo – assai discusso – relativo al progetto dell’alternanza scuola-lavoro, e Roma, dove a conclusione del corteo, una delegazione di studenti è salita alla sede del Ministero dell’Istruzione per chiarire i punti, a loro dire, più controversi dell’alternanza.

Gli studenti dicono no alla Buona Scuola

La protesta nasce dalle esperienze di alternanza scuola-lavoro che, secondo le associazioni studentesche critiche nei confronti della “Buona Scuola”, non costituiscono un’esperienza qualificata e formativa per i ragazzi. Andrea Russo, segretario regionale della Rete degli Studenti Medi, tra le associazioni studentesche che hanno organizzato i cortei, sostiene che: «la maggior parte delle attività che sono state proposte agli studenti nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro non sono state prima condivise con gli studenti e con i loro rappresentanti». Inoltre, continua Russo: «A conclusione del percorso seguito gli studenti non possono neanche valutare quanto fatto”. Al centro della protesta ci sono poi i presunti casi di “sfruttamento” dei ragazzi presso le aziende che hanno siglato accordi con il Miur per l’avviamento di percorsi di alternanza scuola-lavoro. A tal proposito, Russo ci comunica che: «I casi di sfruttamento ci sono stati e ci sono tutt’ora. Come Rete degli Studenti Medi, abbiamo rilevato casi di sfruttamento di studenti in alcuni licei e istituti tecnici a Roma, Viterbo, Caprarola (Frosinone), Ceccano e in altri comuni del Lazio».

Le richieste degli studenti

«Quello che chiediamo - ha detto Russo - è un maggior monitoraggio da parte della Regione per quanto riguarda le attività svolte nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro e un offerta più qualificante per gli studenti e che sia inerente al loro percorso di studi. Abbiamo chiesto la convocazione in un tavolo con scuole, associazioni, presidi, studenti per discutere dell’alternanza scuola-lavoro e per capire come migliorarla». Il Miur difende comunque quanto fatto finora. In una nota diffusa ieri mattina dal Miur, la Ministra Fedeli ha parlato dell’alternanza scuola-lavoro come di un’innovazione didattica importante, uno strumento che offre alle studentesse e agli studenti la possibilità di acquisire competenze trasversali e consente loro di orientarsi con più consapevolezza verso il loro futuro di studi e lavorativo”.

La risposta dei presidi

Sul tema si espresso anche il Prof. Mario Rusconi, Presidente dell’Associazione Nazionale Presidi del Lazio (ANP Lazio). «L’alternanza scuola-lavoro è un aspetto innovativo della Legge 107 (“Buona Scuola”). Chiaramente come in tutte le situazioni nuove, i problemi ci sono, ma eliminare un’attività per qualche aspetto negativo non è una decisione seria». Rusconi ha poi continuato, sostenendo che: «Molti ragazzi oggi non sanno cosa significhi rispettare degli orari, lavorare in team, in altre parole, trovarsi in un ambiente di lavoro. L’alternanza scuola-lavoro fa capire loro queste cose. Le pecche vanno eliminate, le illegalità vanno punite, ma essersi mobilitati solamente al terzo anno di attività, per me sa di speculazione pre-elettorale portata avanti da “qualcuno”». Nel frattempo la Ministra Fedeli ha annunciato che convocherà il 16 dicembre gli Stati Generali per parlare di alternanza scuola-lavoro

Con l’avvio della stagione scolastica riaprono le iscrizioni per i Model United Nations e, a tal proposito, iI prossimo 18 Ottobre alle ore 18.30 presso il Liceo Visconti di Roma in piazza del Collegio Romano 4, l’associazione che ha portato l'attività di Model in Italia, la United Network, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio, terrà una presentazione ufficiale dei progetti di cui si occupa. In particolare per gli studenti della scuola secondaria di II grado le proposte dell’associazione sono due e vengono indicate con i seguenti acronimi: IMUN e GCMUN. 

