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La terza edizione del convegno di classe capovolta si terrà a Roma il 24 febbraio 2017 all’auditorium del Massimo. Sarà aperto a quasi mille insegnanti provenienti da tutta Italia, i quali prederanno parte al meeting chiamato “imparare ad imparare- equipaggiati per il futuro”.

Tra i relatori vi sarà Jon Bergman, maestro della flipped classroom. Sarà una giornata dedicata a fare lezione in maniera molto diversa da come attualmente si fa: senza interrogazioni e cercando di rendere le lezioni più coinvolgenti e meno noiose. Adottando questo nuovo modello di studio la mattina i ragazzi sarebbero coinvolti in attività laboratoriali o di gruppo mentre il pomeriggio l’insegnante metterebbe a loro disposizione le proprie lezioni in formato video. Si sta diffondendo sempre di più l’esigenza di adottare questo tipo di modalità di insegnamento perché con l’avvento di internet gli interessi dei ragazzi si sviluppano fuori dall’ambiente scolastico. Il “sapere”, prima trasmesso ed acquisito solo dall’insegnante ed attraverso questi, ormai lo si può comprendere anche tramite internet, facendo così sembrare il lavoro dei docenti superfluo. Sappiamo che così non è, sappiamo anche quanto sia importante il ruolo del docente in questa modalità di insegnamento. Quello che però piace è che saranno gli studenti a mettere in atto, in base alle loro capacità, delle ricerche di informazioni tali che essi sappiano già l’argomento che verrà presentato a lezione, così il docente potrà fornire ulteriori chiarimenti senza dare informazioni già note ai ragazzi. L’insegnamento capovolto si basa sul fatto che le capacità cognitive di un ragazzo si possono sviluppare guardando video, podcast o leggendo testi proposti dagli insegnanti. In questo modo la lezione avviene a casa con l’utilizzo dei materiali didattici online e lo studio viene spostato a scuola, dove si può lavorare in gruppo o con un tutor accanto. In questo modo le lezioni metteranno in risalto oltre che le doti intellettive del ragazzo anche quelle più creative.  

“È l’opportunità per noi docenti di parlare delle cose belle, delle cose possibili, delle che funzionano.” Barbara Riccardi, unica finalista italiana del Global Teacher Prize 2016, spiega così l’importanza di questo premio “che dà quindi valore al ruolo docente non soltanto al livello professionale, ma anche sociale.”

La competizione, promossa dalla Varkey Foundation (organizzazione no-profit fondata per migliorare gli standard educativi dei bambini meno privilegiati al mondo), si compone di tre fasi: l’apertura delle candidature (da Giugno a Ottobre), l’annuncio dei 50 finalisti (intorno alla metà di Dicembre) che verranno poi ridotti a 10 (a Febbraio) e infine la celebrazione (nel mese di Marzo, a Dubai) della Global Education and Skills Forum in cui, una giuria composta di docenti e professionisti di tutto il mondo, eleggerà l’insegnante vincitore tra quelli candidatisi consegnandogli un premio in denaro pari ad un milione di dollari; quest’anno tra ottomila persone è stata scelta la maestra di un campo profughi di Betlemme, Hanan Al Hroub.

A partire da quest’anno il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha deciso di gemellare a questo premio l’“Italian Teacher Prize”, mettendo a disposizione 170mila euro per i vincitori (50mila euro andranno per il primo posto mentre i restanti 120mila saranno divisi equamente tra i 4 finalisti).

Dal 1 Luglio al 18 Ottobre 2016 presso il portale nazionale www.italianteacherprize.it è stata infatti data la possibilità a tutti i docenti attualmente in servizio presso le scuole primarie e secondarie di I e II grado (statali e paritarie) di candidarsi (o esser candidati) per partecipare alla gara, compilando un semplice modulo sul sito. Successivamente una commissione interna al MIUR ha valutato le proposte presentate stilando una classifica di 50 finalisti a cui è stato inviato del materiale per completare ulteriormente il profilo di ciascun professore; di modo che il 15 Dicembre 2016 la giuria presieduta dalla Presidente della Rai Monica Maggioni e composta da Eraldo Affinati (scrittore), Cristiana Capotondi (attrice), Gianrico Carofiglio (scrittore e politico) e Nando Dalla Chiesa (scrittore, sociologo e politico), non esiterà a scegliere la figura che, come ha detto la prof.ssa Riccardi, “con i giusti valori e le buone pratiche contribuisce quotidianamente alla formazione dei cittadini di domani.”

Due prove scritte nazionali, una di italiano e l’altra a seconda dell’indirizzo di studi intrapreso dallo studente, via la terza prova e la tesina, la commissione d’esame torna interna e il percorso dell’alternanza scuola-lavoro, cominciato nel triennio, entra a far parte della valutazione finale. Questo è quanto riporta la legge delega sulla valutazione, contenuta nella “Buona Scuola”, che il Governo ha messo a punto di recente e che sarà varata a breve. Obiettivo della legge è quello di alleggerire in qualche modo l’esame di stato valorizzando maggiormente il percorso di studi che lo studente ha seguito nell'arco del triennio, insieme con gli stage e le attività extracurriculari più che la prova in sé.

