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Cultura (22)

#ognigiorno25: l’hashtag della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne 2017 che sarà domani 25 Novembre, volta a sostenere le donne che hanno subito violenza, ma soprattutto sensibilizzare studenti e adulti su questo tema. Questo hashtag è significativo perché contiene l’impegno di associazioni ed istituzioni, ma anche l’esortazione ad affrontare il tema a scuola ed in famiglia sin dall’età adolescenziale; il simbolo della giornata è l’immagine di un paio di scarpe con il tacco, tipico simbolo femminile, di colore rosso, simbolo di amore e violenza. 

È molto importante l’invito del Presidente della Camera a 1500 donne che hanno avuto esperienze di questo genere a raccontare il proprio vissuto e dibattere sull’argomento in Parlamento, che per la prima volta ospiterà soltanto relatrici. Donne che sono riuscite a trasformare un’esperienza negativa in qualcosa su cui dibattere per accrescere la sensibilità di tutti e l’attenzione della comunità e delle istituzioni. 

È stato riscontrato un minor numero di denunce per stalking ai danni delle donne in quest’anno rispetto al 2016, da 10.067 a 8.480, considerato un fenomeno positivo da un lato, ma che può celare ancora la paura di molte donne di farsi aiutare e di difendersi da coloro che le fanno soffrire, fisicamente e psicologicamente. Allo scopo di essere più presenti ed efficaci, la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato ha organizzato il progetto Camper, al quale partecipano poliziotti, medici, psicologi e membri di organizzazioni che sono impegnati in questo tema. 

L’aspetto peggiore del fenomeno di violenza sulle donne è che la maggior parte degli artefici di stalking, violenza psicologica o fisica sono i loro partner o ex fidanzati, responsabili del 62% degli abusi sessuali. È stato addirittura riscontrato che il 53% delle donne nell’Unione Europea evita determinati luoghi o situazioni per paura di essere aggredita. 

Dal mio punto di vista, quello di una neo liceale quattordicenne, questo fenomeno desta stupore e insicurezza tra noi ragazze, che ci chiediamo di chi ci si può fidare e di chi no, se sarà il nostro tuo partner colui dal quale ci dovremo difendere, che dovrebbe coincidere in realtà con un nido, una protezione, un rifugio. Noto che tra i maschi questo argomento non è ancora trattato, molti di loro pensano che non faranno mai del male a nessuno e che non saranno persone violente, anche se chiaramente sono disgustati dagli atti dei violentatori o degli stalker. Questo argomento è stato trattato dalle professoresse delle medie in precedenza, e da quelle attuali, allo scopo di rendere coscienti noi studenti di questa problematica che affligge molte donne nel mondo.

 

Il Motivo della Data 

Il 25 Novembre, si celebra la giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Istituita dalle Nazioni Unite, il 17 Dicembre 1999 (54/134), con l’intento di porre l’attenzione di governi, associazioni e ONG sulla questione ed avviare misure per contrastare il fenomeno. La data del 25 Novembre è stata scelta per commemorare le sorelle Mirabal, attiviste politiche uccise nel 1960 a Santo Domingo, perché si sono opposte alla dittatura di Rafael Leónidas Trujillo. I simboli della Giornata sono il colore l’arancione, stabilito dall’ente ONU sull’uguaglianza di genere e le scarpe rosse come simbolo della donna e della femmnilità.

Grande obiettivo 2017

Le Nazioni Unite contro la violenza sulle donne, quest’anno hanno deciso di avviare una campagna non stop di 16 giorni di attivismo, contro la violenza sulle donne in tutto il mondo. La campagna inizierà il 25 novembre, per concludersi il 10 dicembre data non casuale. Infatti, il 10 dicembre essendo la Giornata per i diritti umani è l’occasione per riaffermare con fermezza che la violenza sulle donne costituisce un grave violazione dei diritti dell’uomo. 

Secondo i rapporti dell’ONU, almeno una donna su tre nel mondo ha subito una qualche forma di violenza nella vita sia in ambito domiciliare che professionale. La campagna UNiTE dell'Onu ha come tema "Nessuno deve essere lasciato indietro” (Leave No One Behind), con l’obiettivo di porre fine alla violenza contro le donne e le ragazze. Questo partendo dalle categorie più vulnerabili tra cui rifugiati, migranti, minoranze e popoli che sono stati soggetti a calamità naturali.

