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Economia

Economia (5)

Il sistema di Blockchain, catena di blocchi, è un database che sfrutta la tecnologia peer-to-peer, formato da diverse entità capaci di organizzarsi da sole senza bisogno di un sistema centrale che le controlli. Questo meccanismo è utilizzato soprattutto nella Bitcoin, la valuta elettronica inventata nel 2009 da Satoshi Nakamoto: si registrano tutte le transizioni effettuate, con l'importo, il destinatario e il mittente. È molto sicuro perché appena il sistema registra una transizione in un “blocco” passa subito a quello seguente, senza dare l'occasione a eventuali hacker di cancellare i dati relativi al passaggio di denaro virtuale appena compiuto.

 

 

La Blockchain può essere utilizzata non solo nell'ambito del Bitcoin. Ad esempio, se due macchine senza pilota umano, ma virtuale (già state inventate ma che circoleranno abitualmente tra qualche anno), si tamponano, e sono registrate in Blockchain, il sistema elabora la dinamica dell'incidente in base ai dati forniti dalle macchine stesse. Una trasmette che il suo faro destro è rimasto danneggiato, l'altra che invece il faro sinistro è rotto; allora Blockchain ricostruisce l'accaduto, stabilisce chi ha sbagliato, manda un messaggio alla macchina “colpevole” e al suo proprietario con il contenuto che hanno pagato una multa di 5 bitcoin. Così facendo si è risparmiato tempo e ogni macchina può tornare per la sua strada.

Blockchain ha anche altri utilizzi: ad esempio, se desidero che una piccola parte delle tasse che pago (in bitcoin) vada al fondo per i terremotati, essa confluirà in una cassa virtuale (“terremoto in centro Italia”). Io posso sapere, grazie al sistema della Blockchain, dove sono finiti i bitcoin da me pagati, posso sapere se sono finiti nelle tasche di qualcuno o se con quelli è stata costruita una tenda per i terremotati. In questo modo nessuno può prendere nemmeno una piccola parte dei bitcoin che io ho pagato in tasse per utilizzarli a scopi personali.

Ecco quindi i molteplici utilizzi della tecnologia Blockchain, il cui utilizzo si può estendere anche al ramo finanziario: secondo un report di InnoVentures, si potrebbero risparmiare in commissioni bancarie dai 15 ai 20 miliardi di dollari entro il 2022, grazie all'incidenza sulle transazioni.

 

Inoltre, registrandoli, si possono gestire i propri dati medici, le cartelle cliniche ed i pagamenti in fatture; questo faciliterebbe la condivisione di informazioni cliniche con medici e ospedali. 

Lo scorso 15 novembre a Milano è stato presentato il Rapporto Cerved 2016, pubblicazione annuale che analizza lo stato economico-finanziario delle Piccole e Medie Imprese (Pmi) italiane. Il rapporto, presentato in occasione del meeting annuale Osservitalia, è stato realizzato da Cerved S.p.A, primo Information Provider in Italia e una delle principali agenzie di rating in Europa. Nel 2015, rivela il rapporto, il numero delle Piccole e Medie Imprese è arrivato a quota 137 mila, registrando un incremento dello 0,4% rispetto al 2014. Di queste, 112.378 rientrano nella categoria di “piccola imprese” mentre 23.736 sono “medie imprese”, secondo la classificazione stabilita dalla Commissione Europea. (vedi note)

Le Pmi, secondo Cerved, rappresentano il 22% di tutte le imprese che hanno depositato un bilancio positivo e danno oggi lavoro a circa 3,8 milioni di persone, di cui 2 sono occupati nelle piccole imprese. Tutti gli indicatori delle Pmi italiane sono favorevoli, ci dice Cerved, in primis i ricavi che nel 2015 hanno registrato un aumento del 3,1% rispetto al 2014. Nel 2015 è poi calato del 20% il numero delle imprese fallite rispetto al 2014 e lo stesso andamento si è registrato nei primi mesi di quest’anno (-15% delle imprese fallite rispetto al 2014). È migliorato, inoltre, il livello di rischiosità medio: nel 2015 il 51,5% delle Pmi ha avuto un profilo “solvibile” (nel 2014 era il 48,3%) mentre il 16,6% ne ha avuto uno “rischioso” (nel 2014 era il 17,7%). Nonostante la ripresa in corso, fa sapere Cerved, i livelli di produttività pre-crisi risultano essere ancora lontani. Questa perdita di produttività è, secondo molti osservatori, anche sintomo di una scarsa capacità da parte delle imprese italiane di investire in innovazione.

