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Cultura (19)

Martedì 11 aprile all'IIS Leonardo da Vinci in via Cavour si è tenuto un incontro con la Presidente della Camera Laura Boldrini, che ha trattato l'argomento del ciberbullismo, tematica sulla quale la Camera si è concentrata molto negli ultimi tempi, creando la Carta dei Diritti e dei Doveri di Internet su richiesta di ragazzi, genitori e insegnanti.

Come viene promossa la Carta dei Diritti e dei Doveri di Internet?

Il Ministero dell'Istruzione gira nelle scuole proprio per promuovere questa Carta, per stabilire un contatto con gli insegnanti e i giovani e  per far capire che ci sono dei diritti e dei doveri in internet. L'obiettivo è dare ai ragazzi gli strumenti per un uso consapevole della rete.

 

Qual è il diritto principale e il dovere più importante secondo lei?

Il diritto intanto, dalla parte nostra, è quello di consentire a tutti un accesso alla rete quindi mettere tutti in condizione di poter accedere alla rete o comunque di avere una formazione adeguata. Dopodichè ci sono appunto dei doveri: ognuno deve sapere che quando scrive dei commenti dall'altra parte c'è qualcuno che li riceve. Quindi la libertà di espressione deve essere correlata anche dalla libertà degli altri di essere rispettati, e quindi in questo senso bisogna far capire e promuovere una cultura del rispetto. Ma anche dire ai ragazzi che, ad esempio, i loro dati hanno un valore quindi capire che non è tutto gratis e non è tutto così semplice; c'è chi sulla rete si arricchisce e questo significa che loro devono sapersi proteggere. Dopodichè un altro messaggio che io voglio dare ai giovani sempre è di non subire la violenza. Mai. Né in rete né fuori della rete, e se qualcuno si deve vergognare è il bullo, non chi è messo in condizioni di essere oggetto di violenza.

 

L'importante è che le persone che vengono “bullizzate” sappiano che le istituzioni sono dalla loro parte. 

Assolutamente sì, il Ministero ha fatto tanto sta facendo molto, e noi con la nostra Commissione ci stiamo dando da fare, la polizia postale sta facendo molto. Insomma c'è uno sforzo collegiale, noi abbiamo anche un provvedimento che io mi auguro che possa essere finalizzato quanto prima, ce lo chiedono tanti ragazzi e tanti genitori. È un provvedimento sul cyberbullismo, perché noi non possiamo stare a guardare mentre tutto questo avviene; il legislatore ha il dovere di dare gli strumenti a tutti per sentirsi sicuri e protetti.

 

Come si sviluppa lo spirito critico delle nuove generazioni per non diventare vittime della rete?

Si sviluppa parlando, discutendo, comportandosi, facendo caire che ci sono degli interessi dietro alla rete, che non è tutto così gratis e così meraviglioso. Che sicuramente è un grande spazio di libertà e quella libertà va salvaguardata, dai violenti e da chi vuole speculare su quella libertà. Quindi è giusto dare gli strumenti ai giovani e anche agli insegnanti, perché così possano lavorare insieme. 

La Commissione Internet della Camera ha fatto questa Carta dei Diritti e dei Doveri di Internet, che è stato frutto di un lavoro fatto con i Deputati, con gli esperti, ma anche con la consultazione pubblica online, è uno strumento che può aiutare in questo senso. Quindi noi abbiamo fatto un protocollo col Miur, grazie al quale adesso la Commissione esce da Montecitorio e va nelle scuole di tutta Italia, e questo mi sembra un segnale costruttivo di attenzione a dire che le istituzioni e i giovani possono lavorare insieme per riuscire a fare in modo che questo spazio sia uno spazio che in futuro ci darà sempre nuove opportunità.

 

Lei ha detto che ci si deve sempre immedesimare nell'altro quando si scrive su internet. 

Sì, ci si deve sempre mettere nei panni dell'altro, chiedersi “che cosa farei io se ricevessi tutto questo?”. Perché scrivere cose di getto senza fare una riflessione prima? Perché questo succede? Spesso perché le cose che vengono fatte circolare sono scritte ad arte per inquinare con l'odio la rete. Le bufale, la disinformazione, sono una minaccia, un pericolo per la democrazia, laddove  invece essere informati correttamente è un diritto. Ecco, chi fa invece l'azione contraria lo fa proprio per creare caos, scompiglio e angoscia nella gente, nella popolazione o danneggiare imprese o singoli individui. Quindi è importante che su questo si lavori molto, dare a tutti gli strumenti per difendersi da questo tentativo, di evitare qualsiasi valutazione sulla realtà oggettiva dei fatti. 