Obiettivo 2030

Questo campagna di 16 giorni, si aggiunge allo sforzo d’indirizzo già effettuato dalle Nazioni Unite con l’inserimento dell’uguaglianza di genere al 5 posto come obiettivo per lo sviluppo sostenibile dell’agenda 2030.

Rapporti sulle dimensioni del Fenomeno

Tuttavia, nonostante gli sforzi, il percorso si dimostra ancora lungo, come infatti ricordato nel messaggio del segretario generale dell’ONU. Secondo il quale numerose sono ancora le cause ostative al raggiungimento dell’obiettivo 2030, tra le quali il fatto che 1 donna su 3 ancora subisce violenze per tutta la vita, più di 750 milioni di donne si sono sposate prima dei 18 anni ed inoltre la piaga della mutilazione genitale femminile è una pratica purtroppo ancora diffusa con oltre 250 milioni di donne che ne hanno subito le conseguenze. 

Per il segretario generale António Guterres, è tempo di promuovere un’azione collettiva per porre fine alla violenza contro donne e ragazze per sempre. Questo porta tutti i paesi a lavorare all’unisono, verso lo stesso obiettivo. Il S.G. assicura Nazioni Unite si impegnano e si impegneranno a combattere la violenza contro le donne in tutte le sue forme.

In Italia

 

Nel mondo numerose sono le iniziative in occasione del 25 novembre. A Roma si terrà una manifestazione nazionale “Non Una di Meno”, le cui organizzatrici diffondono un messaggio nitido: "Non ci fermeremo finché non saremo libere dalla violenza di genere in tutte le sue forme”.

“Grazie a quest’esperienza sono venuta a conoscenza degli importanti temi discussi all’interno dell’Onu (...) e ho avuto la possibilità di stringere amicizia con persone che abitano in diversi paesi”.

Sofia, studentessa dell’ultimo di un liceo scientifico di Roma, è una dei 4800 studenti che nello scorso anno scolastico ha avuto modo di partecipare al progetto ideato dall’associazione United Network Europa “Harvardmun”. Recentemente è entrata a far parte dello staff dell’organizzazione e, a differenza di molti suoi coetanei, si definisce soddisfatta della sua “alternanza Scuola-Lavoro”. 

 

Come sei venuta a conoscenza del progetto Harvardmun?

Dopo aver partecipato al progetto IMUN a Roma, grazie alla professoressa di inglese della mia scuola, sono venuta a sapere che era possibile partecipare al progetto anche in America e la meta sarebbe stata Boston.

Quanto è durato il viaggio? E Quanti erano i tuoi “compagni di viaggio”?

Della mia classe siamo partiti in sette e abbiamo “lavorato” presso lo Sheraton Boston Hotel per quattro lunghe giornate.

Cosa ti ha spinto a partecipare al progetto?

Sicuramente l’esperienza in Italia dell’anno precedente mi ha convinto a partecipare di nuovo alla simulazione, inoltre il fatto che si trovasse a Boston mi avrebbe dato la possibilità di conoscere persone provenienti da più parti del mondo e ovviamente anche visitare un nuovo paese.

Quest’esperienza ha cambiato il tuo modo di vedere le nazioni unite?

Sì, decisamente. Grazie a quest’esperienza, per esempio, sono venuta a conoscenza degli importanti temi discussi all’interno dell’onu. Vivere l’esperienza dall’interno, come delegato, e con la responsabilità di rappresentare un paese, è un’esperienza che riesce a farti aprire gli occhi sulla comunicazione tra gli stati appartenenti alle nazioni unite e l’impegno da parte di ognuno nel risolvere problematiche mondiali nel modo più efficace.

Quanto è importante conoscere l’inglese per poter aderire al progetto?

Sicuramente serve avere delle buone basi, sia per quanto riguarda la comprensione, sia per saper affrontare un discorso formale così come un dibattito più diretto. Personalmente penso di aver ampliato il mio vocabolario più specifico rispetto al tema trattato e il linguaggio formale che si ha all’interno della commissione.

