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 Be the change: unite for a better internet è lo slogan del Safer internet day 2017, il giorno in cui si svolgono eventi, in più di 100 Paesi aderenti, con l’obiettivo di far riflettere i ragazzi e i bambini sull’uso responsabile e sicuro di internet. Questo giorno è stato istituito dall’Unione Europea nel 2004 per sensibilizzare gli adolescenti all’uso corretto dei media e del web.

Gli eventi organizzati da INSAFE e INHOPE tengono come punto di riferimento il Safer Internet Centre, presente in ognuna delle nazioni aderenti ai progetti; ogni Safer Internet Centre è composto da: un polo di riferimento per l’organizzazione di programmi di educazione a livello nazionale, finalizzati ad assicurare un utilizzo positivo e consapevole dei media rivolte ad adulti, bambini e adolescenti; di un servizio di Hotline, riservato agli utenti della rete, che offre la possibilità di segnalare la presenza online di materiale pedopornografico. Di un servizio di Helpline in grado di fornire supporto, in particolare a bambini, adolescenti e genitori in merito a esperienze negative o problematiche inerenti l’utilizzo dei media.

Tra le iniziative che avranno luogo durante il Safer Internet Day vi saranno convegni e campagne incentrate su argomenti come il ciberbullismo, la pedofilia on- line e altre attività disturbanti per gli utenti, ma anche riguardo la dipendenza da videogiochi ed altri problemi di questo genere connessi soprattutto ai giovani. L’interesse da parte dei ragazzi c’è, ma le nuove generazioni tendono a prendere sottogamba i pericoli e le conseguenze negative che alcuni comportamenti sbagliati sui social potrebbero darci. Ci si rende conto che il “divieto di navigazione” risulterebbe inutile e controproducente: in poco tempo sarebbe aggirato. Si potrebbe usare la carta della paura: secondo un recente studio dell’università inglese di Sheffield, infatti, la quantità di tempo trascorso su Internet (e in particolare sui social network) sarebbe direttamente proporzionale al livello di infelicità: più di 1 ora al giorno pare riduca del 3% le probabilità di avere un’esistenza felice. Ma la scelta decisamente più razionale è quella di dare istruzioni per l’uso corretto e responsabile dei social e di internet.

Per qualsiasi youtuber riuscire ad ottenere un discreto numero di iscritti e di visualizzazioni non è solo un successo personale ma una vera e propria trasformazione da semplice millennial a “punto di riferimento” per migliaia di ragazzi e ragazze. 

Mantenere una determinata posizione all’interno di una giungla come YouTube può essere davvero difficile vista la flessibilità della “catena alimentare”, tuttavia esistono almeno una decina di ragazzi al mondo per cui la paura di perdere seguaci non rappresenta più un problema. Ma chi sono? E soprattutto… cosa fanno?  

 

 

10) JennaMarbles

 

Jenna Nicole Mourey ha raggiunto più di 16 milioni di iscritti negli ultimi anni realizzando perlopiù vlog che descrivono e commentano alcuni momenti della sua giornata. Grazie al successo ottenuto ha potuto iniziare nuove strade artistiche: quella di attrice (ep. 2 di “Epic Rap Battles of History” e nell’ ep. “Fake n’ Bacon” di “The Annoying Orange”) e quella di produttrice (per il film “Maximum Ride”).

 

 

9) Vegetta777

 

Il canale è curato da un ragazzo spagnolo appassionato di unicorni e videogames. La prima passione non gli ha ancora fruttato molto ma, grazie alla seconda, ha guadagnato la fiducia di quasi 17 milioni di utenti. 

 

 

8) Yuya

 

Nel mondo della moda e del make-up Mariand Castrejon Castañeda è un vero e proprio pilastro. Grazie soprattutto alle interviste apparse su riviste e canali televisivi è riuscita ad influenzare i suoi follower (in maggioranza messicani) più di quanto si possa immaginare. 

 

 

7) Fernanfloo

 

Chi segue questo canale ha solo due certezze: esser certo che nel giro di due o tre giorni potrà vedere un nuovo video, non aver la minima di idea di quale sarà l’argomento scelto da fernanfloo. Come dice lui stessi infatti “cerco solo di divertire ed intrattenere”. 