Tra le novità contenute nella riforma c’è l’introduzione delle prove invalsi di italiano e matematica che si svolgeranno durante il quarto anno e che avranno però un ruolo determinante per l'ammissione all'esame di stato. Cambia, inoltre, la griglia di attribuzione dei crediti acquisiti nel corso del triennio: diminuisce l’incidenza del voto finale in pagella e aumenta quella dell’alternanza scuola-lavoro che diventa parte integrante del colloquio orale. Al posto della tesina, infatti, gli studenti presenteranno un progetto che rispecchierà il lavoro svolto durante i tre anni di alternanza scuola-lavoro. Il tutto sarà presentato ad una commissione che tornerà ad essere composta interamente da commissari interni ad eccezione del presidente di commissione che sarà esterno. Ciò è stato proposto affinché i maturandi si trovino di fronte ad una commissione nella quale siedono professori interni alla classe che conoscono e con i quali hanno studiato negli anni, evitando così, che a determinare il voto finale di un percorso di studi durato cinque anni, siano dei commissari esterni alla scuola che non conoscono lo studente o il programma realmente svolto durante l’anno.

La terza prova, che in passato aveva sollevato polemiche a causa della variabilità a seconda dell’indirizzo di studi, scuola e classe, in virtù della quale la maggior parte degli studenti poi conseguivano risultati negativi, passa in archivio. Resteranno due prove scritte nazionali di cui una di italiano e l’altra caratterizzante l’indirizzo di studi (matematica o fisica al liceo scientifico e latino al liceo classico).

L’esame di maturità con le sue dinamiche e i suoi criteri di valutazione, spesso contestati ma poi mai realmente modificati, si prepara dunque ad una vera e propria rivoluzione. Il Miur fa sapere che la legge delega sulla valutazione scolastica è ancora una bozza e che, per i tempi previsti, non sarà applicabile all’anno scolastico in corso. Al contrario, rimane incertezza per quanto riguarda l'esame di stato che gli studenti dovranno affrontare nel 2018 che, se sarà varata la riforma, si troveranno di fronte ad una Maturità del tutto nuova rispetto a quella che oggi conosciamo. Per il momento nulla di definitivo, precisa il Miur. 

"Startupper School Academy" è il programma firmato dalla Regione Lazio per la creazione di idee imprenditoriali che coinvolgano i giovani e le nuove tecnologie. All'interno di esso si è svolta la "Startupper School Jam" (vale a dire la competizione tra le scuole superiori del territorio) vinta dalla startup "LocalBuddy" ideata da quattro studenti del Liceo Scientifico Augusto Righi: Flavia Caroli, Andrea Cittadini, Claudia Nascetti e Leonardo Sabbatini.


Da quanto state lavorando alla vostra startup?

Tutto è nato dalla cogestione di febbraio, tre giornate durante le quali la scuola offre dei corsi alternativi alle solite lezioni, tenuti sia da esterni che dagli studenti. Uno di questi riguardava proprio il mondo delle startup e ci siamo ritrovati a frequentarlo tutti e quattro per pura casualità; il bello è che eravamo convinti che fosse un corso teorico, invece si è rivelato essere finalizzato all'ideazione di una startup.


Cosa ha ispirato la creazione di "LocalBuddy"?

Siamo partiti da un problema comune a molti viaggiatori: quando visitano una città straniera di affidano sempre alle guide turistiche, vedono praticamente solo i posti importanti dal punto di vista storico, mangiano nel primo posto che gli capita a tiro e socializzano pochissimo con le persone del posto. Alla fine dei conti, però, non hanno la più pallida idea di come davvero viva una persona locale! Quindi abbiamo pensato: perché i viaggiatori devono arrangiarsi a comportarsi solo da "turisti"? Perché non possono avere l'opportunità di vivere la città che visitano dal punto di vista di chi la vive tutti i giorni? Questo è l'obiettivo di LocalBuddy.


Avete incontrato difficoltà nella realizzazione del progetto?

Le difficoltà non sono state poche: in primo luogo il fatto che stiamo frequentando l'ultimo anno del liceo, quindi l'esame di maturità incombe e ovviamente non ci permettere di concentrarci quanto vorremmo sul progetto. All'inizio poi eravamo un po' spaesati, perché questo è un mondo completamente nuovo per noi! Ci siamo impegnati molto per capire come realizzare delle slide vincenti e per trovare un business model adatto, ma grazie al prezioso aiuto dei nostri mentor siamo riusciti a superare l'ostacolo velocemente.


In tutto ciò che ruolo hanno giocato compagni ed insegnanti?