A tal propositivo, dal 2012 ad oggi, sono state introdotte una serie di norme, da parte dei governi, per favorire la nascita e lo sviluppo di startup, con una serie di benefici amministrativi e fiscali alle nuove aziende che soddisfano alcuni requisiti come gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S), presenza di dottorandi nel personale e brevetti, che possono così essere iscritte ad una sezione speciale del Registro delle Imprese. Oltre a Pmi e startup iscritte alla sezione speciale (circa 7 mila imprese), esistono migliaia di altre aziende che, pur producendo prodotti e servizi innovativi, non compaiono sui registri ufficiali. Da una ricerca realizzata da Cerved è emerso che esistono 6mila startup e 4 Pmi, oltre a quelle iscritte ai registri ufficiali. La ricerca ha, inoltre, diviso le startup e le Pmi innovative in otto aree tematiche : mobile&smartphone (circa 4 mila startup e Pmi innovative), ecosostenibilità (2500), biotecnologie (circa 2 mila), software e Internet of Things (1.700), modellazione 3D (mille), big data e app (poco meno di mille), R&S (415) e ingegneria (289). Da questa ricerca Cerved ha tratto una mappa dell’innovazione italiana che indica il numero di startup e Pmi presenti sul territorio nazionale.  

Dalla mappa emerge il tipico divario tra le regioni del Nord e del Sud Italia con la sola eccezione di Cagliari, storicamente una realtà importante per l’innovazione digitale. In particolare, oltre un quarto delle imprese innovative ha sede a Milano (circa 2.675 tra startup e Pmi) e a Roma (3274). Seguono Torino con 798, Napoli con 520 e Bologna con 450. Trento risulta essere la provincia più innovativa per numero di startup presenti sul territorio e seconda per numero di Pmi innovative. Seguono Trieste, Ancona e Pordenone. Concentrandosi invece sui singoli settori si scoprono realtà interessanti anche nel Mezzogiorno. Isernia e Potenzia, ad esempio, per le biotecnologie, Enna per l’ecosostenibilità, Oristano per l’ingegneria, Crotone per la stampa 3D, Cosenza per ricerca e sviluppo, Campobasso per l’Internet of things.

Nei prossimi anni, fa sapere il Cerved, gli indicatori economici dovrebbero continuare ad essere positivi, in linea con le stime Ocse che prevedono un aumento del Pil pari allo 0,8% per il 2016 e dello 0,9% per il 2017. In base a questo scenario, il rapporto Cerved prevede una graduale accelerazione del fatturato e del valore aggiunto delle Pmi che aumenteranno rispettivamente del 4,2 e del 5,2% al 2018.

 

Note:

Classificazione delle Pmi stabilita dalla Commissione Europea:

Le “piccole imprese” devono avere meno di 50 dipendenti e devono avere un fatturato che non superi i 10 milioni di euro all’anno. Le “medie imprese” devono avere meno di 250 dipendenti e devono avere un fatturato che non superi i 50 milioni di euro all’anno.

Il Black Friday è un occasione puramente commerciale [il 25 novembre], dove negozi e magazzini fanno grandi sconti sulla loro merce. Questa festività viene dopo il giorno del ringraziamento. Questo evento oltre a essere molto atteso dalla popolazione è anche molto ambito dai finanziari e dai borsisti, per via delle grandi entrate di denaro che vengono registrate.

Molte persone aspettando questo evento restano fuori tutta la notte in attesa dell’ apertura del negozio. Per far capire quanto denaro viene speso in questo giorno basta prendere un dato del 2013, dove in un solo giorno, ottanta milioni di persone hanno speso 57,4 miliardi (per fare un paragone, è come se tutta la popolazione della Germania fosse andata a fare shopping nello stesso giorno).

Il nome proviene dalla città di Filadelfia e dovrebbe significare il grande caos e il traffico che c’è in quei giorni. È inoltre chiamato Black Friday per una tradizione, ovvero le annotazione e i conti trascritti sui libri dei notai passano dal rosso (che simboleggia il calo e le perdite) al nero (che simboleggia i guadagni).

Il Cyber Monday è semplicemente il lunedì dopo il Black Friday, dove venditori online, tra cui ovviamente Amazon, fanno grandi sconti sui prodotti elettronici. In particolare Amazon in questa settimana ha fatto grandi offerte su prodotti ogni 5 minuti, ci sono state più di 10.000 offerte e sconti arrivati fino al 40%, con una media di circa sette ordini al secondo. Oltre Amazon anche le compagnie aere Ryanair e EasyJet hanno sfruttato il Black Friday per offrire grandi sconti su viaggi e biglietti aerei.

 

Questi siti hanno riscosso molto successo perché la tecnologia sta diventando parte integrante della nostra vita. Infatti si è registrato un calo nella visita nei negozi fisici del 3,5%.

Le Fintechattaccano le banche tradizionali. La Tecnologia Finanziaria o Fintech è una serie diprodotti e servizi finanziari Business to Business Business to Consumer, che vengono erogati attraverso le più sofisticate tecnologie finanziarie come il Mobile payment ed i trasferimenti bancari P2P. La parola Fintech è all’interno della New Economy ed è essenzialmente un nuovo segmento del mercato finanziario, che si sta ritagliando sempre più spazio all’interno di esso attaccando vari settori bancari ed assicurativi tradizionali. Una innovazione quella delle Fintech che potrebbe portare alla rivoluzione della sostituzione del denaro contante, nelle transazioni di denaro che vengono fatte ogni giorno. 

