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Interpellato a proposito, durante il Town Hall Q&A di Roma con gli studenti della Luiss, Mark Zuckerberg aveva convintamente asserito che “Facebook non è una media company”. E dato che “solo i morti e gli stolti non cambiano mai idea” (James Russell Lowell), eccolo, cinque mesi dopo a lanciare The Facebook Journalism Project.

Il progetto di Facebook ha inevitabilmente attirato l’attenzione di periodici di spicco che vedono nel social uno strumento di maggior visibilità, puntando sulla collaborazione piuttosto che sulla concorrenza: “Collaboreremo con le industrie dell’informazione per sviluppare prodotti di alto livello, imparando dai giornalisti come poter diventare ottimi partners, e lavorando con pubblicisti ed esperti per garantire ai nostri utenti i contenuti e le conoscenze di cui hanno bisogno per diventare lettori informati in un’era digitale”, questo ciò che la manager Fidij Simo ha dichiarato sul blog FacebookMedia, annunciando le intenzioni di Zuckerberg di svolgere il proprio programma su tre canali principali. Il primo, come abbiamo già detto, riguarda la collaborazione con i redattori e le aziende della comunicazione, dando spazio alla creazione di “nuovi formati” su misura degli users, a seconda delle preferenze del singolo e della facilità con cui questi contenuti possono essere assimilati, inoltre introducendo elementi fortemente attrattivi  come le “local news”, notizie locali che hanno la capacità di attirare attorno ad uno stesso argomento un gran numero di utenti che ne hanno in comune la vicinanza. La seconda parte del programma prevede corsi di formazione e-learning per i giornalisti stessi con la conseguente possibilità di immergersi a 360 gradi nell’esperienza dei social, fornendo loro strumenti e capacità per muoversi all’interno della rete. Saranno potenziati inoltre gli streaming, le dirette, i video – ai quali saranno anche aggiunte le pubblicità, ma questa è un’altra storia- e particolare attenzione rivolta ai “testimoni oculari”, quelle persone che si trovano a filmare in diretta un determinato avvenimento dell’attualità. Il terzo ed ultimo passo verso il compimento del Journalism Project è quello dell’inevitabile lotta alle fake news, consapevoli di essere negli anni della “post-verità”: già da qualche tempo Facebook si è circondato di esperti per rimuovere le falsità in circolazione e “consentire alle persone di avere ancora conversazioni significative su ciò che interessa loro”, senza però, come sottolinea Zuckerberg, “dover decidere noi cosa dovrebbero leggere e cosa non”.

Il social di Menlo Park è diventato, volente o nolente, il primo diffusore di notizie al mondo, non più soltanto un luogo dedicato alla condivisione di foto, momenti da ricordare, post tra amici e famigliari. E si è adattato di conseguenza, dapprima con gli “Instant Articles” - un tool in grado di connettere gli utenti alle notizie in maniera molto più veloce ed efficace, senza dover aprire nuove finestre sul browser – e poi con lo sviluppo del “Tasto anti-fake”, una delle ultime novità di Facebook che gioca non solo sulla mole di notizie divulgate quanto sulla qualità dei contenuti che vengono messi alla portata di tutti gli utenti. Una parabola ascendente dunque quella che nell’arco di poco tempo ha portato il social network più famoso del mondo – con ben 2 miliardi di persone registrate - a richiedere la collaborazione di editori e giornalisti per un incredibile e innovativo progetto editoriale: The Facebook Journalism Project. E’ questa, ad oggi, la priorità di Zuckerberg, già in possesso della piena approvazione di alcune note testate quali Fox News, BuzzFeed e il Washington Post. Non è una novità leggere i nomi altisonanti di giornali e riviste tra i partners di un social network: già da un anno, attraverso “Discover”, Snapchat ha dedicato uno spazio all’inserimento di pubblicità e video di sponsor nei quali si ritrovano inserti di BuzzFeed, di Daily Mail, di Cosmopolitan e National Geographic, mentre quasi in contemporanea su Twitter è arrivato “Moments”, la raccolta di notizie e contenuti più discussi e più twittati sulla piattaforma. 

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