L'ambiente scolastico ci ha dato un'influenza sicuramente positiva: i nostri compagni di classe ci hanno supportato molto, i professori si sono complimentati più volte e sono stato molto fieri del nostro lavoro e, più in generale, senza la scuola e la cogestione tutto questo non sarebbe stata possibile!

 

Come siete venuti a conoscenza del programma della regione Lazio "Startupper iSchool Academy"?

Dopo aver vinto la gara finale del corso scolastico, i mentor ci hanno invitato a visitare il BIC. Lì abbiamo scoperto del concorso Startupper School Jam e ovviamente non ci siamo lasciati scappare l'occasione!


Come avete reagito quando avete trovato un'altra applicazione (omonima) negli store?

Abbiamo scoperto dell'esistenza dell'app LocalBuddy quando la nostra idea era già avviata e piuttosto definita: all'inizio ovviamente è stato un bel colpo, ma una volta scoperto che non coincide assolutamente con il nostro progetto abbiamo deciso di proseguire con questo nome, senza preoccuparcene più di tanto.


Un giudizio complessivo su quest'esperienza?

 

È stata un'esperienza formativa, in quanto non solo ci ha aperto gli occhi sul mondo del lavoro e, più in generale, sul nostro futuro, ma ci ha anche fatto capire quanto sia complesso creare un'azienda. Credo che la cosa più importante sia che ci ha mostrato come lo sforzo, l'impegno e il lavoro alla fine vengano sempre riconosciuti e ripagati! Sicuramente ci ha aiutato a diventare ancora più uniti, ha arricchito la nostra amicizia e ci ha insegnato cosa significa davvero collaborare. È stata un'esperienza che ci ha dato molto e che non dimenticheremo

 È diventato famoso per le auto elettriche e i treni iper-veloci, ma tra i vari impegni trova il tempo di occuparsi della formazione scolastica dei figli. Con 14,3 miliardi di dollari, Elon Musk si piazza al 101 posto della classifica dei più ricchi di sempre. Direttore generale di Tesla, Space X e HyperLoop è considerato fra i CEO più innovativi del XXI secolo. Papà di cinque figli, ha deciso di fare una scelta radicale nell’insegnamento dei figli, togliendoli da una prestigiosissima scuola di Los Angeles per inserirli nella sua nuova creazione. Il nuovo istituto scolastico che Elon Musk ha fondato si basa su un principio univoco, “Ad Astra”: “Il nome è tutto un programma” dice lo stesso Musk  in un’intervista alla tv cinese. 

La vecchia scuola non rispettava le aspettative di Musk, pensava che i figli avessero un insegnamento troppo selettivo e le loro idee fossero spente proprio dai docenti stessi. Per questo ha deciso di creare una scuola tutta sua, un’idea che gli sta fruttando l’attenzione dei più importanti istituti privati americani che vorrebbero implementare il metodo ASTRA nei loro programmi scolastici.  Della scuola di Musk si sa poco. Servono poche frasi per capire che in questo ambiente scolastico la migliore regola è l’assenza di regole.  Gli studenti sono in totale 20, per ora solo i figli dei dipendenti di SpaceX, una delle sue aziende. Non sono divisi per età e ogni studente segue un percorso personalizzato sulla base delle sue attitudini personali. “In questa scuola non vogliamo tenere segreta la parte creativa dei nostri figli, ma vogliamo inserirli in un ambiente capace di stimolare la loro vena creativa”, prosegue Musk nell’intervista alla tv cinese. Il motto di Musk è: insegnare significa mostrare il problema e non solo lo strumento. Musk spiega che non tutti i bambini sono portati a fare le stesse cose degli altri e per questo ci vuole una scuola che personalizzi il loro percorso di studi in modo da avere un futuro più vicino alle loro reali capacità. Musk spiega che descrivere il funzionamento di un motore elettrico può risultare noioso e non tutti i bambini seguirebbero con lo stesso entusiasmo. Alcuni vorrebbero già passare allo step successivo e cominciare a comprenderne il funzionamento dall’interno. Per questo Musk spiega che dare in mano un cacciavite a un bambino e dirgli di usarlo per smontare ciò che ha imparato non è sbagliato, anzi può stimolare più aree del cervello e forse aprire quei lampi di genio, che porteranno le idee del futuro. Per ora la scuola di Musk è un’esclusiva dei dipendenti di Space X, ma forse in futuro non troppo lontano potrà essere la realtà di tutti i giorni.