 

 

6) nigahiga

 

Anche in questo caso accanto alla vita dello youtuber è nata quella di attore. Ryan Higa ha infatti partecipato come protagonista nel film “Ryan and Sean’s not so excellent adventure” ed ha contribuito alla creazione di un lungometraggio intitolato “Agent of Secret Staff”.

 

 

5) VanossGaming

 

Evan Fong (canadese, 24 anni) conta ad oggi più di 19 milioni di iscritti sul suo canale ottenuti esclusivamente grazie alla frequente pubblicazione di collezioni dei momenti più esilaranti che riprende durante le partite ai videogames. 

 

 

4) Smosh

Il duo comico di Ian Andrew Hecox e Daniel Anthony Padilla ha iniziato la propria carriera su youtube nel 2002 e, grazie a numerosi sketch comici, ha raggiunto ormai una tale fama da aver permesso la nascita di due film: “Ghostmates” e “Smosh: The movie”. 

 

 

3) elrubiusOMG

Dalla piccola città di Mijas (Spagna) il videogamer Rubén Doblas Gundersen è riuscito a procacciarsi più di 22 milioni di seguaci. Non c’è quindi da sorprendersi se “Troll” (libro del 2014) sia diventato in poco tempo un bestseller. 

 

 

2) HolaSoyGerman.

Lo youtuber proprietario di questo canale (30 milioni di iscrizioni in sei anni) è invece il cileno Germán Alejandro Garmendia Aranis (26 anni). Sarebbe il vlogger più famoso del mondo, se non fosse per ...

 

  1. PewDiePie

 

Soprannome di Felix Arvid Ulf Kjellberg, 28enne svedese che con i suoi video ha raggiunto 52 milioni di utenti ed ha, secondo la rivista economica Forbes (dicembre 2016), un reddito annuo di circa 15 milioni di dollari. Tra le numerose curiosità che nasconde il personaggio (premi, riconoscimenti, progetti cinematografici e letterari, numerose collaborazioni con associazioni umanitarie) quella che forse più colpisce il pubblico italiano è quella di essere compagno dal 2011 della youtuber veneta CutiePieMarzia.

Il pubblico del giornalismo online preferisce i contenuti testuali alle forme video. A dichiararlo è l’azienda americana Parsely, alla luce dei dati raccolti con l’analisi svolta dalla stessa sulle reazioni dei lettori agli articoli in circolazione sul web.

Molti dei quali, stando alla ricerca, trovano i video sgradevoli, se non fastidiosi, soprattutto quando si presentano in formato autoplay, quindi automaticamente riprodotti senza alcuna azione e intenzione del lettore che, entrato sulla pagina della notizia, si trova bombardato dalla pubblicità e dalle voci del video. Spesso sarebbe proprio questo meccanismo involontario a indurre molti lettori ad abbandonare la navigazione e a cercare notizie in forma testuale, da poter leggere con calma in qualsiasi momento. Un altro punto a sfavore dei video è la difficoltà di caricamento che spesso manifestano, quindi un rallentamento dei tempi di ricezione della notizia.  
Gli articoli più apprezzati sembrerebbero dunque essere quelli “tradizionali”, in forma estesa. Tra questi secondo la Parsely proprio i più lunghi, di almeno 600 parole, attirerebbero maggiormente l’attenzione degli utenti: ben il 30% in più rispetto della fetta di pubblico che sceglie la visione del video alla lettura. 
Un discorso a parte bisogna effettuare però per gli utenti che giungono alla pagina da una piattaforma social, come avviene su Facebook: navigando e sfogliando contenuti molto vari, i lettori occasionali prediligono la brevità delle notizie, le photogallery e i video di veloce fruizione. 
Molte testate mondiali stanno adoperando un riadattamento delle proprie esperienze digitali sui modelli richiesti dal pubblico, focalizzandosi sulle priorità del lettore medio, rivalutando l’aspetto visuale senza subordinare l’importanza del contenuto che deve pur sempre rimanere significativo e avere un impatto decisivo sull’audience: è questo il caso del New York Times che ha recentemente dichiarato la propria intenzione di ottenere nel campo digitale il doppio del fatturato dell’anno precedente.