 

La maggioranza delle banche, è preoccupata di perdere parte del proprio business a vantaggio delle nuove realtàFinTechche si stanno dimostrando migliori interpreti dell’evoluzione delle esigenze del cliente. Infatti dallo studioGlobal FinTech Survey 2016diPwC, che ha raccolto il punto di vista di circa 550 CEO di livello globale, Tre quarti degli intervistati indica che l’impatto principale delle tecnologie FinTech sul settore bancario sarà un servizio sempre più incentrato sul cliente. Il quale attualmente rappresenta il punto debole delle banche tradizionali, tuttavia rappresenta invece il punto di forza di queste startup che, cogliendo le frustrazioni della clientela come un’opportunità, si adoperano per risolverle rispetto ai player tradizionali che tardano in tale sviluppo. 

 

La banca d'affari Goldman Sachs è un autorità  in questo mercato. Infatti secondo le sue stime, le realtà che operano nei servizi finanziari rischiano di perdere 4,7 miliardi di dollari di ricavi l’anno a favore delle Fintech, che sfruttano il meglio delle ultime tecnologie per offrire soluzioni all’avanguardia. 

Le banche tradizionali, per far fronte a questa situazione, stanno stringendo delle collaborazioni con questi player con l’obiettivo di migliorare i propri servizi. Secondo Price Waterhouse Coopers,  circa il 15 per cento degli istituti ha già preso sotto la propria ala protettrice una o più startup Fintech tramite programmi di incubazione, mentre un terzo ha in corso una partnership e il 22% ha aperto i cordoni della borsa per comprarne una. Inoltre il recente rapporto di KPMG e CB Insightsrileva che gli investimenti globali nelle compagnie Fintech hanno raggiunto i 19,1 miliardi di dollari nel 2015, 13,8 dei quali provengono da fondi di venture capital. 

Tuttavia permangono alcune difficoltà sul lancio del nuovo settore rilevati dal primo World FinTech Report (Wftr)realizzato daCapgeminieLinkedInin collaborazione conEfma. Emerge dallo studio che le Fintech stanno guadagnando presenza e impulso presso i clienti più giovani, agiati e pratici di tecnologia. La diffusione è maggiore nei mercati emergenti, con oltre il 75% di clienti in Cina e India. 

Tuttavia, ilivelli di fiducia complessivi dei clientinei confronti delle FinTech  rimangono bassi: il 23,6% dei clienti afferma di fidarsi del proprio provider FinTech rispetto al 36,6% degli operatori tradizionali. Inoltre i clienti hanno fatto notare come gli istituti finanziari tradizionali detengano ancora un certo vantaggio su quelli FinTech quando si tratta di protezione dalle frodi, qualità del servizio e trasparenza

Le zone rurali cinesi sono una risorsa da sfruttare. Così pensa Jack Ma, il fondatore dell'azienda di eCommerce Alibaba Group che ha deciso di investire circa 154 milioni di dollari, vale a dire un miliardo di yuan (la moneta cinese), affinché i giovani diplomati provenienti dalle zone più disagiate della Cina possano avviare una loro impresa nei loro territori e paesi natii, in cambio però di una piccola percentuale del loro futuro fatturato.

 

Per la realizzazione di questa “macchina di produzione di strat up”, il plurimiliardario si servirà di Ant Financial (più conosciuto come Alipay) per gestirne la parte economica mentre dal punto di vista legislativo sarà affiancato dalla Lega della Gioventù Comunista Cinese, la principale organizzazione politica per la promozione dell'educazione comunista tra le nuove generazioni.

La scelta di queste “particolari” zone in cui investire, è di fatto l'emblema di una strategia accurata e approfondita. Molti investitori, in particolare spagnoli, sembrano essere interessati nei finanziamenti che riguarderanno questi terreni perché considerata come una vera e propria risorsa da poter sfruttare in vista del boom economico, appena iniziato, che coinvolgerà la Cina nei prossimi 10 anni e la porterà ad occupare, secondo le previsioni dei principali quotidiani economici, la prima posizione nella classifica delle nazioni con il maggior tasso di crescita.

 

Per Jack Ma, tuttavia, questa non è la prima esperienza al di fuori di Alibaba. Già l'anno scorso infatti aveva investito più di 215 milioni di dollari in “Tango”, applicazione per la messaggistica e le videochiamate; successivamente ha finanziato insieme all'azienda statunitense Andreessen Horowitz “Lyft”, applicazione che mette in collegamento diretto passeggeri ed autisti così da fornire un servizio di trasporto automobilistico completamente privato e ha infine contribuito con un investimento di più di 120 milioni di dollari alla nascita di “Kabam”, un'azienda privata fondata nel 2006 a San Francisco per lo sviluppo del gaming online. La vita di quest'imprenditore quindi non è altro che un susseguirsi di successi sia tecnologici che economici che hanno portato così un semplice insegnante di inglese ad essere uno degli uomini più ricchi della epubblica popolare cinese. Ma, in fondo, come recita un antico proverbio cinese:L’uomo che sposta le montagne comincia portando via i sassi più piccoli”.

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