 

Il Metodo Montessori: L’idea di Musk, ha trovato già applicazione in Italia grazie a Maria Montessori. Il metodo Montessori, praticato in circa 20.000 scuole si basa sulla libertà di scelta del proprio percorso di studi in base alle proprie attitudini. La somiglianza con il metodo Musk è quasi uguale, forse l’idea dello stesso Musk ha già trovato applicazione da molti anni in Italia ed Europa. Come è noto, il metodo educativo Montessori risale a 100 anni fa e fu usato per la prima volta con bambini in età puerile dei quartieri più poveri di Roma. Gli elementi caratterizzanti del metodo Montessori sono ben conosciuti. Le classi comprendono allievi di età diverse; si usano materiali educativi particolari; gli allievi hanno la possibilità di scegliersi il lavoro da svolgere in blocchi di tempo protratti; l’approccio è collaborativo; non ci sono voti né test; l’insegnamento di competenze avviene a livello individuale e di piccolo gruppo. Gli insegnanti guidano i bambini attraverso le varie attività in piccoli gruppi invece che stare in piedi di fronte all’intera classe (didattica frontale). Il metodo Musk non è il primo metodo scolastico rivoluzionario per la scuola elementare, basti pensare che Maria Montessori aveva pensato tutto questo già 100 anni fa. Musk avrà molti soldi a disposizione per creare una scuola tecnologicamente avanzata, ma la Montessori è stata lungimirante e Musk ha potuto solo copiare un metodo ormai collaudato.

La realtà aumentata approda nelle scuole. La Bologna Children’s Book Fair è stato il palcoscenico di presentazione dell'offerta di idee e strumenti innovativi rivolti al mondo della scuola e dei ragazzi della società informatica Applix: bSmart, piattaforma per la scuola utilizzata da oltre 300.000 insegnanti e studenti, Melazeta, digital agency che da oltre 15 anni valorizza i contenuti digitali sfruttando le logiche della gamification e Pubcoder, start-up che produce un software per la creazione di contenuti interattivi raccomandato a livello mondiale da Apple. Queste tre realtà lavorano in stretta sinergia sul futuro dei servizi e degli strumenti che accompagnano i ragazzi in tutti i momenti della loro giornata, dalla scuola e la lettura e all’entertainment.

“Siamo venuti a Bologna con le nostre aziende e partner per raccontare la nostra visione del futuro dell’education e dei contenuti digitali per ragazzi; Applix crede nella possibilità di usare il digitale per aiutare gli insegnanti nel loro lavoro quotidiano, per migliorare l’esperienza dei più giovani a scuola e a casa, per innovare e trasformare, anche radicalmente, l’apprendimento e l’entertainment” dichiara Claudio Somazzi, CEO di Applix Group. “Per noi si apre una nuova fase, che affronteremo con l’entusiasmo e l’esperienza di un gruppo di lavoro che ha sempre superato i suoi obiettivi”.

Scuola digitale: bSmart lancia l’ecosistema a misura di Animatore Digitale
Oltre 300 animatori digitali e docenti da tutta Italia hanno condiviso con Applix Education le proprie esperienze ed esigenze su come trasformare le scuole in poli di eccellenza nella didattica, anche grazie alla spinta innovativa del digitale.
Applix Education, in questa occasione, ha presentato il nuovo ecosistema bSmart nel quale animatori e i docenti hanno trovato una risposta efficace e semplice per la gestione del cambiamento della scuola previsto nel PNSD.
“Ci sono molte piattaforme per la scuola, ma bSmart è l’unica che fornisce contenuti già pronti al docente grazie ad accordi con i principali editori, che possono essere arricchiti con materiali auto-prodotti e sempre a disposizione in una biblioteca personale che cresce e si arricchisce giorno per giorno mentre si insegna.” - afferma uno dei numerosi Animatori Digitali che hanno provato bSmart.

“Grazie alle sue caratteristiche di immediatezza, ricchezza e flessibilità la nostra piattaforma permette di fare innovazione didattica guidando anche gli insegnanti tecnologicamente meno esperti alla sperimentazione positiva di nuove metodologie di insegnamento basate sugli strumenti digitali, senza richiedere alcuna competenza tecnica o formazione specifica” - afferma Emanuele Putignano, CEO di Applix Education.

 Le logiche della gamification applicate all’educazione - Le app sviluppate da Melazeta
Melazeta, l’azienda del Gruppo Applix dedicata al digital branded entertainment, ha fatto provare durante la fiera due app in realtà a virtuale per Samsung Gear VR, Da Vinci’s Mysterious GearWorks e Imaginary Prisons. Entrambe le app, ancora in fase di sviluppo, andranno ad alimentare la Art&Culture App Collection di Applix, che comprende già le app Virtual History e Being Leonardo, un autentico viaggio nel tempo in 3D.
Da Vinci’s Mysterious GearWorks è un Game che sfida i giocatori a provare le invenzioni impossibili di Leonardo. Con un semplice cenno di assenso della testa il giocatore inizia a volare intorno alla Firenze del ‘500 evitando stormi di uccelli e cercando di recuperare i manoscritti persi di Leonardo per guadagnare punti e aiutare Leonardo a costruire le altre invenzioni e sbloccare i livelli successivi.
Imaginary Prisons è invece un app inspirata alle incisioni del ‘700 dell’artista Giovanni Battista Piranesi. Un labirinto di 12 livelli con ambientazione noir che porta il giocatore a vivere l’angoscia di una prigione antica  portandolo a cercarne l’uscita e la luce nel più breve tempo possibile, il tutto in un ambiente completamente virtuale in cui il giocatore si muove con lo sguardo.