Le simulazioni dell'IMUN Gli Italian Model United Nations sono delle simulazioni che si verificano in varie città d’Italia (Roma, Catania, Bari, torino, Palermo, Milano e Napoli) e permettono agli studenti di vestire per alcuni giorni il ruolo di importanti diplomatici che lavorano per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite o per gli altri multilateral bodies dell’ONU. Ciò che si viene a creare è quindi una sorta di spettacolare “risiko” in cui i “delegates” (ovvero i rappresentanti dei vari paesi) devono trovare una soluzione a un problema di spessore internazionale, cercare una mediazione e non un conflitto. I lavori si svolgono in alcune sedi ufficiali (come per esempio la FAO o la Camera dei Deputati) o in altri importanti centri conferenze per circa cinque giorni durante i quali gli studenti hanno l’obbligo di rispettare il cosiddetto “Dress Code” e di parlare con colleghi e direttori di commissione in lingua inglese. 

Il Global Model Il Global Citizen Model United Nations invece offre la possibilità di svolgere una simulazione analoga a quella precedentemente descritta nell’incantevole città di New York, alloggiando presso splendidi Hotel e visitando le più importanti mete turistiche delle città (tra cui il noto “palazzo di vetro”, sede dell’ONU). Nell'anno scolastico 2016/2017 sono stati coinvolti nei progetti di United Network Europa oltre 4800 studenti provenienti da 270 scuole superiori italiane, affrontando argomenti che hanno spaziato da Cittadinanza e Costituzione all'Alternanza scuola-lavoro, dalla lotta al bullismo alla digitalizzazione. 

 

La terza edizione del convegno di classe capovolta si terrà a Roma il 24 febbraio 2017 all’auditorium del Massimo. Sarà aperto a quasi mille insegnanti provenienti da tutta Italia, i quali prederanno parte al meeting chiamato “imparare ad imparare- equipaggiati per il futuro”.

Tra i relatori vi sarà Jon Bergman, maestro della flipped classroom. Sarà una giornata dedicata a fare lezione in maniera molto diversa da come attualmente si fa: senza interrogazioni e cercando di rendere le lezioni più coinvolgenti e meno noiose. Adottando questo nuovo modello di studio la mattina i ragazzi sarebbero coinvolti in attività laboratoriali o di gruppo mentre il pomeriggio l’insegnante metterebbe a loro disposizione le proprie lezioni in formato video. Si sta diffondendo sempre di più l’esigenza di adottare questo tipo di modalità di insegnamento perché con l’avvento di internet gli interessi dei ragazzi si sviluppano fuori dall’ambiente scolastico. Il “sapere”, prima trasmesso ed acquisito solo dall’insegnante ed attraverso questi, ormai lo si può comprendere anche tramite internet, facendo così sembrare il lavoro dei docenti superfluo. Sappiamo che così non è, sappiamo anche quanto sia importante il ruolo del docente in questa modalità di insegnamento. Quello che però piace è che saranno gli studenti a mettere in atto, in base alle loro capacità, delle ricerche di informazioni tali che essi sappiano già l’argomento che verrà presentato a lezione, così il docente potrà fornire ulteriori chiarimenti senza dare informazioni già note ai ragazzi. L’insegnamento capovolto si basa sul fatto che le capacità cognitive di un ragazzo si possono sviluppare guardando video, podcast o leggendo testi proposti dagli insegnanti. In questo modo la lezione avviene a casa con l’utilizzo dei materiali didattici online e lo studio viene spostato a scuola, dove si può lavorare in gruppo o con un tutor accanto. In questo modo le lezioni metteranno in risalto oltre che le doti intellettive del ragazzo anche quelle più creative.  

“È l’opportunità per noi docenti di parlare delle cose belle, delle cose possibili, delle che funzionano.” Barbara Riccardi, unica finalista italiana del Global Teacher Prize 2016, spiega così l’importanza di questo premio “che dà quindi valore al ruolo docente non soltanto al livello professionale, ma anche sociale.”

La competizione, promossa dalla Varkey Foundation (organizzazione no-profit fondata per migliorare gli standard educativi dei bambini meno privilegiati al mondo), si compone di tre fasi: l’apertura delle candidature (da Giugno a Ottobre), l’annuncio dei 50 finalisti (intorno alla metà di Dicembre) che verranno poi ridotti a 10 (a Febbraio) e infine la celebrazione (nel mese di Marzo, a Dubai) della Global Education and Skills Forum in cui, una giuria composta di docenti e professionisti di tutto il mondo, eleggerà l’insegnante vincitore tra quelli candidatisi consegnandogli un premio in denaro pari ad un milione di dollari; quest’anno tra ottomila persone è stata scelta la maestra di un campo profughi di Betlemme, Hanan Al Hroub.