Al Premio Romei 2017 è stata premiata una delle più brillanti penne del giornalismo italiano nonché l’autore di celebri saggi di argomento politico-sociale tra cui  “La casta”, “L’orda: quando gli albanesi eravamo noi” e “Negri, froci, giudei & co.: l’eterna guerra contro l’altro”. 

Gian Antonio Stella, nel suo ultimo articolo per il Corriere della Sera ha mostrato alcuni dei tesori più preziosi della biblioteca Capitolare di Verona. Tuttavia la maggior parte di questi spazi culturali sono costretti ormai a confrontarsi con il mondo di internet; come si possono conciliare queste due realtà?

In genere le biblioteche, tra cui quella di Verona, sono obbligate a svolgere questo lavoro di “avvicinamento” ad internet digitalizzando molti dei documenti che preservano per renderli  sfogliabili o, più semplicemente, osservabili. Il vero problema che hanno questi enti culturali, soprattutto in Italia, è però che sono “sottopagati”. 

In che senso?

La biblioteca di Firenze, per esempio, è pagata un trentasettesimo rispetto alle sue pari francesi o londinesi e, nonostante ciò, riesce a ad avere un simile numero di visitatori. È evidente però che la biblioteca più frequentata al mondo rimane, ormai da circa una decina d’anni a questa parte, la “Google”. 

Il web però non sempre è così “educativo” e anzi, sono sempre più virali i casi di disinformazione. Come possiamo salvaguardarci dalle cosiddette “fake news”?

Fermo restando che sul modem andrebbe scritto come sui cassoni di dinamite “Attenzione maneggiare con cura”. Sul caso Donald Trump infatti è uscito di tutto su internet. Una falsa intervista a Mac Cobain in cui affermava “la nostra generazione cambierà il mondo non mi stupirei se l’America ora eleggesse una persona ricca e incorruttibile come D.T.” Hanno pubblicato un’intervista a Yoko Ono in cui sosteneva di aver avuto un’avventura sessuale negli anni ’70 con la Clinton. Hanno pubblicato un suicidio di un agente del FBI coinvolto in un caso di pedofilia a cui si potevano ricollegare le email di Hillary Clinton. Si è detto che il papa avrebbe votato Donald Trump. Internet è come la dinamite: può essere utilizzato per fare una strada o per uccidere persone. 

La presidente Boldrini ha creato il sito bastabufale.it. Secondo lei può funzionare?

Forse si. Ciò che mi ha colpito della presidente è che ha pubblicato gli insulti ricevuti. 

A proposito di politica, sono ormai passati dieci anni dal suo celebre libro “La casta”. Cosa è cambiato?

I vitalizi del parlamento sono stati dimensionati ad esempio sono stati dismessi e poi hanno abolito il finanziamento pubblico. Cosa che io non avrei fatto.

Perché?

Perché ci vuole misura. Andava ridotto (ad esempio del 70%) ma non abolito perché altrimenti fanno politica soltanto i ricchi. Il vero cambiamento si realizzerà soltanto quando si avrà un maggiore controllo sui costi della politica e soprattutto quando si verificheranno quei cambiamenti che non sono stati ancora fatti.  

Un esempio?

La scuola. Il sistema scolastico va avanti per sanatorie da un secolo e mezzo, da prima dell’unità d’Italia. Nonostante i suoi difetti la scuola italiana riesce comunque a conquistare il mondo anche se preferirei che questi cosiddetti “cervelli in fuga” restassero nel nostro paese. 

Secondo lei gli studenti che manifestano contro tale sistema stanno reagendo nel modo sbagliato quindi?

Se io avessi diciott’anni in effetti non manifesterei per il diritto allo studio o per l’inefficienza dei trasporti. Sono problematiche troppo complesse e che difficilmente riescono ad individuare un unico responsabile. 

E per cosa manifesterebbe?

Mi opporrei agli ordini professionali. Ufficialmente sono aperti ma sappiamo tutti che ciò non corrisponde al vero. Non perseguono chi viene condannato dalla magistratura (architetto casa Scajola) e scartano i giovani talentuosi che desiderano accedere al mondo del lavoro. Difendono chi è già inserito, chi è già forte. Fanno i cani da guardia non al potere ma del potere. 

Qual è il ruolo della donna nel contesto ebraico?

Nel mondo ebraico le donne hanno un ruolo centrale nella conduzione della vita familiare. È un ruolo importantissimo, perché è attraverso le donne che viene trasmessa l’ebraicità ai figli. 