 “Crediamo fortemente nella realtà virtuale, una tecnologia che ci permette di sperimentare nuove forme di intrattenimento e di apprendimento per i ragazzi e non solo.  La Children’s BookFair è il contesto perfetto per presentare in anteprima i nuovi progetti di VR dedicati all’edutainment.” - dichiara Lara Oliveti, CEO di Melazeta.

 PubCoder lancia la nuova release ed Apple rinnova la sua raccomandazione mondiale.

“Abbiamo deciso di lanciare a Bologna la nuova release del nostro software e presentare il nuovo modello di licensing che riduce ulteriormente il costo per gli utenti “base”, apre al mondo education e offre agli editori il nuovo import da Indesign di grandissima efficacia” dichiara Paolo Albert, CEO di PubCoder. E aggiunge: “Pochi giorni fa Apple (http://apple.co/1T2kUKR) ha rinnovato per Pubcoder la sua raccomandazione dei migliori software per la creazione di ebook e app, cosa che ci spinge a costruire strumenti ancora più utili e innovativi”

Grazie alla collaborazione con Applix, PubCoder ha presentato a Bologna anche Shelf, uno strumento che permette di costruire una propria libreria sugli store, personalizzandola e di gestire contenuti, prezzi e dati con uno strumento web semplice ed efficiente.
Infine, PubCoder ha lanciato a Bologna una call per costruire un dizionario illustrato per aiutare i volontari dei centri di accoglienza rifugiati a comunicare più facilmente con i bambini, per replicare un’iniziativa già realizzata in Germania che si sta diffondendo in tutta Europa. L’iniziativa è realizzata con il patrocinio della Bologna Children’s BookFair e la collaborazione di Fondazione Migrantes, l’organismo della Chiesa Cattolica che si occupa di accoglienza e integrazione, ed ha raccolto un’adesione entusiasta della comunità italiana e internazionale dei creativi (info subit.ly/1RNANBm).

 

Arriva nelle scuole di Roma Dalla terra alla Luna, il progetto di educazione alla mobilità promosso da Michelin Italia con l’obiettivo di stimolare la curiosità e la voglia di innovazione degli studenti per renderli protagonisti di un futuro di viaggi più sicuri e sostenibili.

Essere viaggiatori e utenti dei trasporti non è la stessa cosa. Il viaggiatore ha maturato una vera cultura della mobilità, di cui ha ben chiare opportunità e responsabilità, ed è capace di rendersi conto che il viaggio è un sistema complesso. Maturare la cultura del “viaggiatore” vuol dire essere capace di cogliere le diverse opportunità di spostamento ed essere informato sulle innovazioni che migliorano ogni componente del sistema mobilità. Un mondo di nuove conoscenze e future opportunità professionali che si apre ai giovani. Il diritto alla mobilità va conciliato con il dovere di ridurre emissioni di gas serra, smog, inquinamento acustico, traffico e incidenti. Per farlo serve anche il pensiero sostenibile dei giovani: cioè la consapevolezza che ognuno di loro può contribuire al progresso del “sistema mobilità” con i propri comportamenti e con la ricerca di nuove prospettive di miglioramento.

Duemila classi delle scuole elementari e medie italiane riceveranno un kit didattico gratuito con una guida per il docente, ricca di spunti multidisciplinari, un magazine interattivo dedicato a studenti e famiglie e materiali per tutta la classe tra cui le carte Michelin Italia ed Europa.

Secondo i loro interessi e le priorità individuate dagli insegnanti, gli studenti potranno approfondire uno o più di uno degli argomenti trattati dal progetto, che evoca i diversi scenari in cui l’uomo si sposta e i modi e gli strumenti per farlo in modo sicuro, innovativo e attento all’ambiente, raccogliendo online e nei luoghi di vita immagini e notizie, commentando news e informazioni, proponendo soluzioni creative ai piccoli problemi di mobilità quotidiana.

E, alla fine, comporre creativamente un resoconto dell’originale viaggio didattico che hanno compiuto e partecipare così alla prova educativa Tracce di Viaggio.

Per partecipare al concorso le classi potranno presentare elaborati sotto qualsiasi forma – dal plastico al fumetto, dal disegno al power point – per aggiudicarsi il primo premio: una biblioteca di testi sul tema del viaggio del valore di 1.000 euro e un contributo ai viaggi di istruzione o uscite didattiche del valore di 800 euro.

L’iniziativa è inoltre supportata dal sito www.michelinfascuola.it, dove le classi potranno trovare news, video, giochi e attività da svolgere a scuola o a casa.

 

 

Dopo i recenti scandali dell’Elba, dove sono stati scaricati rifiuti tossici nel cuore del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, l’ambiente italiano continua a presentare problematiche ambientali rilevanti. I fumi di scarico dei principali poli siderurgici (Ilva di Taranto, Monfalcone, Dalmine), i rifiuti tossici scaricati dalle ecomafie nella cosiddetta Terra dei Fuochi, in provincia di Caserta, oltre allo sforamento in molte città del limite massimo dei livelli di CO2, fanno sì che il nostro territorio, tra i più ricchi di biodiversità d’Europa, presenti un livello di inquinamento preoccupante.