Hai avuto tempo per vedere la città? Cosa ti è rimasto di Harvard?

Solitamente veniva dedicata mezza giornata alla visita di Boston durante le giornate di simulazione, mentre abbiamo avuto altri quattro giorni interi per visitare la città di New York.

Hai avuto modo di stringere nuove amicizie?

Si, nei momenti di pausa ho avuto la possibilità di stringere amicizia con persone che abitano in diversi paesi come l’Ecuador, l’India e ovviamente gli Stati Uniti. Con due di loro sono ancora in contatto e grazie a questi legami il mondo sembra sempre più piccolo.

Martedì 11 aprile all'IIS Leonardo da Vinci in via Cavour si è tenuto un incontro con la Presidente della Camera Laura Boldrini, che ha trattato l'argomento del ciberbullismo, tematica sulla quale la Camera si è concentrata molto negli ultimi tempi, creando la Carta dei Diritti e dei Doveri di Internet su richiesta di ragazzi, genitori e insegnanti.

Come viene promossa la Carta dei Diritti e dei Doveri di Internet?

Il Ministero dell'Istruzione gira nelle scuole proprio per promuovere questa Carta, per stabilire un contatto con gli insegnanti e i giovani e  per far capire che ci sono dei diritti e dei doveri in internet. L'obiettivo è dare ai ragazzi gli strumenti per un uso consapevole della rete.

 

Qual è il diritto principale e il dovere più importante secondo lei?

Il diritto intanto, dalla parte nostra, è quello di consentire a tutti un accesso alla rete quindi mettere tutti in condizione di poter accedere alla rete o comunque di avere una formazione adeguata. Dopodichè ci sono appunto dei doveri: ognuno deve sapere che quando scrive dei commenti dall'altra parte c'è qualcuno che li riceve. Quindi la libertà di espressione deve essere correlata anche dalla libertà degli altri di essere rispettati, e quindi in questo senso bisogna far capire e promuovere una cultura del rispetto. Ma anche dire ai ragazzi che, ad esempio, i loro dati hanno un valore quindi capire che non è tutto gratis e non è tutto così semplice; c'è chi sulla rete si arricchisce e questo significa che loro devono sapersi proteggere. Dopodichè un altro messaggio che io voglio dare ai giovani sempre è di non subire la violenza. Mai. Né in rete né fuori della rete, e se qualcuno si deve vergognare è il bullo, non chi è messo in condizioni di essere oggetto di violenza.

 

L'importante è che le persone che vengono “bullizzate” sappiano che le istituzioni sono dalla loro parte. 

Assolutamente sì, il Ministero ha fatto tanto sta facendo molto, e noi con la nostra Commissione ci stiamo dando da fare, la polizia postale sta facendo molto. Insomma c'è uno sforzo collegiale, noi abbiamo anche un provvedimento che io mi auguro che possa essere finalizzato quanto prima, ce lo chiedono tanti ragazzi e tanti genitori. È un provvedimento sul cyberbullismo, perché noi non possiamo stare a guardare mentre tutto questo avviene; il legislatore ha il dovere di dare gli strumenti a tutti per sentirsi sicuri e protetti.

 

Come si sviluppa lo spirito critico delle nuove generazioni per non diventare vittime della rete?

Si sviluppa parlando, discutendo, comportandosi, facendo caire che ci sono degli interessi dietro alla rete, che non è tutto così gratis e così meraviglioso. Che sicuramente è un grande spazio di libertà e quella libertà va salvaguardata, dai violenti e da chi vuole speculare su quella libertà. Quindi è giusto dare gli strumenti ai giovani e anche agli insegnanti, perché così possano lavorare insieme. 

La Commissione Internet della Camera ha fatto questa Carta dei Diritti e dei Doveri di Internet, che è stato frutto di un lavoro fatto con i Deputati, con gli esperti, ma anche con la consultazione pubblica online, è uno strumento che può aiutare in questo senso. Quindi noi abbiamo fatto un protocollo col Miur, grazie al quale adesso la Commissione esce da Montecitorio e va nelle scuole di tutta Italia, e questo mi sembra un segnale costruttivo di attenzione a dire che le istituzioni e i giovani possono lavorare insieme per riuscire a fare in modo che questo spazio sia uno spazio che in futuro ci darà sempre nuove opportunità.