Inventori, startupper, attori, web influencer e artisti che all’età di vent’anni (o ancora meno) hanno già il successo in tasca e una carriera brillante alle spalle. Loro sono gli “Youngest  Millennials”, i più giovani tra i giovani con un sogno in mente e la voglia di vederlo realizzato. Loro ci sono riusciti. Cos’hanno in comune? La passione per ciò che fanno, il lavoro, e a volte un po’ di fortuna. Ecco solo una parte dell’elenco di nomi comparso su Forbes per la categoria “Youngest” tra i “30 under 30 del 2017” che hanno conquistato il mondo con le loro storie – e le loro idee.

Kai Kloepfer: 19 anni, ha studiato alla MIT University del Massachusetts e da tre anni si occupa di “smart gun technology”, ossia della tecnologia applicata alle armi da fuoco. La sua invezione? Una pistola a riconoscimento digitale, dotata di uno scanner che consente di sparare solo al proprietario, prevenendo l’utilizzo della pistola da parte di bambini e impedendolo ai non autorizzati. “In America in media ogni ora un bambino muore ucciso da un’arma da fuoco, sbadatamente lasciata senza sicura” – confessa Kloepfer, “La mia tecnologia biometrica aiuterà le famiglie a prevenire le tragedie”.  

Keiana Cavè: 18 anni, è un’ingegnere chimico e da quando ha 15 anni ha condotto ricerche riguardo le tossine dissipate nel disastro ambientale della piattaforma petrolifera britannica Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, avvenuta nel 2010. Ha già pubblicato due ricerche su un metodo di analisi delle scorie prodotte dalla fuoriuscita del petrolio da lei ideato. Per il successo ottenuto nei suoi studi, la NASA ha ricompensato Keiana dando il suo nome ad un Asteroide.  

Gabriel Mesa: 15 anni, età sorprendente per essere già tra i migliori nella produzione di biotecnologie e aver fondato una compagnia - la Mesa Foundry – che si occupa di innovazioni nel campo biomedico e delle energie pulite. Lui stesso è inventore della Carbon Battery, una batteria biodegradabile, e dello Stimuped, un trattamento per la cura del diabete.

John Meyer: 21 anni, lavora nel campo delle nuove comunicazioni e dirige Fresco News, una società mediatica che fa del giornalismo uno strumento alla portata di chiunque: la “Fresco News App” consente a chiunque si trovi nei pressi di un avvenimento di attualità – che sia un incidente, un incendio, una rapina o anche il passaggio di una celebrità- di filmare e inviare il contenuto direttamente alla redazione, che lo divulga come notizia per tutti gli utenti. La Fox News di recente ha chiesto a Meyer una collabrazione con la propria società.

Cody James: 21 anni, programmatore nel campo della robotica, a soli 21 anni ha già collaborato con la Textron (conglomerato americano attivo nella difesa, nella sicurezza e nell’aerospazio) e la Boeing Company, la più grande azienda per la costruzione di aerei militari e aerospaziali.  Attualmente lavora presso Avcorp per la realizzazione di aerei innovativi nel futuro, ha inoltre creato Adapt, un accessorio per il jack dell’ iPhone 7.

Matt Salsamendi: 19 anni, è co-fondatore di Beam, un programma di streaming ideato per i gamers online che, seguendo le dirette dei loro streamer preferiti,  possono interagire con loro e partecipare al gioco o limitarsi a fare da spettatori. La piattaforma ha ottenuto successo in brevissimo tempo ed è stata acquistata dalla Microsoft per essere ingrandita ed estesa anche all’ Xbox.

Simone Biles: 19 anni, ginnasta statunitense, è la prima ginnasta ad aver vinto 3 titoli mondiali consecutivi e 10 medaglie d’oro è la ginnasta che ha vinto più titoli al mondo. Ha fondato anche una palestra propria, il “World Champions Centre” in Texas dove si allena e vive con la sua famiglia.

Daya: 18 anni, il suo vero nome è Grace Martin Tandon ed la cantante di “Hide Away” , singolo che ha segnato il suo debutto, seguito da “Sit still, Look pretty” e “Don’t let me down”, con il quale ha scalato in pochissimo tempo le classifiche delle radio internazionali. Curiosità: ha origini indiane, infatti il suo nome d’arte significa “grazia” in lingua hindu.