A partire da quest’anno il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha deciso di gemellare a questo premio l’“Italian Teacher Prize”, mettendo a disposizione 170mila euro per i vincitori (50mila euro andranno per il primo posto mentre i restanti 120mila saranno divisi equamente tra i 4 finalisti).

Dal 1 Luglio al 18 Ottobre 2016 presso il portale nazionale www.italianteacherprize.it è stata infatti data la possibilità a tutti i docenti attualmente in servizio presso le scuole primarie e secondarie di I e II grado (statali e paritarie) di candidarsi (o esser candidati) per partecipare alla gara, compilando un semplice modulo sul sito. Successivamente una commissione interna al MIUR ha valutato le proposte presentate stilando una classifica di 50 finalisti a cui è stato inviato del materiale per completare ulteriormente il profilo di ciascun professore; di modo che il 15 Dicembre 2016 la giuria presieduta dalla Presidente della Rai Monica Maggioni e composta da Eraldo Affinati (scrittore), Cristiana Capotondi (attrice), Gianrico Carofiglio (scrittore e politico) e Nando Dalla Chiesa (scrittore, sociologo e politico), non esiterà a scegliere la figura che, come ha detto la prof.ssa Riccardi, “con i giusti valori e le buone pratiche contribuisce quotidianamente alla formazione dei cittadini di domani.”

Due prove scritte nazionali, una di italiano e l’altra a seconda dell’indirizzo di studi intrapreso dallo studente, via la terza prova e la tesina, la commissione d’esame torna interna e il percorso dell’alternanza scuola-lavoro, cominciato nel triennio, entra a far parte della valutazione finale. Questo è quanto riporta la legge delega sulla valutazione, contenuta nella “Buona Scuola”, che il Governo ha messo a punto di recente e che sarà varata a breve. Obiettivo della legge è quello di alleggerire in qualche modo l’esame di stato valorizzando maggiormente il percorso di studi che lo studente ha seguito nell'arco del triennio, insieme con gli stage e le attività extracurriculari più che la prova in sé.

Tra le novità contenute nella riforma c’è l’introduzione delle prove invalsi di italiano e matematica che si svolgeranno durante il quarto anno e che avranno però un ruolo determinante per l'ammissione all'esame di stato. Cambia, inoltre, la griglia di attribuzione dei crediti acquisiti nel corso del triennio: diminuisce l’incidenza del voto finale in pagella e aumenta quella dell’alternanza scuola-lavoro che diventa parte integrante del colloquio orale. Al posto della tesina, infatti, gli studenti presenteranno un progetto che rispecchierà il lavoro svolto durante i tre anni di alternanza scuola-lavoro. Il tutto sarà presentato ad una commissione che tornerà ad essere composta interamente da commissari interni ad eccezione del presidente di commissione che sarà esterno. Ciò è stato proposto affinché i maturandi si trovino di fronte ad una commissione nella quale siedono professori interni alla classe che conoscono e con i quali hanno studiato negli anni, evitando così, che a determinare il voto finale di un percorso di studi durato cinque anni, siano dei commissari esterni alla scuola che non conoscono lo studente o il programma realmente svolto durante l’anno.

La terza prova, che in passato aveva sollevato polemiche a causa della variabilità a seconda dell’indirizzo di studi, scuola e classe, in virtù della quale la maggior parte degli studenti poi conseguivano risultati negativi, passa in archivio. Resteranno due prove scritte nazionali di cui una di italiano e l’altra caratterizzante l’indirizzo di studi (matematica o fisica al liceo scientifico e latino al liceo classico).

L’esame di maturità con le sue dinamiche e i suoi criteri di valutazione, spesso contestati ma poi mai realmente modificati, si prepara dunque ad una vera e propria rivoluzione. Il Miur fa sapere che la legge delega sulla valutazione scolastica è ancora una bozza e che, per i tempi previsti, non sarà applicabile all’anno scolastico in corso. Al contrario, rimane incertezza per quanto riguarda l'esame di stato che gli studenti dovranno affrontare nel 2018 che, se sarà varata la riforma, si troveranno di fronte ad una Maturità del tutto nuova rispetto a quella che oggi conosciamo. Per il momento nulla di definitivo, precisa il Miur. 