 

Lei ha detto che ci si deve sempre immedesimare nell'altro quando si scrive su internet. 

Sì, ci si deve sempre mettere nei panni dell'altro, chiedersi “che cosa farei io se ricevessi tutto questo?”. Perché scrivere cose di getto senza fare una riflessione prima? Perché questo succede? Spesso perché le cose che vengono fatte circolare sono scritte ad arte per inquinare con l'odio la rete. Le bufale, la disinformazione, sono una minaccia, un pericolo per la democrazia, laddove  invece essere informati correttamente è un diritto. Ecco, chi fa invece l'azione contraria lo fa proprio per creare caos, scompiglio e angoscia nella gente, nella popolazione o danneggiare imprese o singoli individui. Quindi è importante che su questo si lavori molto, dare a tutti gli strumenti per difendersi da questo tentativo, di evitare qualsiasi valutazione sulla realtà oggettiva dei fatti. 

Al Premio Romei 2017 è stata premiata una delle più brillanti penne del giornalismo italiano nonché l’autore di celebri saggi di argomento politico-sociale tra cui  “La casta”, “L’orda: quando gli albanesi eravamo noi” e “Negri, froci, giudei & co.: l’eterna guerra contro l’altro”. 

Gian Antonio Stella, nel suo ultimo articolo per il Corriere della Sera ha mostrato alcuni dei tesori più preziosi della biblioteca Capitolare di Verona. Tuttavia la maggior parte di questi spazi culturali sono costretti ormai a confrontarsi con il mondo di internet; come si possono conciliare queste due realtà?

In genere le biblioteche, tra cui quella di Verona, sono obbligate a svolgere questo lavoro di “avvicinamento” ad internet digitalizzando molti dei documenti che preservano per renderli  sfogliabili o, più semplicemente, osservabili. Il vero problema che hanno questi enti culturali, soprattutto in Italia, è però che sono “sottopagati”. 

In che senso?

La biblioteca di Firenze, per esempio, è pagata un trentasettesimo rispetto alle sue pari francesi o londinesi e, nonostante ciò, riesce a ad avere un simile numero di visitatori. È evidente però che la biblioteca più frequentata al mondo rimane, ormai da circa una decina d’anni a questa parte, la “Google”. 

Il web però non sempre è così “educativo” e anzi, sono sempre più virali i casi di disinformazione. Come possiamo salvaguardarci dalle cosiddette “fake news”?

Fermo restando che sul modem andrebbe scritto come sui cassoni di dinamite “Attenzione maneggiare con cura”. Sul caso Donald Trump infatti è uscito di tutto su internet. Una falsa intervista a Mac Cobain in cui affermava “la nostra generazione cambierà il mondo non mi stupirei se l’America ora eleggesse una persona ricca e incorruttibile come D.T.” Hanno pubblicato un’intervista a Yoko Ono in cui sosteneva di aver avuto un’avventura sessuale negli anni ’70 con la Clinton. Hanno pubblicato un suicidio di un agente del FBI coinvolto in un caso di pedofilia a cui si potevano ricollegare le email di Hillary Clinton. Si è detto che il papa avrebbe votato Donald Trump. Internet è come la dinamite: può essere utilizzato per fare una strada o per uccidere persone. 

La presidente Boldrini ha creato il sito bastabufale.it. Secondo lei può funzionare?

Forse si. Ciò che mi ha colpito della presidente è che ha pubblicato gli insulti ricevuti. 

A proposito di politica, sono ormai passati dieci anni dal suo celebre libro “La casta”. Cosa è cambiato?

I vitalizi del parlamento sono stati dimensionati ad esempio sono stati dismessi e poi hanno abolito il finanziamento pubblico. Cosa che io non avrei fatto.

Perché?

Perché ci vuole misura. Andava ridotto (ad esempio del 70%) ma non abolito perché altrimenti fanno politica soltanto i ricchi. Il vero cambiamento si realizzerà soltanto quando si avrà un maggiore controllo sui costi della politica e soprattutto quando si verificheranno quei cambiamenti che non sono stati ancora fatti.  

Un esempio?