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Un caso degno di particolare attenzione, in Italia, è quello dell’amianto. L'amianto, detto la Pietra Immacolata, indistruttibile, resistente al fuoco, all'usura, agli agenti chimici, noto fin da tempi antichissimi, estratto dal sottosuolo e utilizzato dagli esseri umani per le finalità più disparate.

Un minerale così particolare, d'altronde, un silicato idrato dalla struttura curiosamente fibrosa, estraibile facilmente da cave e miniere piuttosto diffuse, non poteva passare a lungo inosservato e sfuggire alla curiosità dello sguardo umano.

Una 'pietra' straordinaria, la cui evidente plasticità permette di filarla in tessuti dalle proprietà uniche. La 'lana della salamandra', la 'pietra-tessuto' (crocidolite), il minerale 'dai sottili capelli d'oro' (crisotilo), la 'pietra di cotone' (pierre à coton): la fantasia dei primi scopritori e dei primi utilizzatori sembra gareggiare nell'inventare denominazioni che evocano immagini poetiche, in cui il riferimento alle proprietà tessili del materiale ricorre almeno quanto la evidente ignoranza della sua letalità.

A nessuno venne in mente di chiamare questo minerale 'la pietra della morte' perché dovettero passare centinaia di anni prima che la Scienza riuscisse, in tempi molto recenti, a mettere in correlazione l'esposizione dell'organismo umano alla fibra di amianto con l'insorgenza di malattie gravissime o addirittura inevitabilmente fatali.

Purtroppo, ancora oggi l’amianto è uno degli inquinanti più diffusi nel nostro paese, per via del largo impiego nell’edilizia. Tutt’oggi il materiale è presente in molte scuole. Il motivo principale di ciò è che il 74% dei nostri edifici scolastici è stato costruito prima dell’attuazione delle normative che hanno messo al bando questo pericoloso materiale e questo fa sì che circa 342.000 ragazzi sono esposti al rischio amianto ogni giorno. Le stime attuali parlano di circa 2400 scuole (più del 5% del totale) in tutta Italia che contengono nella struttura elementi in ETERNIT come cassoni, coperture per pavimenti e tubature. Questo risultato è dato principalmente dalla cattiva organizzazione, dalla poca comunicazione e collaborazione tra gli enti che hanno la responsabilità di bonificare e smaltire il materiale potenzialmente pericoloso. La legge vigente ( legge 257 del 27 marzo 1992) vieta l’estrazione del materiale, il suo utilizzo in edilizia, siderurgia e come materiale coibentante e ne prescrive la bonifica radicale da tutte le strutture in cui era presente sul territorio.

La legge è entrata in vigore nei primi anni 90, quando l’impiego dell’amianto era già in declino da molto tempo.

Tuttavia le straordinarie caratteristiche di questo materiale ne hanno favorito l’impiego massiccio per tutto il periodo del boom economico mondiale e della massima espansione dell’industria italiana, che ne ha tratto enormi profitti. E oggi il lavoro di bonifica è solo parzialmente compiuto.

Le cause principali che giustificano la presenza di amianto nei nostri edifici scolastici sono varie:

-Costi di possibili operazioni di bonifica a carico di aziende in regola

-Mancanza di ausili finanziari per queste operazioni dalle Regioni e dal Governo

-Mancanza di controlli, carenza e debolezza delle strutture incaricate dei medesimi.

-Lentezza nell'approvare i piani per lo smaltimento regionale.

Contattando varie aziende leader nel settore si possono definire i costi reali che potrebbe avere una reale operazione di bonifica:

50 mq 20-25 euro al mq

100 15-23

200 12-18

500 10-15

1000 9-13

Tali costi (tuttavia non elevatissimi) non possono essere supportati dei comuni o dalle regioni specifiche per una (quasi cronica) mancanza di fondi e di sussidi dello Stato.

La questione sembrava quasi essersi risolta il 29 Aprile 2013, quando il Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha dichiarato la sua soddisfazione per la riuscita della manovra d'intesa che avrebbe portato allo sblocco di 358 milioni di euro per il piano straordinario della messa in sicurezza delle scuole italiane.

Soldi quindi destinati anche alla bonifica dell'amianto. Ma, come al solito, l'operazione si è rivelata un flop totale, in cui i fondi destinati alla sicurezza sono svaniti nel nulla.

Secondo la legge 257 i piani per la bonifica dell'amianto dovevano essere accettati della Regioni entro 180 giorni dell'entrata in vigore della norma. Quindi facendo due calcoli tutti i piani regolatori dovevano essere accolti entro il 29 Agosto 1992. E pensare che Abruzzo, Calabria, Lazio, Molise, Puglia e Sardegna non li hanno ancora accettati dopo quasi 24 anni.