Kylie Jenner: 19 anni, regina dei social, è la sorella minore della modella Kendall Jenner e sorellastra di Kim Kardashian: si è fatta spazio come personaggio televisivo nella serie “Al passo con i Kardashian”, modella e fondatrice di una linea di make-up non che una delle più grandi web influencer tra le giovani Millennials (che sono sue coetanee).

Skyler Grey:  16 anni, è un artista di strada – così ama definirsi anche lui – di Los Angeles famoso per il suo stile originale, pieno di colore e vivacità. E’ giovanissimo ma le sue opere sono già parte di una galleria d’arte contemporanea di Miami, l’ Avant Gallery . Le sue tecniche predilette sono gli acrilici, la vernice e la serigrafia (inchiostratura attraverso tessuti di seta) e i soggetti privilegiati sono rivisitazioni di noti fumeti e personnaggi dei cartoni assieme a marche e brand internazionali. 

In attesa del famigerato Iphone 8 (oppure iPhone X, per la cadenza decennale del suo anniversario) l’analista Ming-Chi Kuo ha da poco diffuso il suo ultimo bollettino firmato KGI Securities che anticipa ai suoi clienti le possibili caratteristiche del nuovo top di gamma di Apple in arrivo nel 2017. 

 

 

Uno dei primi rumors parla dell’implementazione del nuovo schermo OLED con tecnologia edge-to -edge flessibile, capace di ricoprire l’intera superficie dello Smartphone andando a creare uno schermo bordless (senza bordi visibili). L’implementazione di tale schermo comporterà a Apple il cambio dell’attuale 3D Touch (il sensore di pressione per creare delle shorcut nelle applicazioni) per passare al sensore FPCB (Flexible Printed Circuit Board) un sensore di pressione a film" con un supporto di metallo sottostante, così da assicurare maggiore sensibilità al tocco e resistenza alla pressione.

Secondo l’analista di KGI, gli ingegneri di Apple secondo i brevetti depositati in questi anni, sono riusciti ad implementare un sensore ottico per la rilevazione delle impronte digitali nello stesso pannello OLED così da poter sbloccare il dispositivo in qualunque parte dello schermo.  Ming-Chi Kuo suppone inoltre una collaborazione tra sensore ottico del pannello OLED e l’utilizzo di un riconoscimento facciale grazie alla camera anteriore dello smartphone, così da creare un perfetto riconoscimento biometrico dello stesso utente, tutto rigorosamente custodito nel chip del telefono e lontano dall’essere caricato sull’account personale dell’utente in iCloud. 

Oltre alle novità che potrebbero arrivare su iPhone 8, non analizzate nel report ma presenti in moltissimi rumor, vi sono la ricarica wireless che finalmente permetterà di rivoluzionare il concetto di ricarica che Apple sta cambiando dalla implementazione del cavo “lightning", la certificazione IP68 (sigillato e resistente all'ingresso di acqua e possibilità di immersione fino a 3m) e il telaio in acciaio Inox. Il keynote di presentazione è ancora lontano ma rumor e indiscrezioni dell’ultimo minuto ci faranno compagnia fino a giugno.

Gian Luca Comandini (26 anni) sembra  essere l'emblema di quella generazione (i millennials) che, trovandosi sul labile confine tra i lavori tradizionali e quelli che nasceranno con l'evolversi del digitale, si vede costretta a "inventarsi" nuovi lavori, cercando quindi di portare avanti in contemporanea un infinito numeri di progetti. Comandini, per esempio, occupa "soltanto" i ruoli di: membro della direzione presso Hdrà, CEO della società You&Web, cofondatore di AssoBit; docente di Web & Social Media Marketing presso l'università Sapienza e, come se non fosse abbastanza, secondo fonti ben informate, a breve diventerà anche capo della comunicazione strategica Rai.

Come è iniziata la sua carriera lavorativa?

Dopo aver frequentato il Liceo Classico San Giovanni Evangelista mi iscrivo alla facoltà di Economia e Management della LUISS Guido Carli convinto che sarei diventato commercialista, come mio padre. Non amavo molto la matematica ma diventò la mia unica fonte di svago dopo la fine della mia prima importante storia d’amore. Ed è così che tutto ha avuto inizio. 