"Startupper School Academy" è il programma firmato dalla Regione Lazio per la creazione di idee imprenditoriali che coinvolgano i giovani e le nuove tecnologie. All'interno di esso si è svolta la "Startupper School Jam" (vale a dire la competizione tra le scuole superiori del territorio) vinta dalla startup "LocalBuddy" ideata da quattro studenti del Liceo Scientifico Augusto Righi: Flavia Caroli, Andrea Cittadini, Claudia Nascetti e Leonardo Sabbatini.


Da quanto state lavorando alla vostra startup?

Tutto è nato dalla cogestione di febbraio, tre giornate durante le quali la scuola offre dei corsi alternativi alle solite lezioni, tenuti sia da esterni che dagli studenti. Uno di questi riguardava proprio il mondo delle startup e ci siamo ritrovati a frequentarlo tutti e quattro per pura casualità; il bello è che eravamo convinti che fosse un corso teorico, invece si è rivelato essere finalizzato all'ideazione di una startup.


Cosa ha ispirato la creazione di "LocalBuddy"?

Siamo partiti da un problema comune a molti viaggiatori: quando visitano una città straniera di affidano sempre alle guide turistiche, vedono praticamente solo i posti importanti dal punto di vista storico, mangiano nel primo posto che gli capita a tiro e socializzano pochissimo con le persone del posto. Alla fine dei conti, però, non hanno la più pallida idea di come davvero viva una persona locale! Quindi abbiamo pensato: perché i viaggiatori devono arrangiarsi a comportarsi solo da "turisti"? Perché non possono avere l'opportunità di vivere la città che visitano dal punto di vista di chi la vive tutti i giorni? Questo è l'obiettivo di LocalBuddy.


Avete incontrato difficoltà nella realizzazione del progetto?

Le difficoltà non sono state poche: in primo luogo il fatto che stiamo frequentando l'ultimo anno del liceo, quindi l'esame di maturità incombe e ovviamente non ci permettere di concentrarci quanto vorremmo sul progetto. All'inizio poi eravamo un po' spaesati, perché questo è un mondo completamente nuovo per noi! Ci siamo impegnati molto per capire come realizzare delle slide vincenti e per trovare un business model adatto, ma grazie al prezioso aiuto dei nostri mentor siamo riusciti a superare l'ostacolo velocemente.


In tutto ciò che ruolo hanno giocato compagni ed insegnanti?

L'ambiente scolastico ci ha dato un'influenza sicuramente positiva: i nostri compagni di classe ci hanno supportato molto, i professori si sono complimentati più volte e sono stato molto fieri del nostro lavoro e, più in generale, senza la scuola e la cogestione tutto questo non sarebbe stata possibile!

 

Come siete venuti a conoscenza del programma della regione Lazio "Startupper iSchool Academy"?

Dopo aver vinto la gara finale del corso scolastico, i mentor ci hanno invitato a visitare il BIC. Lì abbiamo scoperto del concorso Startupper School Jam e ovviamente non ci siamo lasciati scappare l'occasione!


Come avete reagito quando avete trovato un'altra applicazione (omonima) negli store?

Abbiamo scoperto dell'esistenza dell'app LocalBuddy quando la nostra idea era già avviata e piuttosto definita: all'inizio ovviamente è stato un bel colpo, ma una volta scoperto che non coincide assolutamente con il nostro progetto abbiamo deciso di proseguire con questo nome, senza preoccuparcene più di tanto.


Un giudizio complessivo su quest'esperienza?

 

È stata un'esperienza formativa, in quanto non solo ci ha aperto gli occhi sul mondo del lavoro e, più in generale, sul nostro futuro, ma ci ha anche fatto capire quanto sia complesso creare un'azienda. Credo che la cosa più importante sia che ci ha mostrato come lo sforzo, l'impegno e il lavoro alla fine vengano sempre riconosciuti e ripagati! Sicuramente ci ha aiutato a diventare ancora più uniti, ha arricchito la nostra amicizia e ci ha insegnato cosa significa davvero collaborare. È stata un'esperienza che ci ha dato molto e che non dimenticheremo