Dopo 2000 anni, diventare lei la guida della comunità ebraica di Roma, è segnale di un cambiamento per le donne?

- Se all’interno del nostro contesto questo non rappresenta una novità, non percepita nel mondo circostante, questo mio ruolo è sicuramente un segnale importante: una donna, guida della comunità ebraica

Secondo Lei come si potrebbe arginare la violenza sulle donne?

-Questa è una bellissima domanda. La violenza sulle donne passa attraverso tanta degenerazione. 

Attraverso quali valori la si può sconfiggere 

- Prima tra tutte è l’educazione, i modelli, i ruoli. Se non si riparte all’ interno della famiglia a stabilire il ruolo dell’ uomo  e della donne, stabilire il rispetto che deve essere alla base di ogni tipo di relazione, se non si fa tutto questo sarà molto difficile arginarli.

L’esposizione "LOVE" allestita nello splendido Chiostro del Bramante, che, ristrutturato nel 1997, ha così celebrato i suoi 20 anni di attività espositiva, è stata la mostra rivelazione del 2016. In sei mesi è stata visitata da oltre 83mila persone delle quali 7 su 10 erano minorenni. Un’esposizione che rende il visitatore non solo spettatore ma anche partecipe.

Innanzitutto non solo è stato abolito il divieto di non fotografare le opere, ma è stato al contrario chiesto esplicitamente di condividere quello che si è preferito durante il percorso con l’hashtag #chiostrolove per poter raggruppare tutte le foto sotto un’unica voce. Il risultato? Su Instagram sono stati condivisi 25 mila post. Inoltre il visitatore poteva scegliere uno fra i cinque “partner audio” disponibili, diversi ognuno per caratteristiche e personalità differenti e questi lo avrebbe accompagnato per l’intera durata della mostra rendendo ancora più particolare il percorso.

Una mostra dove sono stati riuniti molti artisti dell’arte contemporanea i quali hanno cercato di coinvolgere il pubblico in modi decisamente anticonvenzionali. Punto cardine della mostra: l’amore, in tutte le sue sfumature e sfaccettature. L’amore felice, quello che dona gioia, quello per i più piccoli, quello sensuale fino a quello che si trasforma in odio. Non si può rappresentare in modo più chiaro questo sentimento se non con l’arte perché, come spiega il curatore della mostra,” l’arte è una grande dichiarazione d’amore”.

Una delle installazioni preferite dai visitatori è stata la infinty mirrored room. Si tratta di una stanza di specchi all’interno di un cubo dove lo spazio, grazie ai giochi creati appunto dagli specchi sembra ripetuto all’infinito. Un’installazione che annulla i confini che ci sono tra la verità che l’uomo conosce e l’irrealtà.

Quello che però resta nell’immaginario collettivo è il cubo formato dalla parola LOVE simbolo della mostra.

 

Siti protetti dall’Unesco, come il Palazzo dei Normanni e la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, ma anche il Teatro Massimo e il Palazzo Conte Federico, situati all’interno di Palermo saranno valorizzati al massimo: la città è stata nominata Capitale della Cultura 2018. La scelta della giuria coordinata da Stefano Baia Curioni, insegnante di economia della cultura, è stata comunicata da Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali. La città ha vinto contro le finaliste, a rappresentare il nord Italia, Trento, Aquileia, Montebelluna, Settimo Torinese e Comacchio. Per il Centro Italia è stata Recanati, mentre gli esponenti del Mezzogiorno sono stati Ercolano, Palermo e l’unione dei Comuni elimo-ericini (Erice, Buseto Palizzolo, Custonaci, Paceco, San Vito Lo Capo, Valderice) in Sicilia. Infine in Sardegna, Alghero. Ma, come ha detto il sindaco Orlando quando ha invitato sul palco i sindaci delle città escluse, “abbiamo vinto tutti”, infatti Palermo è “la città dell’accoglienza”. 

“La candidatura è sostenuta da un progetto originale, di elevato valore culturale, di grande respiro umanitario, fortemente e generosamente orientato all’inclusione, alla formazione permanente, alla creazione di capacità e di cittadinanza, senza trascurare la valorizzazione del patrimonio e delle produzioni artistiche contemporanee. Il progetto è supportato dai principali attori istituzionali e culturali del territorio e prefigura anche interventi infrastrutturali in grado di lasciare un segno duraturo e positivo. 