Ma non è tutto: entro quella data dovevano essere anche presentati (sempre dalle Regioni) i dati per la previsione dei lavori di bonifica per gli edifici pubblici. Tutt'ora solo Lombardia (2016) e Sardegna (2024) hanno presentato questi documenti.

Questi enormi ritardi ,inaccettabili data la gravità della situazione, sono la chiave per risolvere il problema, visto che con il via libera delle Regioni si potrebbe velocemente procedere per lo smaltimento.

Ma quali sono i rischi veri per la nostra salute? Cosa provoca veramente l’amianto?

Premettendo che l’amianto deve molta della sua pericolosità al fatto che non ci vuole un contatto molto prolungato per ammalarsi (infatti basterebbe inalare pochissime fibre per sviluppare a distanza di tempo malattie molto gravi) la presenza d’amianto nel nostro organismo (in particolare nei polmoni) porta nella maggior parte dei casi a tumori (principalmente della pleura, quella sottile pellicola che riveste il tessuto polmonare). Le due principali malattie che si riscontrano in soggetti intossicati da amianto sono:

Asbestosi

Una malattia cronica che causa insufficienza respiratoria. E’ causata dal continuo contatto, esposizione e dal numeroso inalamento di fibre e polveri d’amianto nel nostro organismo.

Mesotelioma pleurico

Tumore causato anche dall’inalamento di singole fibre del minerale in questione. Molto frequente negli operai addetti allo smontaggio di manufatti in amianto (come vecchi vagoni del treno).

Tra le tante particolarità di queste malattie una delle più conosciute in assoluto è la latenza, una parola che all’apparenza può sembrare misteriosa ma cha in realtà quando viene spiegata rivela tutto il suo significato.

La latenza è una peculiarità che fa apparire queste patologie ancora più crudeli: infatti secondo questa proprietà la malattia può iniziare a dare i primi sintomi anche dopo 30, 40 o nei casi peggiori anche 50 anni dopo il primo contatto.

Proprio per questi motivi la presenza di elementi in amianto nelle scuole è nella maggior parte dei casi fatale: infatti docenti ed alunni devono inevitabilmente venire a contatto con questi oggetti, sia per pochi mesi sia per molti anni.

Recentemente la situazione è degenerata, grazie ad un effetto a catena che ha visto susseguirsi denunce provenienti da ogni parte d’Italia: prima 5 nuovi casi a Roma, poi 34 a Milano ( in più altri 15 Istituti sono a rischio), 2 a Palermo e per finire a Torino, dove i magistrati stanno indagando sulla morte di 27 docenti, colpiti da tumori, cui la loro origine sarebbe riconducibile al prolungato contatto con l’amianto. Infine, secondo alcune testimonianze di un maestro sul letto di morte si sarebbe scoperto che le bonifiche nel suo Istituto erano state fatte quando la scuola era aperta, in piena attività e con docenti ed alunni presenti al suo interno. Finora ci sono 7 indagati.

Una domanda spontanea che sorge a tutti è: era noto dai primi anni sessanta che l’amianto fosse cancerogeno, eppure è stato largamente usato nell’industria e nella società, esponendo migliaia di lavoratori e causando migliaia di morti. La prospettiva di enormi profitti ha prevalso sull’interesse per il bene salute della popolazione e il benessere comune.

Chi lo ha permesso e perché?

Sul sito del Ministero dell’Istruzione è stato pubblicato un bando da 28 milioni di euro per dare alle scuole dei laboratori Fablab, dove istruire i ragazzi istruiti insegnando loro le basi dell’informatica e dell’elettronica. Le scuole vengono dotate di stampanti e scanner 3D, di kit per la robotica e per la programmazione informatica. Ogni scuola si occuperà di diversi progetti e chi si aggiudicherà il bando avrà un contributo pari a 15 mila euro.

“Con i 28 milioni stanziati finanzieremo 1860 progetti, coprendo oltre 1/3 delle scuole del primo ciclo. Un successivo finanziamento arriverà dal Pon”, ha commentato il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini durante la presentazione della quarta edizione del Maker Faire. Quest’anno tante le novità. Si parte con la nuova “Call for Big Bang Projects”. Una “call” rivolta a tutti, maker, artisti, visionari per costruire la Maker non solo nei contenuti, ma anche nelle sue attrazioni più importanti. È infatti possibile proporre le proprie idee che potranno essere presentate nell’area espositiva della Fiera per: 1) progetti di grandi dimensioni; 2) progetti con elevata interattività e coinvolgimento del pubblico; 3) allestimenti/attrazioni di forte impatto visivo adatte a caratterizzare gli spazi della manifestazione (padiglioni, percorsi esterni, ingressi e aree di accesso, ecc.); 4) aree per attività interattive (piste, voliere, palchi, laboratori, ecc.); 5) mostre e approfondimenti tematici.