Deve tutto a quella ragazza quindi?  

Per certi versi sì. Dopo qualche anno di depressione e di approfondito studio dei numeri, infatti avevo trovato delle formule che mi permettevano di calcolare con un’alta percentuale di successo i risultati delle partite di calcio più importanti. 

Si ma… cosa se ne fa di queste formule?

Semplice: le pubblico su una pagina Facebook insieme ad un lungo e dettagliato post di spiegazione circa i dati da prendere in considerazione e la probabilità di riuscita. 

E questa scelta “filantropica” come viene accolta dagli utenti del social network?

Non bene quanto speravo; ma non appena capisco di aver sbagliato strategia comunicativa resetto la pagina, imposto l’anonimato e inizio a pubblicare, ovviamente con largo anticipo, i risultati che ottenevo di volta in volta dalle mie formule. 

Stavolta funziona?

Sì, decisamente. Migliaia di utenti si appassionano e mi ringraziano ma poi, sempre con più insistenza, mi chiedono di uscire allo scoperto per dare una spiegazione logica alle mie profezie.

Alla fine cede?

Impaurito da questi “primitivi haters” decido di iniziare a monetizzare la mia “magia” creando un’app (la prima italiana nell’ambito dei pronostici online) che in poche ore conquista un vastissimo numero di download. 

Come investirà poi i soldi guadagnati? 

Mio padre mi consigliò di non sprecare quei soldi ma investirli in un progetto che trasformasse quella passione in un lavoro vero e proprio. Così contattai i più importanti bookmakers alla ricerca di un'offerta di lavoro che alla fine mi fu proposta da SISAL (Sport Italia Società e Responsabilità Limitata). Non accettai.

Perché?

Accettando il contratto mi sarei dovuto trasferire a Potenza (cosa che però non avevo intenzione di fare) e contrattai con l’azienda per diventare un “affiliate marketing online”. 

Ovvero? 

Mi sarei occupato di procurare nuovi clienti alla Sisal la quale però, avendo già sperimentato questa “fallimentare” strategia di marketing, non aveva alcuna intenzione di accettare la mia controproposta. Tuttavia fu sufficiente azzardare: - O raddoppio il numero dei vostri clienti nell’arco di un mese oppure i pochi che riuscirò a convincere vi saranno “regalati” - per meritarmi una minima parte della loro fiducia. 

Ha fatto bene a rischiare?

Direi di sì. In un mese, grazie soprattutto all’utilizzo dell’app, quadruplicai il numero di affiliati sisal. Dopo aver raggiunto un discreto successo grazie alle scommesse decisi di cimentarmi in qualcosa di completamente nuovo: la politica. 

 

Perché ha deciso di cimentarsi in politica?

Sentivo di avere delle cose da dire ma ero molto giovane e inizialmente non fui preso in considerazione dalle persone. Decisi perciò di rivolgermi ad un partito politico che aveva un potenziale di circa 60.000 elettori. Promisi loro che gli avrei fatto ottenere il doppio dei voti, mantenni la mia promessa e alle elezioni europee del 2014 ottennero 119.000 voti portando alla vittoria Antonio Tajani (l’odierno neo-presidente del parlamento europeo).

Dopo questi risultati le è stata offerta qualche altra possibilità di lavoro?

Sì, mi proposero un contratto ma io rifiutai perché non mi volevo più legare ad una sola società visto le esperienze precedenti.

Sappiamo che lei è un appassionato sostenitore dei bitcoin.

Iniziai a pensare che in un futuro non molto lontano non ci saremmo scambiati più soldi per così dire “fisici” ma virtuali. Quest’idea nel nostro paese fu sottovalutata mentre parallelamente in America un uomo pagò una pizza con i bitcoin. Appena giunse questa notizia in Italia tutti quelli con i quali avevo parlato della mia idea mi ricontattarono. Nel giro di un anno anche i mass media si resero conto di quanto rivoluzionaria potesse essere la moneta virtuale e fondai assob.it per facilitarne la divulgazione e migliorarne l'utilizzo.

Dopodiché approda all'università.

Mi sono proposto di insegnare web marketing all’Università la Sapienza. Fino a quel momento non si era raggiunto il numero minimo di studenti per formare il corso, l’ateneo perciò si era mostrato titubante nell’accogliere la mia proposta. Dopo poco tempo l’università si trovò costretta a chiudere il bando perché vi era stato un eccesso di iscrizioni al corso.

