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Recensioni libri

Recensioni libri (8)

Il 25 dicembre 1996 JonBenet Ramsey, reginetta di bellezza di sei anni, figlia di una facoltosa famiglia originaria della Georgia, venne trovata morta nella cantina di casa a Boulder (Colorado) sollevando un caso giudiziario e mediatico senza precedenti. Gravi leggerezze nella fase preliminare delle indagini, nonché le carenze del locale apparato investigativo, impedirono di giungere all’individuazione di un colpevole: nonostante l’autoconfessione di J.M.Karr – con precedenti per violenza sessuale a danno di minori, mai suffragata da riscontri probatori e ritenuta frutto di mitomania – e i pesanti sospetti che continuarono a gravare sui genitori, la vicenda rimase un cold case.

Non si deve amare per forza Jonathan Franzen, né ritenere indispensabile tutto ciò che scrive (non moltissimo…è un bene). Reputiamo Le correzioni (2005) un capolavoro indiscusso della recente narrativa, in ogni caso – e finalmente – dopo Purity lo scrittore americano non vi verrà più sbrigativamente identificato e questo grazie ad un libro appassionante e convincente che alle Correzioni, paradossalmente, deve tanto.

Proprio oggi che sembrano messi fortemente in discussione il ruolo ed il senso della recensione come attività che accompagna/stimola/integra la lettura di un libro – magari con “grazia e crudeltà”, come sosteneva l’impagabile Giorgio Manganelli del quale Adelphi ha recentemente pubblicato le Estrosità rigorose di un consulente editoriale – ci sentiamo di difenderne l’importanza, se non la necessità, purché venga svolta con umile e rigoroso equilibrio che significa, alla fine, rispetto sempre e comunque per chi scrive, anche se si deve sottolinearne pecche e passi falsi.

Torniamo, dopo La moglie, a scrivere di Jhumpa Lahiri, che nella misura breve dei nove racconti de L’interprete dei malanni (Guanda 2016, V edizione) riversa intatta la maestria della narrazione più ampia definendo – con uno stile asciutto ed insieme raffinato in cui nulla è affidato al caso, ma tutto è sapientemente delineato anche attraverso dialoghi impeccabili che costruiscono le atmosfere interiori e spaziali – situazioni solo apparentemente minimaliste: in realtà capaci, attraverso fulminee “epifanie”, di assumere dimensioni insospettabili, anche quando (e sono i racconti più intriganti) tanto rimane “fuori” dal testo ed esige la collaborazione complice del lettore per venire completamente (ri)scritto.

“Molti sono convinti che le recensioni [di alberghi] on line siano superficiali, che i recensori siano vendicativi, che la loro prosa sia scadente, che difettino di sensibilità umana” (p.161). A leggere l’ultimo, intrigante libro di Rick Moody, Hotel del Nordamerica (Bompiani, 2016) si affermerebbe il contrario perché, a tutti gli effetti, è una raccolta di segnalazioni per il sito ValutaIlTuoSoggiorno postate da Reginald E. Morse fra il 2012 e il 2014, con una prefazione del presidente dell’Associazione americana albergatori, deciso a raccogliere in una collana di monografie quelle dei collaboratori più seguiti e brillanti (“libri di viaggio unici nel loro genere, regalo al cliente che spende e garantisce la vita di una sterminata catena di alberghi”) e la postfazione di…Rick Moody,

 

jc

“La trama procede senza sussulti di sorta nell’attesa di uno scarto narrativo che faccia decollare la suspance o, quanto meno, non strappi solo sorrisi di circostanza. Quando ormai Expo 58 pare risolversi in un mezzo passo falso dell’autore, a p.234 (sì, la indichiamo!) ricompare il Maestro, che scioglie l’esito giallo in modo assolutamente non banale e, in un riuscitissimo finale, tocca le sue corde migliori: il malinconico senso del tempo che scorre, la nostalgia struggente di ciò che poteva accadere e – per paura o semplice “musica del caso” – non è stato, il rimpianto accettato con dignitosa fermezza, l’ombra del passato – con i suoi fantasmi ed i suoi rimorsi – che più del presente, tanto meno del futuro, conferisce un senso alle nostre fragili esistenze”.

“Eccomi” (Abramo lo dice a Dio, ad Isacco e all’Angelo che ferma la mano di chi crede senza comprendere) è testimonianza di dedizione e sacrificio, attestazione di presenza che nessuno riesce più a pronunciare, almeno una volta, nell’ultimo romanzo di Foer (Guanda, 2016) in bilico tra referto impietoso di una crisi familiare e ambiziosa analisi storico-religiosa.

Alessandro Piperno esercita, con finezza e felice capacità di analisi, il nobile “secondo mestiere” di saggista, strettamente legato al suo ruolo accademico di docente di Letteratura francese presso l’Università di Tor Vergata. In attesa di una raccolta organica, ormai doverosa, dei suoi sondaggi sui romanzi dell’Ottocento europeo, ricordiamo (un vero peccato per quanti li hanno persi) gli autorevoli interventi comparsi la scorsa estate sulla “Lettura” del Corriere della Sera, capaci di illuminare, con calviniana “leggerezza” e insieme rigore argomentativo, il meccanismo di un dialogo di Flaubert, gli intimi conflitti di Anna Karenina, una scena d’interni dell’amato Proust.

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