 È diventato famoso per le auto elettriche e i treni iper-veloci, ma tra i vari impegni trova il tempo di occuparsi della formazione scolastica dei figli. Con 14,3 miliardi di dollari, Elon Musk si piazza al 101 posto della classifica dei più ricchi di sempre. Direttore generale di Tesla, Space X e HyperLoop è considerato fra i CEO più innovativi del XXI secolo. Papà di cinque figli, ha deciso di fare una scelta radicale nell’insegnamento dei figli, togliendoli da una prestigiosissima scuola di Los Angeles per inserirli nella sua nuova creazione. Il nuovo istituto scolastico che Elon Musk ha fondato si basa su un principio univoco, “Ad Astra”: “Il nome è tutto un programma” dice lo stesso Musk  in un’intervista alla tv cinese. 

La vecchia scuola non rispettava le aspettative di Musk, pensava che i figli avessero un insegnamento troppo selettivo e le loro idee fossero spente proprio dai docenti stessi. Per questo ha deciso di creare una scuola tutta sua, un’idea che gli sta fruttando l’attenzione dei più importanti istituti privati americani che vorrebbero implementare il metodo ASTRA nei loro programmi scolastici.  Della scuola di Musk si sa poco. Servono poche frasi per capire che in questo ambiente scolastico la migliore regola è l’assenza di regole.  Gli studenti sono in totale 20, per ora solo i figli dei dipendenti di SpaceX, una delle sue aziende. Non sono divisi per età e ogni studente segue un percorso personalizzato sulla base delle sue attitudini personali. “In questa scuola non vogliamo tenere segreta la parte creativa dei nostri figli, ma vogliamo inserirli in un ambiente capace di stimolare la loro vena creativa”, prosegue Musk nell’intervista alla tv cinese. Il motto di Musk è: insegnare significa mostrare il problema e non solo lo strumento. Musk spiega che non tutti i bambini sono portati a fare le stesse cose degli altri e per questo ci vuole una scuola che personalizzi il loro percorso di studi in modo da avere un futuro più vicino alle loro reali capacità. Musk spiega che descrivere il funzionamento di un motore elettrico può risultare noioso e non tutti i bambini seguirebbero con lo stesso entusiasmo. Alcuni vorrebbero già passare allo step successivo e cominciare a comprenderne il funzionamento dall’interno. Per questo Musk spiega che dare in mano un cacciavite a un bambino e dirgli di usarlo per smontare ciò che ha imparato non è sbagliato, anzi può stimolare più aree del cervello e forse aprire quei lampi di genio, che porteranno le idee del futuro. Per ora la scuola di Musk è un’esclusiva dei dipendenti di Space X, ma forse in futuro non troppo lontano potrà essere la realtà di tutti i giorni.

 

Il Metodo Montessori: L’idea di Musk, ha trovato già applicazione in Italia grazie a Maria Montessori. Il metodo Montessori, praticato in circa 20.000 scuole si basa sulla libertà di scelta del proprio percorso di studi in base alle proprie attitudini. La somiglianza con il metodo Musk è quasi uguale, forse l’idea dello stesso Musk ha già trovato applicazione da molti anni in Italia ed Europa. Come è noto, il metodo educativo Montessori risale a 100 anni fa e fu usato per la prima volta con bambini in età puerile dei quartieri più poveri di Roma. Gli elementi caratterizzanti del metodo Montessori sono ben conosciuti. Le classi comprendono allievi di età diverse; si usano materiali educativi particolari; gli allievi hanno la possibilità di scegliersi il lavoro da svolgere in blocchi di tempo protratti; l’approccio è collaborativo; non ci sono voti né test; l’insegnamento di competenze avviene a livello individuale e di piccolo gruppo. Gli insegnanti guidano i bambini attraverso le varie attività in piccoli gruppi invece che stare in piedi di fronte all’intera classe (didattica frontale). Il metodo Musk non è il primo metodo scolastico rivoluzionario per la scuola elementare, basti pensare che Maria Montessori aveva pensato tutto questo già 100 anni fa. Musk avrà molti soldi a disposizione per creare una scuola tecnologicamente avanzata, ma la Montessori è stata lungimirante e Musk ha potuto solo copiare un metodo ormai collaudato.