Come passa dal mondo accademico a quello della pubblicità?

Volevo puntare ancora più in alto e creare la prima multinazionale italiana a dare assistenza totale alle aziende per le campagne pubblicitarie. Così facendo si poteva ottenere sia un vantaggio per le aziende, le quali avevano un solo referente in grado di prendersi i meriti ma anche le eventuali colpe di un fallimento, sia per il pubblico che aveva così modo di vedere pubblicità più armoniose.

Progetti per il futuro?

 

Con la Rai stiamo organizzando un concorso aperto ai tutti i ragazzi dai 14 ai 25 stiamo però pensando di allargarlo fino a i 28: “la Rai che vorrei”. Le tre idee di format più belle verranno inserite nel palinsesto Rai. Inoltre mi piacerebbe tanto creare un nuovo ministero: quello dell’Infosfera.

Il sistema di Blockchain, catena di blocchi, è un database che sfrutta la tecnologia peer-to-peer, formato da diverse entità capaci di organizzarsi da sole senza bisogno di un sistema centrale che le controlli. Questo meccanismo è utilizzato soprattutto nella Bitcoin, la valuta elettronica inventata nel 2009 da Satoshi Nakamoto: si registrano tutte le transizioni effettuate, con l'importo, il destinatario e il mittente. È molto sicuro perché appena il sistema registra una transizione in un “blocco” passa subito a quello seguente, senza dare l'occasione a eventuali hacker di cancellare i dati relativi al passaggio di denaro virtuale appena compiuto.

 

 

La Blockchain può essere utilizzata non solo nell'ambito del Bitcoin. Ad esempio, se due macchine senza pilota umano, ma virtuale (già state inventate ma che circoleranno abitualmente tra qualche anno), si tamponano, e sono registrate in Blockchain, il sistema elabora la dinamica dell'incidente in base ai dati forniti dalle macchine stesse. Una trasmette che il suo faro destro è rimasto danneggiato, l'altra che invece il faro sinistro è rotto; allora Blockchain ricostruisce l'accaduto, stabilisce chi ha sbagliato, manda un messaggio alla macchina “colpevole” e al suo proprietario con il contenuto che hanno pagato una multa di 5 bitcoin. Così facendo si è risparmiato tempo e ogni macchina può tornare per la sua strada.

Blockchain ha anche altri utilizzi: ad esempio, se desidero che una piccola parte delle tasse che pago (in bitcoin) vada al fondo per i terremotati, essa confluirà in una cassa virtuale (“terremoto in centro Italia”). Io posso sapere, grazie al sistema della Blockchain, dove sono finiti i bitcoin da me pagati, posso sapere se sono finiti nelle tasche di qualcuno o se con quelli è stata costruita una tenda per i terremotati. In questo modo nessuno può prendere nemmeno una piccola parte dei bitcoin che io ho pagato in tasse per utilizzarli a scopi personali.

Ecco quindi i molteplici utilizzi della tecnologia Blockchain, il cui utilizzo si può estendere anche al ramo finanziario: secondo un report di InnoVentures, si potrebbero risparmiare in commissioni bancarie dai 15 ai 20 miliardi di dollari entro il 2022, grazie all'incidenza sulle transazioni.

 

Inoltre, registrandoli, si possono gestire i propri dati medici, le cartelle cliniche ed i pagamenti in fatture; questo faciliterebbe la condivisione di informazioni cliniche con medici e ospedali. 

Interpellato a proposito, durante il Town Hall Q&A di Roma con gli studenti della Luiss, Mark Zuckerberg aveva convintamente asserito che “Facebook non è una media company”. E dato che “solo i morti e gli stolti non cambiano mai idea” (James Russell Lowell), eccolo, cinque mesi dopo a lanciare The Facebook Journalism Project.

