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È in atto una rivoluzione del settore agroalimentare grazie alla quale rete e tecnologie stanno innovando filiera, modelli e processi produttivi. Si tratta dell’Internet of Food, un mondo di tecnologie, applicazioni e servizi vari che sta cambiando il modo di produrre, trasformare, distribuire, consumare e anche comunicare il cibo.

L’agroalimentare rappresenta oggi l’attività economica più grande a livello globale e crescerà esponenzialmente nei prossimi anni a causa di una più elevata richiesta di cibo. La Fao ha stimato che nel 2030 la popolazione mondiale raggiungerà gli 8 miliardi di individui e che nel 2050 sfiorerà i 9 miliardi. Di questi almeno 6,3 miliardi, sottolinea la Fao, abiteranno nelle città. Questi dati fanno riflettere su dove e come il cibo verrà prodotto per sfamare una popolazione sempre più numerosa, dal momento in cui le aree rurali sembrano ormai appartenere al passato. La Fao sottolinea poi quelle che oggi sono le principali problematiche legate al cibo, in primis, denutrizione e spreco alimentare. La denutrizione colpisce oggi oltre 800 milioni di persone nel mondo, di cui 159 milioni sono bambini. Contemporaneamente vengono buttate ogni anno circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo in tutto il pianeta, pari ad un terzo dell’intera produzione alimentare. Secondo dati Fusions 2016, lo spreco alimentare globale vale oggi 1000 miliardi di dollari ogni anno e raggiunge i 2600 miliardi se si considerano i costi legati all’acqua e all’impatto ambientale. Solo nell'Unione Europea si arriva a 88 milioni di tonnellate di cibo gettato via ogni anno e si sprecano ogni giorno circa 720 kcal di cibo a persona. In Italia, secondo l'Osservatorio Waste Watcher, il solo spreco alimentare domestico vale oltre 13 miliardi di euro ogni anno, corrispondenti all’1% del Pil nazionale

Queste sono problematiche che impongono una nuova prospettiva per il futuro dell'agroalimentare sia dal punto di vista della produzione del cibo sia da quello della diffusione. Inoltre, bisognerà essere sempre più attenti alla sicurezza alimentare e alla tracciabilità dei prodotti alimentari. Il consumatore di oggi e, in particolare, il consumatore di domani, richiederà sempre di più di poter di poter rintracciare i prodotti alimentari, in modo tale da conoscerne la provenienza e ricostruirne così l’intero percorso, dallo stato finale a quello iniziale. È in questa nuova realtà che le tecnologie stanno assumendo un ruolo sempre più importante in materia di sostenibilità, lotta agli sprechi, sicurezza alimentare, tracciabilità, produzione, vendita e distribuzione. L’Internet of Food interesserà il settore agroalimentare a 360 gradi: dall’idroponica al vertical farming, dall’agricoltura di precisione ai sensori molecolari portatili che indicano il contenuto e la composizione di un alimento, alle stampanti 3D per il cibo, alle etichette intelligenti per la tracciabilità dei prodotti, alle tante applicazioni che incentivano la riduzione dello spreco alimentare e il riciclo, fino ad arrivare a tutti i nuovi sistemi di comunicazione e di e-commerce che stanno cambiando il modo in cui il cibo viene venduto, distribuito e consumato.

Nel mondo del Food, a dominare saranno le start-up operanti nel settore agroalimentare. A questo proposito, lo scorso 20 novembre a Bologna si è conclusa la Future Food, competizione organizzata da Digital Magics, società che si occupa di sviluppare nuovi business digitali, in collaborazione con il  Gruppo Intesa Sanpaolo, e rivolta a tutte le startup italiane che sviluppano prodotti e servizi innovativi nel settore del Food. Le opportunità offerte da questo settore saranno sempre più numerose interessanti dal punto di vista imprenditoriale. A esempio a Milano, in occasione di Expo 2015, è stata lanciata la prima edizione di Seeds&Chips, il Summit internazionale dedicato alla Food innovation, ideato dall’imprenditore Marco Gualtieri già fondatore di MilanoCucina. Per Expo, l’architetto Carlo Ratti insieme con Coop hanno realizzato il Future Food District, un supermercato moderno che proponeva una nuova esperienza dell’acquisto dei prodotti e della gestione di un supermercato in chiave interattiva. Ad esempio bastava sfiorare i prodotti, dotati di ‘etichette aumentate‘ e posti in scaffali con applicativi touch, per vedere proiettate tutte le informazioni, relative non solo a composizione e tracciabilità, ma anche all’impatto ambientale, all’eventuale presenza di allergeni o di altre sostanze ‘a rischio intolleranza’.

Altre esperienze imprenditoriali del nostro Paese sono rappresentate da XGlab, startup che effettua scansioni a raggi X in grado di analizzare qualità, conservazione e livello di tossicità degli alimenti, QuiCibo, piattaforma e-commerce gratuita, dove i consumatori acquistano dai produttori di tutta Italia in modo sicuro e certificato, Menuale, primo portale italiano dedicato alla ristorazione 2.0 e food advisor che aiuta gli utenti (50.000 ogni mese) a trovare i locali che propongono il piatto desiderato. In questo senso, Pro Web Consulting, un’agenzia Seo, ha creato un’app che fornisce un servizio di consulenza ad hoc per quelli che vogliono sviluppare startup nel settore del Food

In Italia lo spreco alimentare domestico vale oltre 13 miliardi di euro ogni anno, corrispondenti all’1% del PIL nazionale. Lo rivela una recente ricerca condotta dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna insieme con l’Osservatorio Waste Watcher e con il sostegno del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e di Unicredit, presentata a Roma il 7 luglio in occasione del lancio della sesta edizione della campagna europea per la riduzione degli sprechi alimentari “Spreco Zero”.

Lo spreco alimentare globale vale oggi 1000 miliardi di dollari ogni anno e raggiunge i 2600 miliardi se si considerano i costi legati all’acqua e all’impatto ambientale. Solo nell'Unione Europea si arriva a 88 milioni di tonnellate di cibo gettato via ogni anno e si sprecano ogni giorno circa 720 kcal di cibo a persona, secondo dati Fusions 2016.

Per combattere il fenomeno dello spreco alimentare in Italia, è nata nel 2010 l’iniziativa “Spreco Zero”, promossa dall’Università di Bologna e da Last Minute Market, che da oltre sei anni contribuisce a contrastare lo spreco alimentare, con compagne annuali per promuovere l’integrazione di misure di prevenzione degli sprechi e sensibilizzare i consumatori verso pratiche alimentari più sostenibili. Nell’ambito della campagna è stata lanciata, inoltre, la terza edizione del Premio “Vivere a Spreco Zero” che quest’anno sarà assegnato al giornalista e scrittore Paolo Rumiz e allo chef Moreno Cedroni che concorrono nella categoria “Testimonial”; gli altri premi andranno invece ad aziende, comuni e scuole che si sono particolarmente distinte nella lotta agli sprechi e saranno assegnati a novembre a Padova.

Infine, “Spreco Zero” celebrerà il “World Food Day 2016” previsto per il prossimo 16 ottobre mentre l’8 e 15 dello stesso mese sono in programma a Milano e Bologna vari eventi sul tema del cibo. Tra questi, “In the name of Africa”, il più grande evento di pixel art urbano al mondo che quest’anno incontrerà la campagna “Spreco Zero 2016” per discutere della fame nel mondo e della prevenzione e il recupero dello spreco alimentare. Tra gli obiettivi della campagna c’è, inoltre, la creazione dell'”Anno Europeo sullo Spreco alimentare”.

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