Login

Donald Trump giura a Capitol Hill nel giorno più importante per la storia americana, da questo momento è il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. "Questa cerimonia ha un significato molto importante oggi. Non è solo un trasferimento di amministrazione , ma stiamo riportando il potere al popolo. Per troppo tempo un gruppo ristretto di persone ha gestito il governo. La prosperità era per i politici e non per le imprese". 

 

 

“Da oggi una nuova visione governerà gli Stati Uniti - ha esordito Trump, esplicitando le sue intenzioni sull’operato della sua presidenza - Ogni decisione, su commercio, fisco, esteri, ne dovranno beneficiare i lavoratori degli Stati Uniti. Difenderemo gli interessi degli Usa dalla razzia di altre imprese. Questa tutela porterà prosperità e forza e io combatterò con ogni respiro per questo obiettivo, non vi deluderò. Con due regole semplici: assumi americani, compra prodotti americani. Porteremo le persone fuori dalla disoccupazione”. 

“Vogliamo rafforzare le alleanze e porci contro il terrorismo islamico, per sradicarlo dalla faccia della terra - ha continuato il neo presidente - Americani di tutte le città, vicine e lontane, piccole e grandi, da oceano a oceano: non verrete più ignorati. Renderemo questo Paese prospero, sicuro, grande, grandioso”.
Dio benedica voi e gli Stati Uniti d'America, e insieme faremo tornare grande l’America”. Così chiude il suo discorso Donald Trump, ripetendo anche il suo grande motto che lo ha accompagnato per tutta la sua campagna politica. Mentre nello studio ovale Obama lascia una lettera di rito per il suo successore come vuole la consuetudine. Intanto, Washington era segnata dai disordini che in molti avevano preventivato, a seguito di numerosi dimostranti vestiti di nero (i Black Block) la città ha dovuto rafforzare le misure di sicurezza per l’accesso a Capitol Hill con ben 3 passaggi al metal detector.

Dopo l'insediamento a Capitol Hill,  come vuole la tradizione al neo-presidente Donald Trump è toccato aprire le danze al ballo ufficiale al Liberty Ball. Tra sorrisi e un po' di imbarazzo per Trump, che in pista con Melania sulle note di "My way" non si è rivelato gran ballerino. Si chiude così il grande giorno dell’insediamento della nuova amministrazione Americana che per i prossimi 4 anni dovrà risollevare il paese dalle molte proteste che si stanno accumulando per la nomina a presidente degli stati uniti d’America per Donald Trump.

di Gianpiero Gamaleri

Direttore editoriale di E Tutor Web, professore di Sociologia della comunicazione all’Università Telematica Internazionale Uninettuno di Roma

 

Che cosa dire dell’elezione di Tramp dal nostro osservatorio di E tutor web che si interroga sulla comunicazione del magnate americano e sul suo futuro rapporto con i giovani, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo, Italia compresa? Ormai l’analisi è chiara. Non si può spiegare il sorprendente successo di Trump solo come un infortunio tecnico dei sondaggisti che non l’avevano lontanamente previsto. Occorre andare a fondo e cogliere le tendenze della società americana, per chiederci se non siano anche le nostre. E queste tendenze – l’opinione è comune – sono dominate dalla crisi e dalle difficoltà della classe media americana e degli altri paesi occidentali.

Dentro questa crisi c’è anche il grave disagio, spesso un’angoscia diffusa di un’intera generazione di giovani che non riescono a vedere la strada del proprio futuro. Quindi l’elezione di Trump ci riguarda profondamente. Non solo e non tanto in conseguenza delle relazioni internazionali tra Italia e Stati Uniti, che probabilmente non subiranno nessun cambiamento sostanziale, visto che chi va al potere non contraddice solitamente le strade percorse dai predecessori specie nella politica internazionale. Ci interroga invece sul modello mentale che ha inculcato negli elettori.

Il modello mentale “vincitori e vinti”

Come ha osservato George Lakoff, professore di scienza cognitiva e linguistica all’Università di Berkeley in California, l’oratoria e l’atteggiamento di Trump obbediscono alla categoria di “vincitori e vinti”. E naturalmente, esasperando la competizione e anche insultando l’avversari (“crooked Hillary”, Illary la corrotta) punta a vincere senza esclusione di mezzi. Ma soprattutto – osserva Lakoff – “chi è vincente merita di vincere” e di conseguenza non può accettare di non vincere. Così si spiegano anche le ripetute affermazioni di Trump riguardo l’esistenza di brogli elettorali nel caso di una sua sconfitta. In poche parole, il prepotente non sta al gioco fino al punto di rovesciare il tavolo quando una mano di poker dovesse andargli male. Cosa che non è avvenuta per il solo fatto che Trump ha vinto.

Ma nella sostanza, a che cosa deve il suo successo, un successo che secondo tutti i commentatori assegna un voto negativo all’intera presidenza Obama, durata otto anni con due mandati di fila?

La chiave è data da una semplice frase, che molto spesso ricorre anche da noi in Italia: ha intercettato gli scontenti facendosi “il megafono dell’insoddisfazione”. Ma non sembravano tutti contenti sotto la presidenza Obama? Evidentemente le cose non stanno proprio così. Ci sono molte categorie in sofferenza al di là dei buoni dati sulla scarsità della disoccupazione. Tra questi insoddisfatti c’è la classe media e ci sono anche i giovani che, se non hanno votato Trump, certamente non si sono mobilitati per la Clinton.