La realtà aumentata approda nelle scuole. La Bologna Children’s Book Fair è stato il palcoscenico di presentazione dell'offerta di idee e strumenti innovativi rivolti al mondo della scuola e dei ragazzi della società informatica Applix: bSmart, piattaforma per la scuola utilizzata da oltre 300.000 insegnanti e studenti, Melazeta, digital agency che da oltre 15 anni valorizza i contenuti digitali sfruttando le logiche della gamification e Pubcoder, start-up che produce un software per la creazione di contenuti interattivi raccomandato a livello mondiale da Apple. Queste tre realtà lavorano in stretta sinergia sul futuro dei servizi e degli strumenti che accompagnano i ragazzi in tutti i momenti della loro giornata, dalla scuola e la lettura e all’entertainment.

“Siamo venuti a Bologna con le nostre aziende e partner per raccontare la nostra visione del futuro dell’education e dei contenuti digitali per ragazzi; Applix crede nella possibilità di usare il digitale per aiutare gli insegnanti nel loro lavoro quotidiano, per migliorare l’esperienza dei più giovani a scuola e a casa, per innovare e trasformare, anche radicalmente, l’apprendimento e l’entertainment” dichiara Claudio Somazzi, CEO di Applix Group. “Per noi si apre una nuova fase, che affronteremo con l’entusiasmo e l’esperienza di un gruppo di lavoro che ha sempre superato i suoi obiettivi”.

Scuola digitale: bSmart lancia l’ecosistema a misura di Animatore Digitale
Oltre 300 animatori digitali e docenti da tutta Italia hanno condiviso con Applix Education le proprie esperienze ed esigenze su come trasformare le scuole in poli di eccellenza nella didattica, anche grazie alla spinta innovativa del digitale.
Applix Education, in questa occasione, ha presentato il nuovo ecosistema bSmart nel quale animatori e i docenti hanno trovato una risposta efficace e semplice per la gestione del cambiamento della scuola previsto nel PNSD.
“Ci sono molte piattaforme per la scuola, ma bSmart è l’unica che fornisce contenuti già pronti al docente grazie ad accordi con i principali editori, che possono essere arricchiti con materiali auto-prodotti e sempre a disposizione in una biblioteca personale che cresce e si arricchisce giorno per giorno mentre si insegna.” - afferma uno dei numerosi Animatori Digitali che hanno provato bSmart.

“Grazie alle sue caratteristiche di immediatezza, ricchezza e flessibilità la nostra piattaforma permette di fare innovazione didattica guidando anche gli insegnanti tecnologicamente meno esperti alla sperimentazione positiva di nuove metodologie di insegnamento basate sugli strumenti digitali, senza richiedere alcuna competenza tecnica o formazione specifica” - afferma Emanuele Putignano, CEO di Applix Education.

 Le logiche della gamification applicate all’educazione - Le app sviluppate da Melazeta
Melazeta, l’azienda del Gruppo Applix dedicata al digital branded entertainment, ha fatto provare durante la fiera due app in realtà a virtuale per Samsung Gear VR, Da Vinci’s Mysterious GearWorks e Imaginary Prisons. Entrambe le app, ancora in fase di sviluppo, andranno ad alimentare la Art&Culture App Collection di Applix, che comprende già le app Virtual History e Being Leonardo, un autentico viaggio nel tempo in 3D.
Da Vinci’s Mysterious GearWorks è un Game che sfida i giocatori a provare le invenzioni impossibili di Leonardo. Con un semplice cenno di assenso della testa il giocatore inizia a volare intorno alla Firenze del ‘500 evitando stormi di uccelli e cercando di recuperare i manoscritti persi di Leonardo per guadagnare punti e aiutare Leonardo a costruire le altre invenzioni e sbloccare i livelli successivi.
Imaginary Prisons è invece un app inspirata alle incisioni del ‘700 dell’artista Giovanni Battista Piranesi. Un labirinto di 12 livelli con ambientazione noir che porta il giocatore a vivere l’angoscia di una prigione antica  portandolo a cercarne l’uscita e la luce nel più breve tempo possibile, il tutto in un ambiente completamente virtuale in cui il giocatore si muove con lo sguardo.

 “Crediamo fortemente nella realtà virtuale, una tecnologia che ci permette di sperimentare nuove forme di intrattenimento e di apprendimento per i ragazzi e non solo.  La Children’s BookFair è il contesto perfetto per presentare in anteprima i nuovi progetti di VR dedicati all’edutainment.” - dichiara Lara Oliveti, CEO di Melazeta.