La scuola. Il sistema scolastico va avanti per sanatorie da un secolo e mezzo, da prima dell’unità d’Italia. Nonostante i suoi difetti la scuola italiana riesce comunque a conquistare il mondo anche se preferirei che questi cosiddetti “cervelli in fuga” restassero nel nostro paese. 

Secondo lei gli studenti che manifestano contro tale sistema stanno reagendo nel modo sbagliato quindi?

Se io avessi diciott’anni in effetti non manifesterei per il diritto allo studio o per l’inefficienza dei trasporti. Sono problematiche troppo complesse e che difficilmente riescono ad individuare un unico responsabile. 

E per cosa manifesterebbe?

Mi opporrei agli ordini professionali. Ufficialmente sono aperti ma sappiamo tutti che ciò non corrisponde al vero. Non perseguono chi viene condannato dalla magistratura (architetto casa Scajola) e scartano i giovani talentuosi che desiderano accedere al mondo del lavoro. Difendono chi è già inserito, chi è già forte. Fanno i cani da guardia non al potere ma del potere. 

Qual è il ruolo della donna nel contesto ebraico?

Nel mondo ebraico le donne hanno un ruolo centrale nella conduzione della vita familiare. È un ruolo importantissimo, perché è attraverso le donne che viene trasmessa l’ebraicità ai figli. 

Dopo 2000 anni, diventare lei la guida della comunità ebraica di Roma, è segnale di un cambiamento per le donne?

- Se all’interno del nostro contesto questo non rappresenta una novità, non percepita nel mondo circostante, questo mio ruolo è sicuramente un segnale importante: una donna, guida della comunità ebraica

Secondo Lei come si potrebbe arginare la violenza sulle donne?

-Questa è una bellissima domanda. La violenza sulle donne passa attraverso tanta degenerazione. 

Attraverso quali valori la si può sconfiggere 

- Prima tra tutte è l’educazione, i modelli, i ruoli. Se non si riparte all’ interno della famiglia a stabilire il ruolo dell’ uomo  e della donne, stabilire il rispetto che deve essere alla base di ogni tipo di relazione, se non si fa tutto questo sarà molto difficile arginarli.

L’esposizione "LOVE" allestita nello splendido Chiostro del Bramante, che, ristrutturato nel 1997, ha così celebrato i suoi 20 anni di attività espositiva, è stata la mostra rivelazione del 2016. In sei mesi è stata visitata da oltre 83mila persone delle quali 7 su 10 erano minorenni. Un’esposizione che rende il visitatore non solo spettatore ma anche partecipe.

Innanzitutto non solo è stato abolito il divieto di non fotografare le opere, ma è stato al contrario chiesto esplicitamente di condividere quello che si è preferito durante il percorso con l’hashtag #chiostrolove per poter raggruppare tutte le foto sotto un’unica voce. Il risultato? Su Instagram sono stati condivisi 25 mila post. Inoltre il visitatore poteva scegliere uno fra i cinque “partner audio” disponibili, diversi ognuno per caratteristiche e personalità differenti e questi lo avrebbe accompagnato per l’intera durata della mostra rendendo ancora più particolare il percorso.

Una mostra dove sono stati riuniti molti artisti dell’arte contemporanea i quali hanno cercato di coinvolgere il pubblico in modi decisamente anticonvenzionali. Punto cardine della mostra: l’amore, in tutte le sue sfumature e sfaccettature. L’amore felice, quello che dona gioia, quello per i più piccoli, quello sensuale fino a quello che si trasforma in odio. Non si può rappresentare in modo più chiaro questo sentimento se non con l’arte perché, come spiega il curatore della mostra,” l’arte è una grande dichiarazione d’amore”.

Una delle installazioni preferite dai visitatori è stata la infinty mirrored room. Si tratta di una stanza di specchi all’interno di un cubo dove lo spazio, grazie ai giochi creati appunto dagli specchi sembra ripetuto all’infinito. Un’installazione che annulla i confini che ci sono tra la verità che l’uomo conosce e l’irrealtà.

Quello che però resta nell’immaginario collettivo è il cubo formato dalla parola LOVE simbolo della mostra.