Gli elementi di governance, di sinergia pubblico-privato e di contesto economico, poi, contribuiscono a rafforzarne la sostenibilità e la credibilità”, sono le motivazioni grazie alle quali il progetto di Orlando ha vinto sulle altre città.

Il premio, oltre al titolo, è di 1 milione di euro che il sindaco ha deciso di destinare ai progetti Erasmus, favorendo scambi da e per l’estero. Inoltre saranno favorite attività culturali nell’anno 2018, infatti sulla facciata del Teatro Massimo, che è stato illuminato con la bandiera italiana per festeggiare la nomina, sono stati già affissi i cartelloni che annunciano che nel 2018 verranno messi in scena Rigoletto di Verdi, Turandot di Puccini, con la regia di Bob Wilson il balletto Adam’s Passion, infine lo spettacolo del coro Arcobaleno. Le migrazioni nel Mediterraneo, grazie al festival delle letterature migranti e le   tradizioni religiose, a partire dal festino di santa Rosalia, saranno alcune delle tematiche culturali affrontate. Ci saranno anche il festival di Morgana dedicato ai bambini, la “Via dei librai”, il progetto “La mia scuola diventa conservatorio” sull’alfabetizzazione musicale.

Inoltre, proprio nel 2018 si terrà a Palermo Manifesta 12, una biennale nomade di arte contemporanea europea, che ha scelto la città come sua sede proprio perché Palermo è rappresentazione di due tematiche molto importanti per l’Europa: i cambiamenti climatici e l’immigrazione; è stata conquistata da molte civiltà che hanno vissuto in Europa, è stata un punto di incontro tra Africa e Medio Oriente, e questo la rende una città multiculturale.

A proposito di Manifesta 12 il sindaco Orlando spiega che questa è “l'occasione per celebrare Palermo per quello che è veramente: un laboratorio per le scienze umane, arte e cultura. La città sarà in grado di rinnovarsi e di aprire una strada per il suo futuro”.   

Le Giornate Fai di primavera compiono 25 anni e festeggiano con l'apertura straordinaria, il 25 e il 26 marzo, di ben 1000 siti in 400 località. Si è conclusa, inoltre, l’ottava edizione del censimento nazionale I Luoghi del Cuore promosso dal FAI ogni anno, in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Lo scopo è quello di salvare le bellezze spesso sconosciute d’Italia: chiese, castelli, grotte, parchi, aree archeologiche, conventi che sprofondano nell’abbandono, ma che meritano di essere valorizzati, riscoperti, ristrutturati. 

 Il luogo vincitore di quest’anno è il Castello di Sammezzano, in provincia di Firenze, con 50.141 voti, che era sconosciuto anche all’associazione, prima di essere scoperto grazie a uno dei votanti che lo ha proposto. La tenuta di cui fa parte il castello appartenne nei secoli a diverse importanti famiglie: gli Altoviti, poi, per volere del Duca Cosimo, a Giovanni Jacopo de' Medici, che infine la vendette a Sebastiano Ximenes. Tali beni restarono alla famiglia Ximenes d'Aragona fino all'ultimo erede, Ferdinando, che morì nel 1816.

Al secondo posto, con 47.319 voti il Complesso Monumentale di Santa Croce in provincia di Alessandria; le Grotte del Caglieron al terzo posto con 36.789 voti. L’Area Archeologica di Capo Colonna in provincia di Crotone con 31.223 voti quarto posto, e la Ditta Guenzati, più antica bottega di Milano al quinto posto con 31.069 voti. 

Questa classifica si basa sui voti di cittadini e comitati, arrivati a 1.573.032 preferenze che hanno segnalato 33.264 luoghi da salvare, distribuiti in 6.003 comuni italiani. La Lombardia prima regione per numero di voti (189.671 votanti), seguita da Puglia (161.733) e Veneto (160.072). A scegliere il luogo che valeva la pena salvare sono state soprattutto le donne (61%), l’età media dei partecipanti è di 47 anni.

 

Dal 2003 il FAI si occupa del salvataggio di questo patrimonio minore italiano, infatti come sostiene il residente del Fai Andrea Carandini “Solo conoscendola e amandola l’Italia può essere salvata.” Raggiunto anche lo scopo di far spostare lo sguardo agli italiani dallo schermo bidimensionale della tv e del telefono per far riscoprire la bellezza tridimensionale del reale, come dice il vicepresidente del FAI Marco Magnifico. La prossima iniziativa del FAI è quella di realizzare un catalogo del patrimonio artistico minore, grazie alle segnalazioni della gente, che verrà presentato al governo.