Il 16 marzo scorso -in collaborazione con il MIUR- è partita la “Call 4 Schools”. Una qualificata giuria selezionerà 55 progetti (35 per le scuole secondarie di secondo grado, 5 per I.T.S e 15 per istituti scolastici appartenenti ai Paesi dell’Unione Europea) tra quelli più innovativi, che verrano ospitati nel corso della Maker Faire all’interno di un’area dedicata alle scuole. Nel 2015 parteciparono 110 istituti alla call e ne furono scelti 30 che, con le loro idee e opere, contribuirono all’enorme successo di pubblico dei padiglioni a loro riservati. La Maker Faire Rome considera, infatti, particolarmente importante il contributo delle scuole poiché è grazie all’energia e alla creatività dei nostri giovani che possiamo puntare al rilancio della manifattura italiana. Poi, come di consueto, ci sarà l’attesa “Call 4 Makers” che lo scorso anno ha registrato il numero record di oltre mille progetti provenienti da 40 diversi Paesi.

La “Call 4 Makers” 2016 si aprirà il prossimo 18 Aprile per chiudersi il 15 Giugno. Gli innovatori di tutto il mondo avranno tempo e modo per elaborare e presentare le loro creazioni. Tra i possibili modi per partecipare alla Maker Faire Rome, la call 2016 prevede: 1) esposizione del progetto attraverso la disponibilità di uno stand gratuito; 2) presentazione in pubblico del progetto, con la messa a disposizione di un’aula o un palco; 3) workshop: in questo caso sarà possibile avere a disposizione un’area dedicata, sempre senza costi, per dimostrazioni pratiche con il coinvolgimento attivo dei visitatori presenti. A Roma, il primo Fablab aperto in una scuola è nell’Istituto Comprensivo Rosmini, che si è dotato di stampanti 3D ed altre apparecchiature tecnologiche utili allo sviluppo “tecnologico” scolastico. Un altro esempio di scuola “Fablabizzata” è l’Istituto Tosi di Busto, ove i ragazzi studiano 6 lingue e si diplomano in 4 anni e le 30 ore scolastiche sono state alleggerite per dare spazio ad altre esperienze extra-scolastiche. Un progetto che interessa in particolare la Maker Faire è un canile domotico che offre una base riscaldata alle cucce dei nostri cani, inoltre, dei microcontrollori doseranno il cibo e l’acqua per il loro nutrimento.

 

 

Di Tiago Mendes Do Amaral

Il 2 aprile a Roncade, in provincia di Treviso, si terrà l’evento “La scuola che vorrei” organizzato da H-FARM, piattaforma digitale nata nel 2005 con l’obiettivo di aiutare giovani imprenditori nel lancio di iniziative innovative e supportare la trasformazione digitale delle aziende italiane. Inoltre dal 2010 H-FARM ha lanciato il progetto H-Campus, polo didattico che propone percorsi di formazione innovativi per i ragazzi dai 6 ai 26 anni.

All’evento, che durerà una sola giornata, parteciperanno ragazzi tra i 10 e 15 anni che metteranno a disposizione la loro creatività e loro idee per produrre un mini progetto attraverso il quale racconteranno la scuola che sognano per il futuro, dal punto di vista degli spazi, del modello educativo e della didattica.

I partecipanti saranno suddivisi in gruppi di lavoro e verranno accompagnati dal team di H-FARM durante tutta la fase di progettazione fino alla presentazione che potranno costruire con gli strumenti messi a loro disposizione. (iPad, foto, video, disegni, poster o altri supporti).

I ragazzini di oggi sono straordinariamente svegli - ha dichiarato Riccardo Donadon, fondatore e amministratore delegato di H-Farm all'agenzia di stampa Adnkronos - e hanno un’enorme opportunità di crescere e imparare in modo diverso da come lo faceva la nostra generazione. Grazie a Internet la conoscenza è letteralmente alla loro portata e noi dobbiamo indirizzarli e condurli affinché comprendano in modo corretto tutte le occasioni che hanno a disposizione, così che sappiano orientarsi e scegliere in maniera consapevole. I giovani sono il nostro futuro e noi abbiamo il dovere morale di investire su di loro”. A proposito dell’evento si è espresso anche Carlo Carraro, professore di econometria ed economia ambientale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia ed Head of Education di H-Farm: “Stiamo costruendo un progetto educativo completamente nuovo - spiega Carlo Carraro - e non possiamo non considerare le idee di chi ne è protagonista. Questa è la prima edizione di un appuntamento che diventerà per noi strutturale per raccogliere dai ragazzi le idee migliori rispetto a cosa si aspettano dalla formazione".

A conclusione dell’evento i progetti e le idee più interessanti e innovative saranno premiate da una giuria speciale, composta da un gruppo di giovani che lavorano in H-FARM. I primi classificati verranno premiati con una settimana gratuita ai Digital Native Camp 2016, in programma quest’estate, e vedranno esposto il proprio lavoro nella sede scolastica di appartenenza e sui canali social di H-FARM.

 

 

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