 

Siti protetti dall’Unesco, come il Palazzo dei Normanni e la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, ma anche il Teatro Massimo e il Palazzo Conte Federico, situati all’interno di Palermo saranno valorizzati al massimo: la città è stata nominata Capitale della Cultura 2018. La scelta della giuria coordinata da Stefano Baia Curioni, insegnante di economia della cultura, è stata comunicata da Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali. La città ha vinto contro le finaliste, a rappresentare il nord Italia, Trento, Aquileia, Montebelluna, Settimo Torinese e Comacchio. Per il Centro Italia è stata Recanati, mentre gli esponenti del Mezzogiorno sono stati Ercolano, Palermo e l’unione dei Comuni elimo-ericini (Erice, Buseto Palizzolo, Custonaci, Paceco, San Vito Lo Capo, Valderice) in Sicilia. Infine in Sardegna, Alghero. Ma, come ha detto il sindaco Orlando quando ha invitato sul palco i sindaci delle città escluse, “abbiamo vinto tutti”, infatti Palermo è “la città dell’accoglienza”. 

“La candidatura è sostenuta da un progetto originale, di elevato valore culturale, di grande respiro umanitario, fortemente e generosamente orientato all’inclusione, alla formazione permanente, alla creazione di capacità e di cittadinanza, senza trascurare la valorizzazione del patrimonio e delle produzioni artistiche contemporanee. Il progetto è supportato dai principali attori istituzionali e culturali del territorio e prefigura anche interventi infrastrutturali in grado di lasciare un segno duraturo e positivo. 

Gli elementi di governance, di sinergia pubblico-privato e di contesto economico, poi, contribuiscono a rafforzarne la sostenibilità e la credibilità”, sono le motivazioni grazie alle quali il progetto di Orlando ha vinto sulle altre città.

Il premio, oltre al titolo, è di 1 milione di euro che il sindaco ha deciso di destinare ai progetti Erasmus, favorendo scambi da e per l’estero. Inoltre saranno favorite attività culturali nell’anno 2018, infatti sulla facciata del Teatro Massimo, che è stato illuminato con la bandiera italiana per festeggiare la nomina, sono stati già affissi i cartelloni che annunciano che nel 2018 verranno messi in scena Rigoletto di Verdi, Turandot di Puccini, con la regia di Bob Wilson il balletto Adam’s Passion, infine lo spettacolo del coro Arcobaleno. Le migrazioni nel Mediterraneo, grazie al festival delle letterature migranti e le   tradizioni religiose, a partire dal festino di santa Rosalia, saranno alcune delle tematiche culturali affrontate. Ci saranno anche il festival di Morgana dedicato ai bambini, la “Via dei librai”, il progetto “La mia scuola diventa conservatorio” sull’alfabetizzazione musicale.

Inoltre, proprio nel 2018 si terrà a Palermo Manifesta 12, una biennale nomade di arte contemporanea europea, che ha scelto la città come sua sede proprio perché Palermo è rappresentazione di due tematiche molto importanti per l’Europa: i cambiamenti climatici e l’immigrazione; è stata conquistata da molte civiltà che hanno vissuto in Europa, è stata un punto di incontro tra Africa e Medio Oriente, e questo la rende una città multiculturale.

A proposito di Manifesta 12 il sindaco Orlando spiega che questa è “l'occasione per celebrare Palermo per quello che è veramente: un laboratorio per le scienze umane, arte e cultura. La città sarà in grado di rinnovarsi e di aprire una strada per il suo futuro”.   

Le Giornate Fai di primavera compiono 25 anni e festeggiano con l'apertura straordinaria, il 25 e il 26 marzo, di ben 1000 siti in 400 località. Si è conclusa, inoltre, l’ottava edizione del censimento nazionale I Luoghi del Cuore promosso dal FAI ogni anno, in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Lo scopo è quello di salvare le bellezze spesso sconosciute d’Italia: chiese, castelli, grotte, parchi, aree archeologiche, conventi che sprofondano nell’abbandono, ma che meritano di essere valorizzati, riscoperti, ristrutturati. 