Angelo ha sbagliato, quando era ancora minorenne. Ora ha vent'anni e una storia da raccontare

Dopo esser stato condannato per aver commesso un reato minore e aver vissuto alcuni anni di carcere, la comunità ministeriale di Lecce decise di “premiarlo” per la sua buona condotta ammettendolo in un percorso di reinserimento nella società che, se portato a termine con esito positivo, avrebbe concesso l’estinzione totale della pena.

Le regole da seguire per portare a termine il progetto non sono molte ma non sono ammesse deroghe. È necessario infatti essere puntuali ad ogni impegno della giornata carceraria, mostrarsi disponibili nei confronti delle guardie ai controlli in stanza e, soprattutto, non intrattenere alcuna frequentazione con i pregiudicati. 

Giunto quasi al termine dei tre anni di “messa alla prova” Angelo scopre però che Giuseppe (il suo migliore amico tra quelli conosciuti in prigione) ha la leucemia e vorrebbe vederlo un’ultima volta prima di morire. 

Nonostante il conflitto interiore il giovane riesce a prendere tuttavia la decisione più giusta. Dalla sua storia sarà tratta dapprima la serie web di RaiPlay “Angelo, una storia vera” e poi l’omonimo film, coprodotto da L’Alveare Cinema e Rai Fiction (con il sostegno di Apulia Film Commission, Regione Lazio e la collaborazione del Ministero della Giustizia). 

Alla prima, tenutasi nell’aula magna dell’Istituto Galileo Galilei venerdì 17 Marzo hanno partecipato circa trecento studenti che, al termine della proiezione, hanno avuto modo di confrontarsi circa le tematiche trattate nel film con il sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia Gennaro Migliore, la vicepresidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo Silvia Costa, il vicedirettore di Rai Fiction Luca Milano, il presidente dell’Autorità Garante dei Diritti dei Detenuti Mauro Palma, il protagonista del film e della “storia vera” Angelo, il regista Luca Bianchini, l’autore della colonna sonora del film Aban e tanti altri ospiti.

Discutere del labile confine tra diritto naturale e diritto positivo tuttavia è probabilmente una delle questioni che, dai tempi dell’Antigone di Sofocle, più appassiona l’intelletto umano e che, seppur intrisa del concetto di giustizia, non arriverà probabilmente mai a raggiungere una risposta giusta. 

Il pubblico del giornalismo online preferisce i contenuti testuali alle forme video. A dichiararlo è l’azienda americana Parsely, alla luce dei dati raccolti con l’analisi svolta dalla stessa sulle reazioni dei lettori agli articoli in circolazione sul web.

Molti dei quali, stando alla ricerca, trovano i video sgradevoli, se non fastidiosi, soprattutto quando si presentano in formato autoplay, quindi automaticamente riprodotti senza alcuna azione e intenzione del lettore che, entrato sulla pagina della notizia, si trova bombardato dalla pubblicità e dalle voci del video. Spesso sarebbe proprio questo meccanismo involontario a indurre molti lettori ad abbandonare la navigazione e a cercare notizie in forma testuale, da poter leggere con calma in qualsiasi momento. Un altro punto a sfavore dei video è la difficoltà di caricamento che spesso manifestano, quindi un rallentamento dei tempi di ricezione della notizia.  
Gli articoli più apprezzati sembrerebbero dunque essere quelli “tradizionali”, in forma estesa. Tra questi secondo la Parsely proprio i più lunghi, di almeno 600 parole, attirerebbero maggiormente l’attenzione degli utenti: ben il 30% in più rispetto della fetta di pubblico che sceglie la visione del video alla lettura. 
Un discorso a parte bisogna effettuare però per gli utenti che giungono alla pagina da una piattaforma social, come avviene su Facebook: navigando e sfogliando contenuti molto vari, i lettori occasionali prediligono la brevità delle notizie, le photogallery e i video di veloce fruizione. 
Molte testate mondiali stanno adoperando un riadattamento delle proprie esperienze digitali sui modelli richiesti dal pubblico, focalizzandosi sulle priorità del lettore medio, rivalutando l’aspetto visuale senza subordinare l’importanza del contenuto che deve pur sempre rimanere significativo e avere un impatto decisivo sull’audience: è questo il caso del New York Times che ha recentemente dichiarato la propria intenzione di ottenere nel campo digitale il doppio del fatturato dell’anno precedente.