Il progetto di Facebook ha inevitabilmente attirato l’attenzione di periodici di spicco che vedono nel social uno strumento di maggior visibilità, puntando sulla collaborazione piuttosto che sulla concorrenza: “Collaboreremo con le industrie dell’informazione per sviluppare prodotti di alto livello, imparando dai giornalisti come poter diventare ottimi partners, e lavorando con pubblicisti ed esperti per garantire ai nostri utenti i contenuti e le conoscenze di cui hanno bisogno per diventare lettori informati in un’era digitale”, questo ciò che la manager Fidij Simo ha dichiarato sul blog FacebookMedia, annunciando le intenzioni di Zuckerberg di svolgere il proprio programma su tre canali principali. Il primo, come abbiamo già detto, riguarda la collaborazione con i redattori e le aziende della comunicazione, dando spazio alla creazione di “nuovi formati” su misura degli users, a seconda delle preferenze del singolo e della facilità con cui questi contenuti possono essere assimilati, inoltre introducendo elementi fortemente attrattivi  come le “local news”, notizie locali che hanno la capacità di attirare attorno ad uno stesso argomento un gran numero di utenti che ne hanno in comune la vicinanza. La seconda parte del programma prevede corsi di formazione e-learning per i giornalisti stessi con la conseguente possibilità di immergersi a 360 gradi nell’esperienza dei social, fornendo loro strumenti e capacità per muoversi all’interno della rete. Saranno potenziati inoltre gli streaming, le dirette, i video – ai quali saranno anche aggiunte le pubblicità, ma questa è un’altra storia- e particolare attenzione rivolta ai “testimoni oculari”, quelle persone che si trovano a filmare in diretta un determinato avvenimento dell’attualità. Il terzo ed ultimo passo verso il compimento del Journalism Project è quello dell’inevitabile lotta alle fake news, consapevoli di essere negli anni della “post-verità”: già da qualche tempo Facebook si è circondato di esperti per rimuovere le falsità in circolazione e “consentire alle persone di avere ancora conversazioni significative su ciò che interessa loro”, senza però, come sottolinea Zuckerberg, “dover decidere noi cosa dovrebbero leggere e cosa non”.

Il social di Menlo Park è diventato, volente o nolente, il primo diffusore di notizie al mondo, non più soltanto un luogo dedicato alla condivisione di foto, momenti da ricordare, post tra amici e famigliari. E si è adattato di conseguenza, dapprima con gli “Instant Articles” - un tool in grado di connettere gli utenti alle notizie in maniera molto più veloce ed efficace, senza dover aprire nuove finestre sul browser – e poi con lo sviluppo del “Tasto anti-fake”, una delle ultime novità di Facebook che gioca non solo sulla mole di notizie divulgate quanto sulla qualità dei contenuti che vengono messi alla portata di tutti gli utenti. Una parabola ascendente dunque quella che nell’arco di poco tempo ha portato il social network più famoso del mondo – con ben 2 miliardi di persone registrate - a richiedere la collaborazione di editori e giornalisti per un incredibile e innovativo progetto editoriale: The Facebook Journalism Project. E’ questa, ad oggi, la priorità di Zuckerberg, già in possesso della piena approvazione di alcune note testate quali Fox News, BuzzFeed e il Washington Post. Non è una novità leggere i nomi altisonanti di giornali e riviste tra i partners di un social network: già da un anno, attraverso “Discover”, Snapchat ha dedicato uno spazio all’inserimento di pubblicità e video di sponsor nei quali si ritrovano inserti di BuzzFeed, di Daily Mail, di Cosmopolitan e National Geographic, mentre quasi in contemporanea su Twitter è arrivato “Moments”, la raccolta di notizie e contenuti più discussi e più twittati sulla piattaforma. 

Fabrizio Summonte, vicedirettore del Tgcom24, è stato in visita alla redazione di eTutorWeb e ci ha parlato di come abbia sviluppato un suo pensiero su come la tecnologia e i socials abbiano influito sulla trasmissione delle informazioni.

