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Il Parlamento Europeo ha approvato un quadro di norme per disciplinare il settore della robotica e dell'intelligenza artificiale. Tra i temi più delicati, contenuti nella proposta di legge, compaiono la responsabilità civile e penale dei robot, l'impatto sul mondo del lavoro e risvolti in termini di etica, privacy e tutela dei dati acquisiti e trasmessi da robot. 

Tra le richieste presenti nel Testo compare l'istituzione di un'Agenzia Europea per la robotica e l’intelligenza artificiale (AI) con lo scopo di fornire indicazioni tecniche, etiche e normative, oltre ad un’anagrafe per gli esemplari di robot più avanzati. Si chiede, inoltre, di prendere in considerazione la possibilità di creare un nuovo status giuridico di "personalità elettronica" per i robot, intesi come macchine fisiche  dotate di un certo grado di autonomia e capaci di adattarsi all'ambiente in cui si trovano e di apprendere nuove conoscenze. Questa nuova concezione dei robot come "macchine intelligenti" rappresenta un passo in avanti verso il riconoscimento dei robot come esseri senzienti. In questo senso si chiede alla Commissione di inquadrare i robot in un contesto di responsabilità e di doveri legali.  Una regolamentazione, secondo i deputati promotori, necessaria per sfruttare pienamente il potenziale economico della robotica e delle tecnologie AI e per garantire livelli standard di sicurezza e protezione. A tal proposito, il Testo pone una particolare attenzione al settore dei trasporti, facendo riferimento ai danni causati dalle automobili senza conducente, che non possono essere più considerati come "incidenti tecnici". In questo senso, si chiede nel Testo, l'istituzione di un regime assicurativo obbligatorio, dove si imponga a produttori e proprietari di robot di sottoscrivere una copertura per i danni causati dai robot stessi

Il progresso tecnologico e lo sviluppo di forme di intelligenza artificiale sempre più avanzate, si legge nel Testo, potrebbero presto dare avvio ad una quarta rivoluzione industriale che interesserà tutti i settori economici e che avrà ricadute concrete anche a livello sociale. La robotica da un lato crea numerosi posti di lavoro nel settore della ricerca e dell’innovazione ma dall'altro ne sottrae inevitabilmente in altri settori. La Commissione Europea stima una perdita potenziale di 825 mila posti di lavoro entro il 2020, sottolineando il rischio che l'automazione possa cancellare intere categorie lavorative provocando milioni di licenziamenti. A questo proposito, il Testo suggeriva l'introduzione di un reddito di base a favore dei lavoratori che progressivamente verrebbero sostituiti dai robot.  Quest'ultima proposta è stata bocciata dalla coalizione europea formata da Alde, Ppe e Ecri. Tuttavia, ricorda l'eurodeputata Mady Delvauxprima promotrice del disegno di legge, come lo sviluppo della robotica e dell’intelligenza artificiale sia destinato a salire sempre di più nei prossimi anni con inevitabili ricadute sul mondo del lavoro, invitando a fare finalmente chiarezza in materia. Secondo i dati della Federation of Robotics, le vendite di robot sono aumentate in media del 17% all'anno tra il 2010 e il 2014 e del 29% in tutto il mondo nel solo 2014

Il disegno di legge è stato approvato con 396 voti favorevoli, 123 voti contrari e 85 astensioni ed è ora passato al vaglio della Commissione Europea. Tuttavia, quest'ultima non sarà obbligata a seguire le raccomandazioni del Parlamento, ma in caso di rifiuto dovrà indicarne i motivi. Considerando l’importanza della materia, i deputati promotori pensano che difficilmente ci possa essere un esito negativo. 

 

 

Nel campo della tecnologia l’occupazione femminile è molto bassa e sottovalutata. Uno studio ha riportato un dato particolarmente interessante: i datori di lavoro vedono le donne come le dipendenti più influenzate dai lavori familiari rispetto agli uomini. Questo dato è stato valutato completamente differente dai colleghi delle stesse donne, i quali hanno detto che non esistono sostanziali differenze di genere. Sembra, dunque, che tale percezione sia maggiormente influenzata da credenze sociali connesse ai ruoli di genere che ai problemi reali dei propri dipendenti. Dunque si è dimostrato che gli stereotipi sessuali influenzano, e non poco, l’ambiente occupazionale nel quale si crea disparità tra i due sessi, ove ancora oggi sono maggiormente favoriti gli uomini.

Negli Stati Uniti solo il 2 per cento delle donne si laurea in informatica, nonostante le studentesse di corsi scientifici siano il 57,1 per cento. In Europa, poi, la percentuale di donne assunte nel settore informatico è una su cento mentre il tasso di diplomate è al 20 per cento. In Italia invece il 50,3 per cento delle studentesse di materie scientifiche si laurea anche se poi, una gran parte, finisce per svolgere altri ruoli nella società. Nonostante il dato non molto positivo, bisogna evidenziare che la media di donne laureate in Italia è una delle più alte al mondo, maggiore della media UE che è di circa 37,5 per cento. Dall'analisi dei dati si scopre che le donne, laureate e specializzate in ambito prettamente tecnologico, maggiormente influenti su tale ambito sono solo il 2,75 per cento. In Europa solo 9 sviluppatori su 100 sono donne e appena il 19 per cento dei manager è di sesso femminile contro il 45 per cento in altri settori dei servizi. La questione sull’occupazione delle donne è molto sentita anche dai colossi del tech, da Google passando per eBay fino a Facebook e Twitter, sono stati costretti a pubblicare i diversity report, relazioni annuali nelle quali viene messa nero su bianco la quota di donne assunte e nelle quali si ammette che sì i numeri sono ancora bassi perché in media si parla di una donna ogni sette uomini, e una ogni otto se si guarda ai ruoli tecnici. Ogni qualvolta si parli di sessismo e tech la replica è che le donne non sono portate per questo settore. Spiega Kate Losse (ex dipendente di facebook): «Uno dei modi in cui i colossi del tech negano le loro responsabilità sulle discriminazioni di genere è l’affermazione che le donne semplicemente non sono interessate alla tecnologia». Pino Mercuri, direttore del personale di Microsoft Italia, la pensa differentemente dai grandi colossi del tech, ed il suo obiettivo è di far entrare a lavorare in azienda almeno il 50 per cento delle donne. Infine dice «Non basta dunque solo assumere le donne, fondamentale è anche creare un ambiente di lavoro dove le diversità vengano rispettate» e con questa frase vuole far appello a tutti coloro che discriminano e cercano di evitare l’occupazione femminile in tale ambito.

 

 

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