Inventori, startupper, attori, web influencer e artisti che all’età di vent’anni (o ancora meno) hanno già il successo in tasca e una carriera brillante alle spalle. Loro sono gli “Youngest  Millennials”, i più giovani tra i giovani con un sogno in mente e la voglia di vederlo realizzato. Loro ci sono riusciti. Cos’hanno in comune? La passione per ciò che fanno, il lavoro, e a volte un po’ di fortuna. Ecco solo una parte dell’elenco di nomi comparso su Forbes per la categoria “Youngest” tra i “30 under 30 del 2017” che hanno conquistato il mondo con le loro storie – e le loro idee.

Kai Kloepfer: 19 anni, ha studiato alla MIT University del Massachusetts e da tre anni si occupa di “smart gun technology”, ossia della tecnologia applicata alle armi da fuoco. La sua invezione? Una pistola a riconoscimento digitale, dotata di uno scanner che consente di sparare solo al proprietario, prevenendo l’utilizzo della pistola da parte di bambini e impedendolo ai non autorizzati. “In America in media ogni ora un bambino muore ucciso da un’arma da fuoco, sbadatamente lasciata senza sicura” – confessa Kloepfer, “La mia tecnologia biometrica aiuterà le famiglie a prevenire le tragedie”.  

Keiana Cavè: 18 anni, è un’ingegnere chimico e da quando ha 15 anni ha condotto ricerche riguardo le tossine dissipate nel disastro ambientale della piattaforma petrolifera britannica Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, avvenuta nel 2010. Ha già pubblicato due ricerche su un metodo di analisi delle scorie prodotte dalla fuoriuscita del petrolio da lei ideato. Per il successo ottenuto nei suoi studi, la NASA ha ricompensato Keiana dando il suo nome ad un Asteroide.  

Gabriel Mesa: 15 anni, età sorprendente per essere già tra i migliori nella produzione di biotecnologie e aver fondato una compagnia - la Mesa Foundry – che si occupa di innovazioni nel campo biomedico e delle energie pulite. Lui stesso è inventore della Carbon Battery, una batteria biodegradabile, e dello Stimuped, un trattamento per la cura del diabete.

John Meyer: 21 anni, lavora nel campo delle nuove comunicazioni e dirige Fresco News, una società mediatica che fa del giornalismo uno strumento alla portata di chiunque: la “Fresco News App” consente a chiunque si trovi nei pressi di un avvenimento di attualità – che sia un incidente, un incendio, una rapina o anche il passaggio di una celebrità- di filmare e inviare il contenuto direttamente alla redazione, che lo divulga come notizia per tutti gli utenti. La Fox News di recente ha chiesto a Meyer una collabrazione con la propria società.

Cody James: 21 anni, programmatore nel campo della robotica, a soli 21 anni ha già collaborato con la Textron (conglomerato americano attivo nella difesa, nella sicurezza e nell’aerospazio) e la Boeing Company, la più grande azienda per la costruzione di aerei militari e aerospaziali.  Attualmente lavora presso Avcorp per la realizzazione di aerei innovativi nel futuro, ha inoltre creato Adapt, un accessorio per il jack dell’ iPhone 7.

Matt Salsamendi: 19 anni, è co-fondatore di Beam, un programma di streaming ideato per i gamers online che, seguendo le dirette dei loro streamer preferiti,  possono interagire con loro e partecipare al gioco o limitarsi a fare da spettatori. La piattaforma ha ottenuto successo in brevissimo tempo ed è stata acquistata dalla Microsoft per essere ingrandita ed estesa anche all’ Xbox.

Simone Biles: 19 anni, ginnasta statunitense, è la prima ginnasta ad aver vinto 3 titoli mondiali consecutivi e 10 medaglie d’oro è la ginnasta che ha vinto più titoli al mondo. Ha fondato anche una palestra propria, il “World Champions Centre” in Texas dove si allena e vive con la sua famiglia.

Daya: 18 anni, il suo vero nome è Grace Martin Tandon ed la cantante di “Hide Away” , singolo che ha segnato il suo debutto, seguito da “Sit still, Look pretty” e “Don’t let me down”, con il quale ha scalato in pochissimo tempo le classifiche delle radio internazionali. Curiosità: ha origini indiane, infatti il suo nome d’arte significa “grazia” in lingua hindu.


Kylie Jenner: 19 anni, regina dei social, è la sorella minore della modella Kendall Jenner e sorellastra di Kim Kardashian: si è fatta spazio come personaggio televisivo nella serie “Al passo con i Kardashian”, modella e fondatrice di una linea di make-up non che una delle più grandi web influencer tra le giovani Millennials (che sono sue coetanee).