 Il luogo vincitore di quest’anno è il Castello di Sammezzano, in provincia di Firenze, con 50.141 voti, che era sconosciuto anche all’associazione, prima di essere scoperto grazie a uno dei votanti che lo ha proposto. La tenuta di cui fa parte il castello appartenne nei secoli a diverse importanti famiglie: gli Altoviti, poi, per volere del Duca Cosimo, a Giovanni Jacopo de' Medici, che infine la vendette a Sebastiano Ximenes. Tali beni restarono alla famiglia Ximenes d'Aragona fino all'ultimo erede, Ferdinando, che morì nel 1816.

Al secondo posto, con 47.319 voti il Complesso Monumentale di Santa Croce in provincia di Alessandria; le Grotte del Caglieron al terzo posto con 36.789 voti. L’Area Archeologica di Capo Colonna in provincia di Crotone con 31.223 voti quarto posto, e la Ditta Guenzati, più antica bottega di Milano al quinto posto con 31.069 voti. 

Questa classifica si basa sui voti di cittadini e comitati, arrivati a 1.573.032 preferenze che hanno segnalato 33.264 luoghi da salvare, distribuiti in 6.003 comuni italiani. La Lombardia prima regione per numero di voti (189.671 votanti), seguita da Puglia (161.733) e Veneto (160.072). A scegliere il luogo che valeva la pena salvare sono state soprattutto le donne (61%), l’età media dei partecipanti è di 47 anni.

 

Dal 2003 il FAI si occupa del salvataggio di questo patrimonio minore italiano, infatti come sostiene il residente del Fai Andrea Carandini “Solo conoscendola e amandola l’Italia può essere salvata.” Raggiunto anche lo scopo di far spostare lo sguardo agli italiani dallo schermo bidimensionale della tv e del telefono per far riscoprire la bellezza tridimensionale del reale, come dice il vicepresidente del FAI Marco Magnifico. La prossima iniziativa del FAI è quella di realizzare un catalogo del patrimonio artistico minore, grazie alle segnalazioni della gente, che verrà presentato al governo.

Angelo ha sbagliato, quando era ancora minorenne. Ora ha vent'anni e una storia da raccontare

Dopo esser stato condannato per aver commesso un reato minore e aver vissuto alcuni anni di carcere, la comunità ministeriale di Lecce decise di “premiarlo” per la sua buona condotta ammettendolo in un percorso di reinserimento nella società che, se portato a termine con esito positivo, avrebbe concesso l’estinzione totale della pena.

Le regole da seguire per portare a termine il progetto non sono molte ma non sono ammesse deroghe. È necessario infatti essere puntuali ad ogni impegno della giornata carceraria, mostrarsi disponibili nei confronti delle guardie ai controlli in stanza e, soprattutto, non intrattenere alcuna frequentazione con i pregiudicati. 

Giunto quasi al termine dei tre anni di “messa alla prova” Angelo scopre però che Giuseppe (il suo migliore amico tra quelli conosciuti in prigione) ha la leucemia e vorrebbe vederlo un’ultima volta prima di morire. 

Nonostante il conflitto interiore il giovane riesce a prendere tuttavia la decisione più giusta. Dalla sua storia sarà tratta dapprima la serie web di RaiPlay “Angelo, una storia vera” e poi l’omonimo film, coprodotto da L’Alveare Cinema e Rai Fiction (con il sostegno di Apulia Film Commission, Regione Lazio e la collaborazione del Ministero della Giustizia). 

Alla prima, tenutasi nell’aula magna dell’Istituto Galileo Galilei venerdì 17 Marzo hanno partecipato circa trecento studenti che, al termine della proiezione, hanno avuto modo di confrontarsi circa le tematiche trattate nel film con il sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia Gennaro Migliore, la vicepresidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo Silvia Costa, il vicedirettore di Rai Fiction Luca Milano, il presidente dell’Autorità Garante dei Diritti dei Detenuti Mauro Palma, il protagonista del film e della “storia vera” Angelo, il regista Luca Bianchini, l’autore della colonna sonora del film Aban e tanti altri ospiti.

Discutere del labile confine tra diritto naturale e diritto positivo tuttavia è probabilmente una delle questioni che, dai tempi dell’Antigone di Sofocle, più appassiona l’intelletto umano e che, seppur intrisa del concetto di giustizia, non arriverà probabilmente mai a raggiungere una risposta giusta. 

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