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Cultura (2)

Stefano Rodotà, giurista ed ex-parlamentare, partecipa in veste di collaboratore tecnico-giuridico nell’apposita commissione istituita dal presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, per stilare il testo sui Diritti dell’individuo all’interno di Internet.

 

 

 

Domanda: Secondo lei professore, è possibile porre un freno giuridico alla diffusione delle “Fake News”, come propongono in tanti?

 

Risposta: Certo che possono essere introdotte delle norme, avendo però presente, che in queste materie ci può essere sempre il rischio della censura. L’obbiettivo è buono, quello di ordinare le fake news, ma chi stabilisce che un’informazione è effettivamente falsa? Allora questi strumenti, potrebbero essere utilizzati, per introdurre delle possibilità di censura che oggi non esistono.

 

D: In un dibattito politico inquinato dalla disinformazione è possibile l’istituto della democrazia diretta?

 

R: La disinformazione c’è sempre stata, facendo una prospettiva storica, sarei meno preoccupato oggi rispetto al passato. Oggi chi vuole cercare determinate informazioni può farlo, mentre nel passato questo non era tecnicamente possibile.

 

D: A suo giudizio, dove finisce la libertà di parola ed iniziano le fake news?(Non solo in internet)

 

R: Qui si affronta una questione complessa ovvero qual è la verità? Chi stabilisce che una fonte sia vera o falsa? Questo è secondo me, oggetto di dibattito pubblico perchè si deve discutere, non c’è qualcuno che si può assumere il diritto, di stabilire lui qual è la notiza falsa! Quindi è neccessario mantenere aperta la discussione.

 

D: Quindi le bufale sono un pericolo per la democrazia diretta o sono un’esasperazione della stessa?

 

R: Guardi, sono tutte e due le cose, le bufale certamente incrinano l’importanza della democrazia diretta, perchè gli si possono associare le false notizie. D’altro canto, la democrazia diretta mette in condizione di discutere, di mettere in evidenza, la dove ci sono e se ci sono delle notizie che non corrispondono alla realtà. O notizie che sono deliberatamente presentate in modo da falsificare qualcosa.

 

 

Nell’humus culturale della formazione surrealista, animata da André Breton fin dal 1924, affiora una forte avversione verso i processi di omologazione sociale allora emergenti, che ha condotto al rifiuto di condividere i valori fondativi del pensiero dominante. Dissociazione che poneva la perentoria alternativa tra gesto distruttivo, mirato all’abbattimento dell’assetto politico, e rinuncia a rovesciare il potere, per scegliere di convertire quelle potenzialità eversive in strategia di dissenso artistico.

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