Skyler Grey:  16 anni, è un artista di strada – così ama definirsi anche lui – di Los Angeles famoso per il suo stile originale, pieno di colore e vivacità. E’ giovanissimo ma le sue opere sono già parte di una galleria d’arte contemporanea di Miami, l’ Avant Gallery . Le sue tecniche predilette sono gli acrilici, la vernice e la serigrafia (inchiostratura attraverso tessuti di seta) e i soggetti privilegiati sono rivisitazioni di noti fumeti e personnaggi dei cartoni assieme a marche e brand internazionali. 

Il No vince il referendum costituzionale, Renzi si dimette. E allora è giunto il momento di fare un resoconto di quello che sono stati i 1000 giorni da premier: efficaci e non, evidenti o sottili, gli interventi ci sono stati. Numerosi infatti i progetti ideati da Matteo Renzi, alcuni dei quali ancora in fase embrionale, che hanno fatto guadagnare punti alla nostra cara vecchia Penisola in fatto di digitalizzazione e innovazione. Sin dal principio la strada intrapresa da Renzi è stata quella dello sviluppo tecnologico: basti pensare che la prima uscita ufficiale in qualità di capo del governo effettuata dall’ormai ex Premier è stata la visita all’ H-Farm, uno dei maggiori poli tecnologici italiani se non che vivaio e punto di propagazione di start-up. Vediamo dunque nel dettaglio le riforme che a partire da circa una ventina di mesi fa, data dell’elezione di Renzi, hanno trasformato il Paese. 

 

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L’INDUSTRIA ITALIANA 4.0
Sul calco di altre grandi realtà mondiali, quali Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Svezia e Giappone anche l’Italia si è resa artefice di un forte impulso alla cosiddetta “industria dell’innovazione”. L’obiettivo del progetto Industria 4.0 è quello di condurre le imprese italiane a competere con il livello internazionale nell’ambito dell’automatizzazione, favorendo l’impiego di strumenti digitali e agevolando l’acquisto di macchinari attraverso crediti finanziari. Il piano di Renzi ha goduto dell’approvazione del Ministro dello Sviluppo Carlo Calenda e ha mobilitato un totale di circa 40 milioni di euro tra imprese private e pubbliche. Un’industria che velocizzi i processi di trasformazione dal prototipo al progetto finale, che migliori le tempistiche della produzione e la qualità del prodotto attraverso il salto tecnologico, che rinforzi e reinvesta nelle strutture di ricerca: questi concetti chiave dell’Industria 4.0, secondo la realizzazione degli obiettivi preffissata entro il 2020. 
AGENDA DIGITALE
E’ stata un’idea sorprendente nel settore amministrativo quella del Premier, che ha conferito a Diego Piacentini, tredici anni di esperienza con la Apple e sedici con Amazon, le redini del progetto “Agenda Digitale”. Lo scopo? Semplificare la vita dei cittadini, a partire dall’Amministrazione pubblica, attraverso un’organizzazione capillare di comunicazione basata sull’utilizzo di mezzi tecnologicamente avanzati, permettendo all’individuo di rapportarsi direttamente con imprese e servizi pubblici. Il nome del progetto ne delinea le aspirazioni: Renzi ha incaricato Piacentini di creare un “Team per la Trasformazione Digitale”, un’ equipe di professionisti incaricati alla gestione e al supporto delle aziende pubbliche attraverso reti, portali, e piattaforme altamente affidabili e facilmente accessibili. Il Team è aperto a professionisti disposti a collaborare e raffinare il progetto Agenda Digitale, provenienti da ogni settore purché fortemente specializzati nel loro ambito lavorativo: da designer a ingegneri, da matematici a PR applicati all’industria, ciò che conta sono la trasparenza e la qualità dell’operato.
EQUITY CROWFUNDING
Si tratta niente di meno della possibilità di investire capitale per le industrie nascenti, data la necessità di queste di raccogliere fondi per i propri progetti, attraverso portali online, autorizzati dalla Consob (Commissione Nazionale per la Società e la Borsa). Seppur poco nota, la piattaforma esiste dal 2012, e il Governo Renzi è intervenuto anche qui per facilitarne le procedure online senza trascurarne la sicurezza. La parola “equity” sottolinea il funzionamento bilaterale della piattaforma: da una parte, l’investitore garantisce un certo ammonte di denaro iniziale, dall’altra, l’impresa contraccambia con una determinata quota della società. E così l’utente, che può gestire autonomamente il proprio investimento senza passare per portali bancari, diventa socio dell’azienda. Inutile dire che il modello a cui si è ispirato il progetto proviene direttamente dagli Stati Uniti, dove la pratica del crowfunding è già avviata da tempo.