I social, secondo Summonte, hanno influenzato, per prima cosa, il modo di reperire nozioni per scrivere articoli: prima i giornalisti andavano a informarsi dalle agenzie di stampa, come l'ANSA, per conoscenza diretta, grazie agli uffici stampa, o seguivano le notizie e i loro sviluppi in televisione; adesso le fonti principali di notizie sono il web e i socials, ma le informazioni reperibili in questi ambiti sono da verificare. Per questo, dice Summonte: “il giornalista deve guardare con la testa”, perché deve controllare e verificare le informazioni e quanto possono essere plausibili, trovare e ordinare le notizie. I social hanno cambiato, in secondo luogo, la figura dello spettatore, che prima era un destinatario passivo e ora può consultare le notizie, fino al punto per cui Summonte crede che nella nuova frontiera del giornalismo il destinatario potrà interagire in tempo reale con il mittente, e chiedere chiarimenti, delucidazioni e potrà anche dibattere e avere uno scambio di opinioni in diretta, quindi si sostituisce il punto di vista soggettivo, più emozionale e personale, a quello oggettivo.

Dopo  aver risposto ad alcune delle curiosità e ad alcune domande postegli da noi giovani redattori di eTutorWeb, ci ha descritto una giornata di lavoro del TGCOM, spiegandoci come la redazione sia divisa in comparti come quello politico, sportivo, cronaca.

 

Si organizzano tre riunioni al giorno per raccogliere video, articoli e altro materiale che possa fornire argomenti per un articolo, si organizzano le notizie e poi si inviano le troupe-zainetto sul posto, che trasmettono in diretta, usando videocamere con zainetto che sfruttano la connessone dati 3G/ 4G. 

Dimostrare al mondo che le donne hanno le stesse qualità degli uomini in ambito tecnologico. Ecco la missione del progetto: Coding Girls, presentato Mercoledì 28 Settembre, presso l’Ambasciata americana a Roma. L’iniziativa è frutto della collaborazione tra Fondazione Mondo digitale, Microsoft e Ambasciata Americana ed interessa mille studentesse di Roma, Milano e Napoli che combattono, apprendendo il coding, pregiudizi e stereotipi di genere.

 

Secondo il World Economic Forum sul “Global Gender Gap”, nella graduatoria del 2015, l’Italia compare al 41° posto su 145 Paesi, mentre per l’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere (EIGE), agenzia autonoma dell’Unione Europea, la posizione dell’Italia è piuttosto negativa, si colloca infatti tra gli ultimi posti della classifica. Si stima che se si raggiungesse la parità dei sessi entro il 2025, il PIL europeo aumenterebbe di 9 miliardi di euro l’anno e nell’area della Silicon Valley ci sarebbe un incremento di addirittura 25 miliardi di dollari. Il dato interessante è che c’è stretta relazione tra la competitività nazionale e il gender gap, considerando che le donne rappresentano la metà del potenziale di un paese, la competitività nazionale dipende molto da questo fattore.

I dati della Commissione Europa sul “Woman Active in the ICT sector” sono a dir poco allarmanti: 9 su 100 sono le donne sviluppatrici in Europa, 19% quelle che lavorano come manager nel settore ICT e solo 4 su 1000 le laureate nel settore, che vi lavorano.

È proprio da questi dati che nasce il progetto Coding Girls, per abbattere il divario tra uomo e donna nel settore della tecnologia, allenarle alla creatività e al mondo della programmazione informatica attraverso corsi specifici. In questa 3° edizione del progetto, le 60 studentesse che si sono formate alla Coding Summer School, avvicineranno al linguaggio della programmazione altre 1000 ragazze. Sotto l’occhio incuriosito dei docenti e la tutor Emily Thomforde, Code Educator and Science Technology Engineering Art and Mathematics (STEAM) Specialist il successo è garantito!

Quest’anno per la prima volta si svolgerà il “Phyrtual Innovation Week”, una settimana di eventi per scoprire il mondo dell’ICT, dal 3 all'8 ottobre alla Città Educativa di Roma e in Campidoglio. (se possiamo farlo sul sito vorrei mettere il link al volantino digitale dell’evento, perché ci sono tutte le tematiche giorno per giorno).

Il progetto Coding Girls si concluderà con la partecipazione delle studentesse ad un Hackathon, maratona di creatività, programmazione e innovazione. Nella quale i partecipanti proporranno idee e formeranno squadre in base agli interessi e alle competenze. Al termine dell’hackathon una giuria valuterà i lavori, premiando i più meritevoli.

Quest’esperienza mi ha cambiato la vita, perché mi ha fatto riflettere su una cosa: le donne hanno le stesse capacità degli uomini! Passione, curiosità e volontà non hanno sesso.” Herika – Tutor Coding girls

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