Hanno votato come Jo the plumber


Paradossalmente è stato proprio Obama, fin dalla sua prima campagna del 2008, a individuare questo malessere e questo malcontento, cui evidentemente non ha saputo porre rimedio. Nelle sue mail agli elettori di allora Barack citava il caso di Jo the plumber, Giovanni l’idraulico. Incontrato durante un comizio, il futuro presidente gli chiese: parchè non voti per me che ti farò avere anche l’assistenza sanitaria? E Jo gli dette la risposta che spiega oggi la massa di voti riversatisi su Trump: non ti voto perché preferisco tenere i miei soldi per pagare i dottori se mi ammalo piuttosto che vedere le tasse aumentate per una riforma così costosa.

Questo è un ragionamento diffusissimo negli Stati Uniti: fare da sé, combattere da soli, non essere assistiti dall’alto, non porsi più di tanto il problema delle classi svantaggiate perché a ben vedere ciascuno ha il destino che si merita. Questa posizione, che un po’ ci scandalizza, ha però un fondamento su cui dobbiamo riflettere. Quante volte l’attesa che “ci pensi qualcun altro” è un alibi per non impegnarci noi più a fondo? Anche la misericordia, che celebriamo in questo Anno Santo, non può essere la scusa per giustificare la passività. Al contrario deve essere una molla per impegnarci, nella carità e nell’attenzione agli altri, a dare anche il meglio di noi stessi.

 È diventato famoso per le auto elettriche e i treni iper-veloci, ma tra i vari impegni trova il tempo di occuparsi della formazione scolastica dei figli. Con 14,3 miliardi di dollari, Elon Musk si piazza al 101 posto della classifica dei più ricchi di sempre. Direttore generale di Tesla, Space X e HyperLoop è considerato fra i CEO più innovativi del XXI secolo. Papà di cinque figli, ha deciso di fare una scelta radicale nell’insegnamento dei figli, togliendoli da una prestigiosissima scuola di Los Angeles per inserirli nella sua nuova creazione. Il nuovo istituto scolastico che Elon Musk ha fondato si basa su un principio univoco, “Ad Astra”: “Il nome è tutto un programma” dice lo stesso Musk  in un’intervista alla tv cinese. 

La vecchia scuola non rispettava le aspettative di Musk, pensava che i figli avessero un insegnamento troppo selettivo e le loro idee fossero spente proprio dai docenti stessi. Per questo ha deciso di creare una scuola tutta sua, un’idea che gli sta fruttando l’attenzione dei più importanti istituti privati americani che vorrebbero implementare il metodo ASTRA nei loro programmi scolastici.  Della scuola di Musk si sa poco. Servono poche frasi per capire che in questo ambiente scolastico la migliore regola è l’assenza di regole.  Gli studenti sono in totale 20, per ora solo i figli dei dipendenti di SpaceX, una delle sue aziende. Non sono divisi per età e ogni studente segue un percorso personalizzato sulla base delle sue attitudini personali. “In questa scuola non vogliamo tenere segreta la parte creativa dei nostri figli, ma vogliamo inserirli in un ambiente capace di stimolare la loro vena creativa”, prosegue Musk nell’intervista alla tv cinese. Il motto di Musk è: insegnare significa mostrare il problema e non solo lo strumento. Musk spiega che non tutti i bambini sono portati a fare le stesse cose degli altri e per questo ci vuole una scuola che personalizzi il loro percorso di studi in modo da avere un futuro più vicino alle loro reali capacità. Musk spiega che descrivere il funzionamento di un motore elettrico può risultare noioso e non tutti i bambini seguirebbero con lo stesso entusiasmo. Alcuni vorrebbero già passare allo step successivo e cominciare a comprenderne il funzionamento dall’interno. Per questo Musk spiega che dare in mano un cacciavite a un bambino e dirgli di usarlo per smontare ciò che ha imparato non è sbagliato, anzi può stimolare più aree del cervello e forse aprire quei lampi di genio, che porteranno le idee del futuro. Per ora la scuola di Musk è un’esclusiva dei dipendenti di Space X, ma forse in futuro non troppo lontano potrà essere la realtà di tutti i giorni.

 

Il Metodo Montessori: L’idea di Musk, ha trovato già applicazione in Italia grazie a Maria Montessori. Il metodo Montessori, praticato in circa 20.000 scuole si basa sulla libertà di scelta del proprio percorso di studi in base alle proprie attitudini. La somiglianza con il metodo Musk è quasi uguale, forse l’idea dello stesso Musk ha già trovato applicazione da molti anni in Italia ed Europa. Come è noto, il metodo educativo Montessori risale a 100 anni fa e fu usato per la prima volta con bambini in età puerile dei quartieri più poveri di Roma. Gli elementi caratterizzanti del metodo Montessori sono ben conosciuti. Le classi comprendono allievi di età diverse; si usano materiali educativi particolari; gli allievi hanno la possibilità di scegliersi il lavoro da svolgere in blocchi di tempo protratti; l’approccio è collaborativo; non ci sono voti né test; l’insegnamento di competenze avviene a livello individuale e di piccolo gruppo. Gli insegnanti guidano i bambini attraverso le varie attività in piccoli gruppi invece che stare in piedi di fronte all’intera classe (didattica frontale). Il metodo Musk non è il primo metodo scolastico rivoluzionario per la scuola elementare, basti pensare che Maria Montessori aveva pensato tutto questo già 100 anni fa. Musk avrà molti soldi a disposizione per creare una scuola tecnologicamente avanzata, ma la Montessori è stata lungimirante e Musk ha potuto solo copiare un metodo ormai collaudato.

Video









Vai all'inizio della pagina