La digitalizzazione voluta dal Governo Renzi, ma ha toccato le realtà anche a noi più vicine, quali scuola e gioventù: impossibile non soffermarsi e osservare l’impatto che l’innovazione ha avuto sul settore dell’Istruzione, nel giro di circa due anni.
Sicuramente il progetto più conosciuto e più discusso è stato quello di Buona Scuola, un piano che ha rivoluzionato i cardini dell’istruzione pubblica: dall’inserimento di laboratori ai potenziamenti in materie emergenti (le lingue, economia e diritto, materie informatiche), dai piani di rifinanziamento per l’edilizia scolastica all’introduzione di ore di tirocinio, innumerevoli sono state le iniziative che hanno travolto il sistema scolastico italiano e hanno portato studenti e insegnanti a reinventare i propri ruoli integrandosi con le tecnologie e le novità dei tempi moderni.  

 

PIANO SCUOLA DIGITALE  
E’ stata proprio la ministra Giannini a voler investire ben 1 miliardo di euro per il Piano Scuola Digitale: un piano non solo indirizzato a immettere la tecnologia delle scuole, sarebbe forse riduttivo, ma intenzionato a fondere una realtà tradizionale preesistente (i libri, la conoscenza, la cultura in sé per sé) con l’evoluzione necessaria dei metodi, che con il passare del tempo hanno bisogno di adeguarsi agli interessi delle generazioni nascenti. Basta un’occhiata al sito del Miur per capire gli obiettivi principali di Buona Scuola: gestione delle infrastrutture e concessione di spazi adibiti esclusivamente alla didattica digitale, formazione e preparazione del personale scolastico, promozione di progetti che coinvolgano a 360 gradi gli studenti e potenziamento dei contenuti.  
“PROGRAMMA IL FUTURO”
Ecco un’altra iniziativa tutta volta all’inserimento del linguaggio informatico nelle scuole: il progetto “Programma il Futuro” è passato tra i banchi di circa 300.000 ragazzi e ha insegnato loro le basi della programmazione informatica (il cosiddetto “coding”). Hanno partecipato aziende quali la Samsung, l’Intel, la Microsoft Italia, in un percorso indirizzato prettamente agli studenti delle scuole superiori ma aperto a tutti gli interessati. Capire i rudimenti dell’informatica è senza dubbio il primo passo per comprendere i meccanismi del mondo hi-tech, mondo a cui andiamo incontro a braccia aperte.
#SCUOLEINNOVATIVE E #SCHOOLBONUS
“Grazie a questo bando doteremo il Paese di 52 nuove scuole all’avanguardia, sostenibili, dotate di alte prestazioni energetiche e di aree verdi fruibili” queste le premesse della ministra Giannini che hanno sotteso al progetto #ScuoleSostenibili: si è trattato di un vero e proprio “concorso di idee sulla scuola del futuro” a cui hanno partecipato ingegneri, architetti, e studenti in primis. I primi tre istituti vincitori del concorso per la progettazione di scuole futuristiche hanno ricevuto un finanziamento di 35mila euro ciascuno. Lo #SchoolBonus è, invece, il modo in cui i cittadini possono “ringraziare” o semplicemente aiutare le scuole dei propri figli: ciascuno può donare alle scuole una determinata somma, a piacere e assolutamente volontaria, e contribuire alla manutenzione e al rifacimento dell’edificio interessato. 
BONUS CULTURA 2016
Dulcis in fundo, non può mancare all’appello il “Bonus Cultura 2016”: un progetto che non ha a che fare con Buona Scuola, ma che rientra tra le più grandi novità destinate al mondo giovanile. E’ destinato a tutti i maggiorenni che compiono e hanno compiuto i loro 18 anni nell’arco del 2016 (tutti i ragazzi dell’annata ’98 per intenderci) e consiste in un buono di 500 euro spendibili in libri, cinema, eventi, integralmente finanziati dallo Stato. Compiuti i 18 anni, basta registrarsi sull’App18 e attivare la propria Carta Elettronica: al suo interno, migliaia le attività convenzionate a disposizione dei ragazzi. Oltre alle attività ricreative la Carta può coprire anche i costi dei libri e del materiale scolastico, esonerando le famiglie dalle ingenti spese annuali e favorendo la diffusione della cultura anche tra i ragazzi meno abbienti. 

 

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