 PubCoder lancia la nuova release ed Apple rinnova la sua raccomandazione mondiale.

“Abbiamo deciso di lanciare a Bologna la nuova release del nostro software e presentare il nuovo modello di licensing che riduce ulteriormente il costo per gli utenti “base”, apre al mondo education e offre agli editori il nuovo import da Indesign di grandissima efficacia” dichiara Paolo Albert, CEO di PubCoder. E aggiunge: “Pochi giorni fa Apple (http://apple.co/1T2kUKR) ha rinnovato per Pubcoder la sua raccomandazione dei migliori software per la creazione di ebook e app, cosa che ci spinge a costruire strumenti ancora più utili e innovativi”

Grazie alla collaborazione con Applix, PubCoder ha presentato a Bologna anche Shelf, uno strumento che permette di costruire una propria libreria sugli store, personalizzandola e di gestire contenuti, prezzi e dati con uno strumento web semplice ed efficiente.
Infine, PubCoder ha lanciato a Bologna una call per costruire un dizionario illustrato per aiutare i volontari dei centri di accoglienza rifugiati a comunicare più facilmente con i bambini, per replicare un’iniziativa già realizzata in Germania che si sta diffondendo in tutta Europa. L’iniziativa è realizzata con il patrocinio della Bologna Children’s BookFair e la collaborazione di Fondazione Migrantes, l’organismo della Chiesa Cattolica che si occupa di accoglienza e integrazione, ed ha raccolto un’adesione entusiasta della comunità italiana e internazionale dei creativi (info subit.ly/1RNANBm).

 

Arriva nelle scuole di Roma Dalla terra alla Luna, il progetto di educazione alla mobilità promosso da Michelin Italia con l’obiettivo di stimolare la curiosità e la voglia di innovazione degli studenti per renderli protagonisti di un futuro di viaggi più sicuri e sostenibili.

Essere viaggiatori e utenti dei trasporti non è la stessa cosa. Il viaggiatore ha maturato una vera cultura della mobilità, di cui ha ben chiare opportunità e responsabilità, ed è capace di rendersi conto che il viaggio è un sistema complesso. Maturare la cultura del “viaggiatore” vuol dire essere capace di cogliere le diverse opportunità di spostamento ed essere informato sulle innovazioni che migliorano ogni componente del sistema mobilità. Un mondo di nuove conoscenze e future opportunità professionali che si apre ai giovani. Il diritto alla mobilità va conciliato con il dovere di ridurre emissioni di gas serra, smog, inquinamento acustico, traffico e incidenti. Per farlo serve anche il pensiero sostenibile dei giovani: cioè la consapevolezza che ognuno di loro può contribuire al progresso del “sistema mobilità” con i propri comportamenti e con la ricerca di nuove prospettive di miglioramento.

Duemila classi delle scuole elementari e medie italiane riceveranno un kit didattico gratuito con una guida per il docente, ricca di spunti multidisciplinari, un magazine interattivo dedicato a studenti e famiglie e materiali per tutta la classe tra cui le carte Michelin Italia ed Europa.

Secondo i loro interessi e le priorità individuate dagli insegnanti, gli studenti potranno approfondire uno o più di uno degli argomenti trattati dal progetto, che evoca i diversi scenari in cui l’uomo si sposta e i modi e gli strumenti per farlo in modo sicuro, innovativo e attento all’ambiente, raccogliendo online e nei luoghi di vita immagini e notizie, commentando news e informazioni, proponendo soluzioni creative ai piccoli problemi di mobilità quotidiana.

E, alla fine, comporre creativamente un resoconto dell’originale viaggio didattico che hanno compiuto e partecipare così alla prova educativa Tracce di Viaggio.

Per partecipare al concorso le classi potranno presentare elaborati sotto qualsiasi forma – dal plastico al fumetto, dal disegno al power point – per aggiudicarsi il primo premio: una biblioteca di testi sul tema del viaggio del valore di 1.000 euro e un contributo ai viaggi di istruzione o uscite didattiche del valore di 800 euro.

L’iniziativa è inoltre supportata dal sito www.michelinfascuola.it, dove le classi potranno trovare news, video, giochi e attività da svolgere a scuola o a casa.

 

 

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